SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci sono Canducci, Sorge, Spadoni, Fanini, Sestri. Manca Urbinati, che dà sempre più l’impressione di voler condurre la corsa per un posto in Regione con il maggior distacco possibile dalle azioni dell’amministrazione comunale.

Ma gli assessori sono semplici comparse defilate, senza nemmeno una battuta prevista sul copione, a tutto vantaggio dell’unico protagonista: ovviamente il sindaco.

All’appuntamento “La città che cambia” Gaspari parla per quaranta minuti. Un botta senza risposta, visto che di domande dalla platea (molti gli iscritti al Pd, diversi i dipendenti comunali) non vi è traccia.

Secondo Gaspari i cento presenti in Municipio valgono quanto una città intera. Di conseguenza l’affondo contro il mondo della rete non tarda ad arrivare: “Sembra che la società esista solo sui social. Esisti se insulti qualcuno su Facebook, o se fai una denuncia. Uno mi ha denunciato. Mi ha intimato di non fare questa manifestazione, voleva che facessi rimuovere i manifesti affissi, peccato che non avessimo affisso nulla. Il mondo di internet va rispettato, ma la città è soprattutto altro. La quotidianità non ci permette di vedere ciò che accade, è giusto almeno una volta l’anno soffermarsi e dare uno sguardo d’insieme. Così si comprendono le azioni fatte. L’amministrazione della città non è patrimonio di uno, è patrimonio di tutti. Se una città vuole cogliere e raccogliere risultati importanti deve essere coesa, c’è bisogno di condivisione, progettualità, identità, c’è bisogno di sentirsi comunità. Solo se partiamo da questo presupposto possiamo raggiungere un obiettivo”.

Gaspari non teme possibili ricorsi all’Agcom: “Abbiamo chiesto alla Prefettura e al Ministero dell’Interno, il limite ultimo scatta il 16 aprile, quindi siamo qui. Il 10 aprile è un giorno importante, nel 1991 140 persone sono morte a Livorno, tra di loro c’era un cittadino sambenedettese”.

Nell’autocelebrazione di nove anni di mandato l’unica notizia rilevante è la posticipazione dell’inaugurazione del sottopasso di Via Pasubio a giugno. Motivo? “Così evitiamo polemiche inutili. Ho telefonato all’impresa e ho detto di rimandare a dopo le elezioni regionali per evitare che qualcuno pensasse che fosse una marchetta. Viviamo in un contesto dove qualunque cosa che fai è occasione per criticare”.

Il sindaco condanna l’autoreferenzialità e strizza l’occhio ai cittadini: “Abbiamo bisogno di voi, pure del mio peggior nemico non posso fare a meno. Quando si tratta di lavorare per San Benedetto esce fuori la grinta di chi ha a cuore le sorti di questa città. Bisogna accendere una candela che seppure con una luce fioca fa più luce di scintillanti critiche. Non si governa per il consenso, è sciocco chi pensa di fare ogni azione finalizzata al consenso elettorale. Si deve pensare al bene della comunità, non al consenso personale e di coalizione”.

In sala consiliare non c’è traccia della corrente renziana (altra casualità?), in compenso spiccano il presidente della Provincia D’Erasmo e il vice Evangelisti.

Il vanto maggiore è per i plessi scolastici messi in sicurezza, un impegno divenuto improrogabile all’indomani del tragico terremoto aquilano del 6 aprile 2009. “L’edilizia scolastica è il nostro faro – esulta Gaspari – nessuno ha mai fatto tanto come noi, lo dicono numeri, non c’è struttura dove non siamo intervenuti. E’ la cosa di cui vado più orgoglioso. Se uno va a guardare l’ex Tribunale vede un edificio impacchettato. Ospiterà i ragazzi della Curzi, una promessa fatta da trent’anni che portiamo a conclusione”.

Non mancano cenni all’Albula (“non avremo più disastri come quello del 1970”), al vecchio incasato riqualificato e ai nuovi sottopassi, “che servono a far defluire l’acqua di un’eventuale esondazione del Tronto verso il mare”.

Capitolo rifiuti. Qui Gaspari rievoca Martinelli ricordando che “nel 2006 ci trovammo con la raccolta differenziata al 21%, dato adesso al 67%”. Piccola parentesi anche sul porto: “C’è stato un incontro a Roma che ci dà ossigeno e speranze per una risoluzione. Il problema è che sono troppi gli enti a decidere in quel settore. Le politiche del mare e il turismo le mettiamo al primo posto. Vogliamo rendere città più attraente e farla piacere più di quanto non piaccia già. A chi critica come fosse il posto più brutto, ce ne sono mille che rispondo che qui è un paradiso, un’oasi”.

Difficile in compenso ricucire il rapporto con i tifosi della Sambenedettese: “Quando vado allo stadio mi insultano, le partite me le guardo in streaming. Se il calcio non può unirci, possono farlo le date: 27 gennaio, 10 febbraio, 25 aprile, 2 e 18 giugno, 4 novembre, 23 dicembre”. Eppure c’è il tempo per la stoccata finale: “Volevamo offrirvi un buffet, abbiamo preferito l’austerità, sennò ci avrebbero contestato pure per quello”.

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