COLONNELLA – Centrali a biomasse dislocate lungo la bonifica del Tronto? i Comuni di Colonnella e Controguerra stanno esaminando i progetti per la realizzazione di diversi impianti, tre alimentati a olio vegetale che dovrebbero sorgere nei pressi della Metalstampa a Controguerra, e uno a legna previsto nello stabilimento dell’ex Italiana Manifatture in contrada Vallecupa di Colonnella.

Sull’argomento i due sindaci, Mauro Scarpantonio e Leandro Pollastrelli, minimizzano e prendono tempo, mentre i cittadini sono già in mobilitazione contro la realizzazione delle centrali.

A Controguerra sono tre gli impianti previsti (proposti da tre diverse società di Macerata) con la produzione di un megawatt ciascuno, mentre a Colonnella un unico impianto da circa 6 megawatt che dovrebbe realizzare una società di Tortoreto.

Ma, mentre a Controguerra per le tre centrali da un megawatt la competenza è esclusivamente del Comune, che sta valutando la proposta, a Colonnella trattandosi di una centrale da 6 megawatt la competenza è anche della Regione Abruzzo, che ha già rilasciato l’autorizzazione alla società per realizzare l’impianto.

Sull’effettiva costruzione delle centrali Scarpantonio e Pollastrelli non si pronunciano e affermano che la fattibilità dei progetti sarà valutata entro il mese di settembre.

“Ogni imprenditore – afferma Scarpantonio – è libero di formulare le proprie richieste di insediamento di attività industriale, nelle aree previste dai piani regolatori. E’ compito dei Comuni  secondo criteri di imparzialità, verificare la correttezza dell’insediamento rispetto alle norme”. Scarpantonio ricorda inoltre che sul territorio si è già avuta un’esperienza di centrale a biomassa alimentata ad olio vegetale, quella della Socabi (attualmente non più operativa): un sistema di cogenerazione con produzione di energia elettrica e di calore per l’impianto di betonaggio.

“Riguardo all’ultima richiesta – aggiunge – il nostro Comune non ha rilasciato nessuna autorizzazione, il comparto industriale deve essere ancora convenzionato con il Comune. Siamo solamente nella fase istruttoria e l’eventuale autorizzazione non potrà prescindere da una serie di considerazioni. In Italia già ci sono 647 Comuni che hanno simili esperienze e sarà nostra assoluta premura, nei prossimi mesi, verificarne le loro funzionalità e la compatibilità ambientale con i propri territori”. Scarpantonio è in contatto con il Comune di Tolentino, dove già esiste un impianto simile, che il primo cittadino di Controguerra ha intenzione di visitare per raccogliere indicazioni ed impressioni. “Lo spirito della nostra amministrazione – conclude – è stato sempre quello di governare  il nostro territorio mediando lo sviluppo con l’interesse collettivo”.

Mette le mani avanti anche il sindaco Pollastrelli, che sulla realizzazione della centrale a biomassa a Vallecupa propone un’attenta valutazione del progetto a livello amministrativo, tanto che non è stata ancora data una risposta alla società. “Tutti gli atti e i termini di nostra competenza – afferma il sindaco di Colonnella – sono al momento sospesi per una più partecipata analisi delle problematiche da parte della collettività, ed una più incisiva disamina tecnica dell’iniziativa. Sarà opportuno  e necessario – aggiunge Pollastrelli – organizzare incontri informativi con la cittadinanza, con esperti di Legambiente, del Wwf e con l’assessorato provinciale all’Ambiente, in modo da poter esprimere un parere condiviso da tutti. Sarà quindi nostra cura attivare tutte le procedure che ci consentiranno di dare entro il mese di settembre un parere definitivo”.

Non hanno invece intenzione di aspettare settembre i cittadini di Colonnella e Controguerra, già in mobilitazione contro la realizzazione degli impianti. Si sta infatti già organizzando un comitato cittadino che annuncia imminenti forme di protesta nei due Comuni.

Ma che cos’è una centrale a biomassa? E’ un impianto di produzione di energia elettrica in cui come combustibile viene usata la biomassa (vari materiali di origine biologica, tra cui generalmente scarti dell’agricoltura, dell’allevamento, dell’industria).

La costruzione di impianti di questo tipo è vertiginosamente aumentata negli ultimi anni grazie agli incentivi statali ed europei per la produzione elettrica da fonti rinnovabili. La condizione ideale per una centrale a biomassa è quella di avere piccole dimensioni ed essere tarata sulla disponibilità di biomassa locale, alimendosi con combustibile organico reperito nel raggio di 70 chilometri (la cosiddetta “filiera corta”). E’ il caso ad esempio delle centrali a legna realizzate in zone di montagna o nei Paesi nordici, dove ci sono grandi quantità di scarti da utilizzare (potature dei boschi, potature agricole, gestione del verde urbano, scarti delle segherie). In caso contrario però, quando il materiale deve essere trasportato su lunghe distanze, sono da valutare ulteriori aspetti quali l’incremento del traffico pesante e l’aumento delle emissioni inquinanti, o l’utilizzo di materiali di dubbia composizione provenienti dall’estero.

La combustione di olio e legna non è esente inoltre dall’emissione di polveri e nano particelle che possono sfuggire ai sistemi di filtraggio e risultare nocive per la salute, mentre gli impianti possono produrre emissioni maleodoranti e rumore dei motori.

Sull’eventuale realizzazione delle centrali a Colonnella e Controguerra, nell’analisi dei costi-benefici sarà necessario tenere in considerazione anche l’impatto ambientale e le ripercussioni economiche sull’intero territorio a confine tra Marche e Abruzzo.

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