SAMB CALCIO – Il presidente Vittorio Massi oggi è più vicino alla realtà rispetto a un anno fa. Quando parlava con boria di “squadrone”. Conoscendo certe dinamiche del calcio, si sapeva che con quel monte ingaggi e senza investimenti diretti della proprietà, l’obiettivo non poteva essere diverso da una salvezza sofferta. Non perché la Samb debba accontentarsi, ma perché ogni programmazione seria deve partire dalle proprie possibilità economiche e non dagli slogan.
Lo scrivemmo e lo suggerimmo noi al presidente tre anni fa: meglio una squadra costruita con criterio e sostenibilità che proclami destinati a scontrarsi con la realtà. Con il merito di aver ricreato un entusiasmo che a San Benedetto non si vedeva da anni. Lo dimostrano le presenze allo stadio, il numero degli sponsor, il successo dello store, le cessioni di giocatori come Lonardo e Kerjota, i contributi ottenuti grazie alla valorizzazione dei giovani, Sky. Introiti non da poco, come o poco meno dell’Ascoli: che però ha aggiunto un budget societario importante come tutte le società professionistiche.
Proprio per questo continuiamo a pensare che sarebbe utile una maggiore trasparenza sui costi della società. Se davvero il peso maggiore è rappresentato dalla struttura organizzativa (40 dipendenti!?) sarebbe giusto far conoscere nomi e costi, magari qualcuno può essere stato inutile. Una domanda: 40 dipendenti oltre i calciatori? In caso affermativo nel costo totale andrebbe aggiunto il monte ingaggi dichiarato alla Lega. La trasparenza non dovrebbe mai spaventare nessuno.
Messa da parte la rabbia per il trattamento riservato a Riviera Oggi, senza che sia mai stata fornita una spiegazione alla città, oggi è il caso di guardare avanti. Se Massi ha davvero accantonato la boria e ha scelto la strada della programmazione, allora può costruire qualcosa di importante. Non subito, forse, ma nell’arco di due o tre stagioni.
Per questo motivo, se la Samb raggiungerà la salvezza e getterà basi solide per il futuro (con l’obbligo di mantenere quasi tutti i migliori calciatori come nei campionati precedenti la prima promozione in serie B, 1955-56), sarà giusto applaudirlo. Noi per primi. Soltanto la retrocessione potrebbe essergli addebitata come una grandissima colpa. Perché ha rifiutato offerte per fare campionati di alta classifica da acquirenti conosciuti e sicuri? Perché chiede… la luna per lasciare? Se è vero che vuole 4 milioni per cedere il 100%, un milione e mezzo per il 49%! Probabilmente perché non vuole vendere!
Sponsor meno ingombranti sì, soci no! “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina“, diceva Giulio Andreotti. A proposito lascia perplessi l’idea che il sindaco o il Consiglio comunale debbano impegnarsi per trovare sponsor alla Samb. In un momento storico come questo, le istituzioni hanno priorità ben più importanti.
All’Ascoli Calcio succede che il sindaco Fioravanti procura sponsor per la società? Lo verificheremo. Ma resta una differenza sostanziale: lì sembra esserci una proprietà che punta apertamente a traguardi sempre più ambiziosi. Qui si parla di salvezza, nonostante le entrate siano quasi le stesse. Due visioni diverse, due mondi diversi.
La Samb è una società privata? Per la famiglia Massi è sicuramente così.
Questa la definizione di una società di calcio professionistica: “Le società calcistiche in Italia sono, dal punto di vista giuridico, società private, ma la loro natura è complessa e peculiare, inquadrandosi in una disciplina speciale che le distingue dalle normali imprese. La passione degli sportivi che la seguono è l’elemento più determinante”
In conclusione Vittorio Massi ha ragione. Visto che vuole continuare a rivestire l’onorevole titolo di presidente della storica Sambenedettese Calcio, meglio un obiettivo realistico che uno slogan destinato a diventare un boomerang.

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Rosichiamo spesso perché all’Ascoli gira sempre bene o nella peggiore delle ipotesi limita i danni. Ha ragione il presidente. La politica Sambenedettese deve e può fare di più, che non significa che deve dare soldi, perché questo sarebbe ingiusto, ma può fare molto senza discriminare gli altri sport o penalizzando la città. Anzi in sinergia con gli altri sport, che sarebbe anche un traino per il turismo.
Come?