SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come noi tutti sappiamo, le idee possono essere buone ma anche cattive e quella di cui voglio scrivere, il progetto per lo stoccaggio di gas nel sottosuolo di San Benedetto, è certamente un’idea da non cogliere.

Ho partecipato all’incontro organizzato dall’associazione “Ambiente e Salute nel Piceno” presieduta da Alfredo Vitali, presso la sala consiliare di San Benedetto, sabato 29 novembre ultimo scorso.

L’argomento era informare i partecipanti circa i gravi rischi che corre la nostra città ( in verità,un territorio molto più vasto, 87 kmq circa, che va da Cupra fino a Martinsicuro e che si estende verso l’interno oltre Monteprandone), sui
rischi insiti nella realizzazione del progetto dello stoccaggio gas a San Benedetto.

Questo impianto ( la stazione di pompaggio e trattamento del gas) verrebbe realizzato in zona Agraria di San Benedetto e servirebbe a immettere a pressione gas (circa 500 milioni di metri cubi) in una specie di “serbatoio naturale” che si trova nel sottosuolo di San Benedetto e dell’area limitrofa, così come sopra descritta.

Se venisse realizzato questo impianto, purtroppo ogni giorno più probabile, in futuro noi, i nostri figli, le nostre case, le nostre attività, ogni cosa, saremmo “seduti” sopra. Un incidente potrebbe accadere in due casi:
– un errore umano (e se ne commettono tanti);
– un evento naturale (terremoto ed altro che non possono escludersi con certezza) potrebbe innescare la “bomba” e provocare un disastro, considerata la enorme quantità di gas e la vastità della zona coinvolta.

Ma quello che più mi ha colpito, ascoltando i vari interventi, è stato l’evidente e assoluta non necessità di procedere alla realizzazione dell’impianto in questione. Infatti non esistono ragioni strategiche di carattere nazionale e neppure regionale ma soprattutto locale, ancor meno esistono convenienze locali e neppure regionali e nazionali.

Allora chi ha interesse a che si realizzi questo impianto, chi ci guadagna?
Certamente ci guadagnerà la società privata che ha ottenuto la concessione dell’uso del serbatoio naturale che si trova nel sottosuolo di cui ho già detto e di cui San Benedetto ne occupa la parte centrale.

I meccanismi speculativi sono abbastanza sofisticati e chi vuole saperne di più e con maggiori dettagli può leggere il documento, qui allegato, predisposto dall’associazione “Ambiente e Salute nel Piceno”che da tre anni circa combatte per scongiurare il pericolo di cui qui racconto. Clicca qui per aprirlo.

Non vorrei spendere parole e attenzione del lettore circa i vantaggi di chi ci guadagna, vorrei invece citare alcuni dei danni che dovrà subire la nostra comunità nel caso l’impianto venga costruito ed entri in attività.

aria di superficie, quella che respireremo e di cui sentiremo costantemente l’odore, contaminata dalle esalazioni del terreno non perfettamente “stagno” che risaliranno dal sottosuolo che funge da serbatoio naturale del gas immesso a pressione tramite l’impianto in progetto.

svalutazione commerciale degli immobili via via crescente verso il luogo ove verrebbe posizionato l’impianto.
svalutazione crescente, nel tempo, dell’attrattiva turistica dell’area interessata all’impianto, perché segnalata come zona a rischio di disastro ambientale.

Dunque è ipotizzabile un danno crescente alle attività turistiche tutte.

La domanda finale è: dov’è il bene comune, nel progetto in questione, inteso come quello della comunità che vive sull’area interessata?
Se c’è qualcuno che vede quello che a noi sfugge, a questi noi chiediamo che ci aiutino a darci una risposta alla domanda:

Dov’è il bene comune in questo progetto?

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