SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per la fusione dei quartieri si ricorrerà al referendum. I presidenti dei sedici Comitati e l’amministrazione comunale hanno raggiunto un accordo sulla base di alcuni paletti che prevedono la proposta avanzata da almeno il 10% dei cittadini di un quartiere, da approvare solamente se prenderà parte al voto il 15% della popolazione di ciascuna delle aree interessate.

Novità inoltre in vista dell’election-day del prossimo autunno. Viene eliminata la previsione di un secondo turno di elezioni qualora non si raggiunga il quorum minimo del 10% degli aventi diritto al voto. In tal caso, sarà un comitato di quartiere limitrofo, scelto su parere dei presidenti di tutti i quartieri, a gestire quello rimasto senza organi statutari ma in qualsiasi momento almeno 100 cittadini potranno chiedere al sindaco di riavviare le procedure elettorali per la loro ricostituzione.

Pareri discordanti tra i presidenti si sono invece registrati sulla facoltà che si vorrebbe introdurre di ammettere nei direttivi rappresentanti degli operatori commerciali e dei non residenti proprietari di abitazioni che, senza diritto di voto, possano esprimere il loro punto di vista su problematiche che li possono coinvolgere. Su questo punto, l’assessore Spadoni, che ha ribadito l’importanza di questa previsione per ampliare il concetto di partecipazione alle scelte pubbliche, ha assunto l’impegno di rappresentare le differenti posizioni in sede di conferenza dei gruppi consiliari di maggioranza prima dell’approdo del nuovo testo in Consiglio Comunale.

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