SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Figlia d’arte, l’atleta dell’Aeronautica Militare ha lo sport nel DNA: suo padre è Marco Marchei, il maratoneta di Castignano (AP) che ha rappresentato l’Italia ai Giochi olimpici di Mosca 1980 e Los Angeles 1984 e che dirige adesso la rivista “Runner’s World”. Un bel patrimonio genetico, dunque, quello di Valentina Marchei, a cui non mancano talento, passione e determinazione, nonché forza e coraggio di mettersi in gioco, ingredienti necessari per intraprendere nuove avventure. E così, dopo una brillante carriera da individualista – cinque Titoli italiani (2004, 2008, 2010, 2012 e 2014), ottava classificata ai Mondiali del 2012, quarto posto agli Europei del 2013, undicesima piazza alle Olimpiadi di Sochi 2014 – la Campionessa dal sangue marchigiano pattina ora in coppia con Ondrej Hotarek, con il quale ha già portato a termine un 2015 ricco di soddisfazioni: hanno vinto i Campionati italiani e sono arrivati undicesimi ai Mondiali e quarti agli Europei. Niente male, considerando che è la stagione di debutto. “Abbiamo ricominciato entrambi da capo, quindi c’è da lavorare, ma siamo partiti bene. Vogliamo essere di esempio e dimostrare che, se ci credi e ti impegni, ogni cosa diventa possibile, nonostante tutto”. Parole di una vera campionessa, sul ghiaccio e in riva al mare, dove la abbiamo incontrata.

 Valentina, come è nata la decisione di pattinare in coppia con Ondrej Hotarek?

“Per caso. L’anno scorso, dopo i Giochi di Sochi e la separazione di Ondrej dalla sua partner (Stefania Berton, ndr), abbiamo partecipato a un ritiro con la mia allenatrice Franca Bianconi, che ha iniziato a farci pattinare l’uno accanto all’altra. Abbiamo visto che i nostri ritmi combaciavano e abbiamo deciso di provarci, rischiando, ma fidandoci e affidandoci”.

Quali sono i vostri obiettivi?

“Non è molto che pattiniamo insieme, quindi programmiamo un anno per volta. Certamente, vedendo che stiamo andando bene, abbiamo alzato l’asticella. La nostra esperienza ci aiuta nell’affrontare le gare: non ci piace perdere, ma sappiamo farlo. L’obiettivo principale rimane comunque l’Olimpiade invernale del 2018”.

Come hai iniziato a pattinare?

“Facevo ginnastica ritmica con Giulia Staccioli, che ha partecipato ai Giochi di Seoul 1984 e Los Angeles 1988, ma era stata chiamata a fare degli spettacoli, quindi il Forum di Assago ci ha chiesto di scegliere un altro sport da praticare nella struttura e io ho scelto il pattinaggio artistico sul ghiaccio, visto che pattinavo già a rotelle. Ero la più grande e le altre avevano iniziato prima, quindi partivo in svantaggio, poi sono rimasta l’unica del corso”.

Quanto è importante l’interpretazione nel tuo sport?

“E’ fondamentale per far entrare il pubblico nella storia, far provare emozioni, coinvolgere le persone e quindi rendere il pattinaggio più popolare. Noi italiane poi amiamo essere espressive, anche se è arrivato il momento di adeguarci al nuovo codice, che dà un maggior peso alla tecnica”.

La vittoria più bella e la delusione più grande.

“Ogni vittoria ha una storia a sé, ma le più belle soddisfazioni sono state il primo Titolo italiano nel 2004, il Titolo italiano di qualificazione alle Olimpiadi del 2010, anche se poi non sono entrata nella squadra di Vancouver, il terzo posto dopo il programma corto agli Europei del 2013 e il Titolo italiano conquistato quest’anno con Ondrej Hotarek, perché pochi ci credevano e perché ho scoperto che la vittoria condivisa ha un valore aggiunto”.

Torni spesso a San Benedetto?

“Ci sono cresciuta e ho dei ricordi di infanzia bellissimi, quindi ci fuggo appena posso: mi piace l’atmosfera, correre sul lungomare, poter andare dovunque in bici, rivedere gli amici di sempre. È davvero il mio paradiso felice”.

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