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Riprese e montaggio di Arianna Cameli
Intervista di Massimo Falcioni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Meglio pochi tesserati, ma buoni. Sabrina Gregori concepisce così il Partito Democratico del futuro. L’esatto opposto dell’idea di movimento proposta da Gianluca Pompei, suo rivale nella corsa alla segreteria comunale che invece punta a raddoppiare la quota. “Tutti sono liberi di avvicinarsi al Pd, saremo aperti. Ma non voglio una marea di iscritti, per poi ritrovarci alle riunioni con pochi reali partecipanti”.

La Gregori – affiancata  dai pretendenti alla direzione delle varie sezioni, Nicola Rosetti, Roberto Giobbi ed Andrea Manfroni – immagina il partito come un grande puzzle, “dove ognuno di noi è un tassello fondamentale”. Va però ricordato che i semplici simpatizzanti non godrebbero del potere di voto in occasione delle assemblee degli iscritti. Ma guai a definire il suo  ipotetico Pd appiattito sull’amministrazione. “Sono aperta al dialogo con tutti – precisa – affermare che faccio parte dell’apparato è ingeneroso, al Pd non ho mai chiesto nulla, ho un mio lavoro e non ho bisogno della politica per mangiare”.

Alla presentazione della mozione della giovane 33enne – in cui si citano tra gli altri Moro, Berlinguer e Lincoln – non mancano dure frecciate verso l’altra sponda. “Gianluca è sostenuto da Perazzoli, Emili e Colonnella. Che si dica che sono io quella vicina alla nomenclatura lo trovo scorretto. Intendo dialogare con la giunta per costruire, non per distruggere”.

Di sicuro, i panni sporchi saranno lavati in casa. “Lo sosteneva lo stesso Perazzoli quando era sindaco. Le polemiche non mi piacciono, ricordiamoci che dobbiamo lavorare per puntare alla vittoria delle elezioni del 2016. Non penso che alla città interessi la rivalità tra Gaspari e la Emili”.

Sull’ex capogruppo dei democrat, la Gregori apre una lunga parentesi. Partendo dalla famosa riunione di luglio nella quale i presenti respinsero il documento redatto dai dissidenti. “Non andò come tutti affermano. Un partito è chiamato a presentare l’ordine del giorno. Se non contiene quel punto, questo non si discute. E non si chiede di metterlo a votazione a mezzanotte. La vicenda fu strumentalizzata. Il documento andava fatto girare e vedere ai presenti, noi consigliammo di riaggiornarci”. C’è poi la querelle sullo stadio, con i viaggi in Procura minacciati a più riprese dalla Emili. “Non ha mai presentato una denuncia, finora ha solo sventolato dossier –  contesta Giobbi – mi auguro torni ad essere la persona che stimavo in passato”.

Lo strappo sembra definitivo, troppo profondo per essere ricucito. “Intendono rovinarci il Congresso. Se si vuole discutere non è questo il momento, semmai dal 4 novembre”. E pure per quel che riguarda il confronto, tanto invocato da Pompei, non ci sono margini per una condivisione d’intenti. “Assolutamente no – tuona la candidata – il regolamento è chiaro. Domenica avremo a disposizione un’ora e mezzo di discussione prima delle votazioni. Lo faremo là”.

E se lo sfidante promette riunioni cicliche e a porte aperte, la risposta della Gregori sta nei dieci tavoli per la città, concepiti come luoghi di lavoro permanenti. Più un forum giovanile, “che avrà la responsabilità della visibilità digitale, per la quale dovrà lavorare ad un progetto di comunicazione ampio attraverso le piattaforme attuali. Dovrà riuscire a svolgere la funzione di luogo immediato di confronto e decisione, con il quale affiancare l’operatività di tutti i protagonisti attivi del Pd”.

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