DI MASSIMO FALCIONI
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Truppe cammellate e orari modificati all’ultimo momento. Il giorno dopo il Congresso del Pd regala ampi argomenti di discussione e polemica. Nulla di nuovo sotto il sole a dire il vero, dato che già l’anno scorso le primarie tra Bersani e Renzi avevano regalato un succoso antipasto in tal senso.
“Ho visto una grande quantità di persone – dichiara lo sconfitto Gianluca Pompei – chi pensava che le tessere non fossero importanti oggi deve gioire, perché quelle nuove adesioni gli hanno consentito di vincere”.
I numeri parlano chiaro: dai 476 iscritti del 2012 si è passati ai 566 votanti di domenica, senza contare i tesserati che hanno preferito rimanere comodamente a casa. Non è però il caso di quegli elettori spinti alle urne da consiglieri comunali ed assessori, intenti a controllare come vedette lombarde ogni minimo spostamento nei seggi. E c’è chi giura di aver intravisto anche vecchi simpatizzanti dell’Italia dei Valori o addirittura del Popolo della Libertà. In epoca di larghe intese…
Attesa invece per possibili ricorsi relativi ai procedimenti di votazione andati in scena a Porto d’Ascoli. Nella roccaforte gaspariana di Via Gronchi le operazioni sono state prolungate di ben tre ore, nonostante il regolamento avesse fissato il limite massimo alle 18.
In ogni caso, il Congresso sambenedettese regala un partito sempre più spaccato in due: 60 a 40 in favore del gruppo del sindaco, con la frangia dei dissidenti tuttavia non più limitata ai due consiglieri Emili e Pezzuoli.
In pochi probabilmente avrebbero scommesso in una fetta così ricca a sostegno di Pompei, che non si sarebbe candidato qualora Gaspari avesso sposato la causa della condivisione, con la proposizione di una figura di mediazione. Il nome che circola è nuovamente quello di Andrea Manfroni, nel frattempo eletto alla sezione nord, puntualmente rispedito al mittente.
Ed è qui che torna in ballo il ruolo dei renziani, che da potenziali protagonisti hanno al contrario optato per il basso profilo, in virtù della promessa di una vicesegreteria dal valore insignificante. La “rottamazione” è di fatto finita in soffitta. Sia in provincia, dove le ambizioni di Mauro Pesarini si sono rapidamente afflosciate a vantaggio di Antimo Di Francesco, che in Riviera. Qui i supporters dell’amministratore fiorentino non avrebbero trovato gli appoggi necessari per imporlo ugualmente. A meno di un accordo proprio con la corrente cuperliana, che avrebbe magari regalato la vittoria del match, ma in compenso creato una frattura profonda con il primo cittadino. Ipotesi affatto gradita per chi – come l’assessore Urbinati – oltre ad essere presidente del Comitato Adesso Sbt è pure componente della giunta Gaspari.

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Intanto volevo fare le congratulazioni e gli auguri di buon lavoro alla nuova Segretaria.
Sull’importante aumento dei tesserati voglio limatrmi ad auspicare di vederli presto coinvolti nella vita democratica del nostro partito e non di vederli scomparire dopo la fugace apparizione di ieri sera.
…che tristezza…
Tutto normale nel BelPaese , è l’ignobile Italietta.
Il Gotha politico PD fa e disfa tutto accumulando solo per sé e per i propri discendenti. Purtoppo c’è una parte di popolo, o popolino, che contribuisce in modo fattivo a tale trasferimento del potere e dell’effimero comando scendendo,loro malgrado, le scale del decoro e del benessere fino giù alla miseria.
Quella miseria che strangola le vite e non permette rivolte perché, a questo punto, l’unico obbiettivo è la sopravvivenza.
La situazione verificatasi, può avere diverse interpretazioni, comunque verificatasi proprio nel giorno delle elezioni, suscita importanti interrogativi.
Pur considerando che l’azione si sia verificata nella massima legalità e buona fede, se fossi stato nel dott. Pompei, al verificarsi degli avvenimenti, avrei indetto una conferenza stampa ed in quella sede avrei ritirato la mia candidatura e strappato la tessera del partito.
Poichè ciò che è avvenuto non rispecchia la volontà di cambiamento, ma al contrario, evidenzia la volontà di non cambiare nulla.
Stare all’interno del pd e criticare certi comportamenti (vedi Civati) è come parlare di legalità all’interno di cosa nostra. Ma che ci state a fare se non vi va bene? Non lo sapete che è solo un gruppo di potere e di affari? Ma con che faccia ancora parlate in pubblico? Quando saranno finiti i soldi con cui fare i favori ai vostri votanti il popolo bue non si ricorderà della propria complicità e voi sarete ricordati solo come “malfattori”!