Dal numero 1054 di Riviera Oggi, in edicola.

Caro centrodestra, fuori il programma. Meglio essere chiari, evitare preamboli e giri di parole: non si vincono le elezioni campando di rendita, di gaffe e scivoloni altrui, di disastri politici e amministrativi. Serve una proposta, seria e credibile, se si vuole prendere per mano San Benedetto e guidarla per i prossimi cinque anni. Rispolverare il passato è fondamentale, utile per non dimenticare, ma non può bastare.

Fino ad oggi nessuno ha guardato oltre il ‘gasparismo’. Né Pasqualino Piunti, né tanto meno le forze a lui avverse. I duelli sull’individuazione del leader hanno preso il sopravvento, mettendo in secondo piano l’unica motivazione che potrebbe spingere un elettore indeciso a cambiare sponda: un piano per la città.

Tassazione, raccolta differenziata, decoro urbano, urbanistica, commercio, viabilità. Se si partisse da un’idea di amministrazione magari si supererebbero le divisioni interne, anziché far passare il messaggio di una bagarre senza sosta per l’occupazione della poltrona più ambita.

Il 31 ottobre Pasqualino Piunti, col suo “Laboratorio delle idee”, avrebbe dovuto lanciare il manifesto della sua candidatura. Progetti, sogni, obiettivi, ambizioni. E’ stata invece l’occasione per ricordare il pugno chiuso di Gaspari a Mosca, la sua sauna, i suoi tweet, le questioni stadio, Poru e pensiline, la Grande Opera voltata a Grottammare, la grana degli allagamenti, la condanna della Corte dei Conti.

Quella sera, all’ingresso della Sala Smeraldo dell’Hotel Calabresi, venne montata anche una postazione con dei moduli da riempire: “Lascia qui la tua proposta”, era l’invito. Principio partecipativo ammirevole che però ha rischiato di far venire a galla un’altra considerazione: dateci voi qualche idea che noi non ne abbiamo una.

Speriamo di sbagliarci.

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