L’IDENTIKIT

“Sono Angela Velenosi, la titolare di Velenosi Vini, azienda di Ascoli Piceno che attualmente opera su una scala internazionale. Ho iniziato questa attività da ragazza: avevo vent’anni, mio marito, Ercole Velenosi, ne aveva 25.  Non avevamo esperienza nel settore vitivinicolo ma sentivamo che questo era un ambito dove saremmo riusciti a farcela. Avevamo una formazione culturale ben diversa, io ero diplomata al Liceo scientifico, Ercole alla ragioneria: a pensarci razionalmente è stata una scelta fuori di testa, ma dettata da tanta passione, quella che ti aiuta a raggiungere risultati poi inaspettati”.

LA STORIA

“Parliamo di un settore che 30 anni fa era molto diverso da quello attuale. La viticultura nel Piceno era caratterizzata dalla presenza predominante del Falerio, vino bianco, e del Rosso Piceno e Rosso Piceno Superiore. Abbiamo iniziato a lavorare e collaborare con fornitori che nelle fase iniziali ci hanno aiutato, tanto che restano sempre gli stessi a distanza di decenni. Sono arrivati subito i primi riconoscimenti, che per noi erano un carburante importante, anche perché inizialmente non era semplice far corrispondere alla mole di impegno un reddito equivalente e sicuro.

Sono poi arrivati i nostri due figli, con i quali ho e ho sempre avuto un rapporto splendido. Ma trent’anni fa molti non capivano come mai una donna si impegnasse tanto nel lavoro nonostante fosse diventata due volte madre. Questo è un impegno che mi richiede di viaggiare all’estero per sette mesi l’anno. Non si capiva come poter conciliare l’essere mamma con l’essere imprenditrice, e ciò mi ha causato delle difficoltà specie con mio padre e mia madre, amplificate dopo la mia separazione da mio marito Ercole, anche se siamo rimasti in ottimi rapporti. Sono stati anni difficili e ricordo che quando nel 2011 l’allora direttore del Tg1 Riotta mi intervistò in Tg1 Economia, mio padre mi vide in televisione, senza che io l’avessi avvisato, ed esplose in un pianto a dirotto. Appena sbarcai negli Stati Uniti dall’aereo, mi arrivò la sua telefonata e fu molto commovente: con quell’intervista i miei genitori avevano all’improvviso capito quanto io gli avessi detto nel corso degli anni, ma loro non avevano capito”.

LA SVOLTA

“Attorno al 2005-06 venimmo a conoscenza di un vino australiano, lo Yellow Tail Wine, che a differenza della stragrande maggioranza dei vini era il frutto di una monocultura di vitigno. Era un messaggio nuovo: per i più giovani era difficile capire l’origine dei vitigni con i quali si producevano i vini, così come eravamo abituati in Italia. Così tra Marche e Abruzzo abbiamo lanciato i vitigni autoctoni del Pecorino e della Passerina, e tutto è cambiato. Specialmente il Pecorino ha avuto un successo internazionale clamoroso. I giovani, i cosiddetti “Millennium”, sono abituati a gusti più leggeri come la coca cola e la birra, per cui hanno un palato tendente ai vini aromatici e profondi. Sono appena tornata dalla Nuova Zelanda dove tutti i wine bar hanno esposti cartelli di vino Pecorino. Anche nella pronuncia inglese, il Pecorino è semplice da ricordare e vincente. A livello nazionale invece è la Passerina ad aver avuto la meglio: da una ricerca della Coldiretti la Passerina è il secondo vino presente nella grande distribuzione dopo il Lambruso, e terzo è il Pecorino”.

IL FUTURO

“Il sogno sarebbe quello di vedere i miei figli al lavoro in questa azienda. Hanno voluto percorrere la loro strada, ho pagato lo scotto di vederli indipendenti nelle scelte. Matteo è un ricercatore universitario proprio sul Dna dei vitigni, mentre mia figlia studia Economia alla Bocconi di Milano. Spero un giorno possano prendere in mano questa azienda. A livello di innovazione, proprio in questi giorni abbiamo deciso di certificare a livello biologico tutta la nostra produzione, processo che richiederà tre anni per essere completato. Inoltre puntiamo decisamente ai nuovi mercati, l’Asia e l’Est Europa, pur mantenendo alta l’attenzione per quelli che sono i nostri punti di forza, ovvero gli Stati Uniti, il Canada, la Germania e il Giappone”.

L’UNIONE FA LA FORZA

Angela Velenosi è la presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Piceni, che coinvolge 44 soci e rappresenta l’80% della produzione vitivinicola picena: “Alla recente fiera di Vinitaly, a Verona, eravamo presente con 32 aziende. Tra di noi la collaborazione è fruttifera in ambito di marketing e investimenti. Stiamo lavorando tutti insieme per migliorare la valorizzazione delle denominazioni”.
“Il futuro ci vedrà protagonisti di uno sviluppo importante nei mercati esteri e nel consolidamento nel mercato italiano e vedrà la nostra partecipazione a due importanti eventi fieristici quali il Cibua a Parma dal 9 al 12 maggio e Alimentaria a Barcellona dal 25 al 28 aprile”.

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