SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Garantismo, ma anche sconcerto. Come quello manifestato da Loredana Emili, di fronte alla notizia di condanna di Giovanni Gaspari e Germano Polidori da parte della Corte dei Conti. “Sul piano personale mi dispiace”, esordisce l’ex capogruppo del Partito Democratico. “Adesso serve silenzio per valutare la sentenza. Certo è che tutti gli atti comunali vanno motivati e non sempre questo passaggio è stato rispettato”.

Un’epifania da dimenticare per il sindaco, che non ha portato in dono dolciumi, bensì amaro carbone. Ed oltre al versante giudiziario, ora in scena subentra quello politico, con gli alleati tutt’altro che tranquilli: “E’ un avvertimento a tutti gli amministratori – afferma la dipietrista Palma Del Zompo – e la questione dovrà essere seriamente discussa in maggioranza. E’ un monito importante della magistratura, che non ha ritenuto corretto l’operato del primo cittadino. Da quello che leggo dalla sentenza, ad essere chiamati in causa sono gli uffici comunali, la giunta ed il sindaco. Il Consiglio è completamente estraneo. A Luigina Zazio l’incarico non lo diede l’assise”.

La Del Zompo sottolinea inoltre come il mandato sia stato pressochè inutile, “visto che il Piano Regolatore Generale poi non è nemmeno stato varato. L’Idv si farà sentire. Serve oculatezza, soprattutto in tempi in cui di soldi ce ne sono davvero pochi”.

Gaspari avrà a disposizione sessanta giorni per ricorrere in Appello. Sabato sera, messo al corrente del provvedimento, avrebbe informato mediante degli sms vari esponenti della giunta, oltre a diversi consiglieri comunali di maggioranza. Escluso da questa lista Sergio Pezzuoli, venuto a conoscenza della condanna solo due giorni dopo e che si trincerà dietro ad un laconico “no comment”.

Prevedibile, al contrario, la furia dell’opposizione. “Il documento indica precise responsabilità che dovrebbero essere tenute a mente”, tuonano i Cinque Stelle, per voce di Riego Gambini. Non è da meno Bruno Gabrielli, promotore del ricorso alla Corte dei Conte cinque anni fa: “Le motivazioni che ci spinsero a muoverci erano giuste. La sentenza può essere ribaltata, ma le colpe di Gaspari e Polidori vengono riconosciute. Non ponderarono bene l’assegnazione dell’incarico, che era inutile, considerato che si sarebbe potuto utilizzare il progetto di Pier Giorgio Bellagamba, con ampio risparmio dei soldi della collettività. Qualora la condanna fosse stata definitiva, Gaspari avrebbe dovuto dimettersi, senza che nessuno glielo chiedesse”.

“SOLO CHI NON SUONA NON STONA” Tra accuse e disappunti, c’è anche chi porge la mano al numero uno di Viale De Gasperi. E’ Marco Calvaresi, che arriva a citare il maestro Riccardo Muti: “Non stona solo chi non suona – dichiara il presidente del Consiglio Comunale – chi amministra una città si ritrova puntualmente con questi problemi da affrontare”.

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