Forse la politica non potrà più essere una cosa seria.

Mi hanno inviato un video e, nonostante nemmeno lo volessi (ho già scritto sul pareggio di bilancio in Costituzione qui, qui e qui), sono costretto a parlarne.

Il diritto/dovere del giornalista impone, però, che di fronte ad una giravolta così notevole, non ci si possa esentare dal rilevarlo. Anche perché mi sembra non lo faccia nessuno, sennò.

Dunque: il 17 aprile il Senato ha definitamente approvato la modifica dell’articolo 81 della Costituzione introducendo il principio del pareggio di bilancio in Costituzione. Su 281 presenti, 280 hanno votato. Il partito che ha espresso il suo voto più numeroso a favore è stato il Pd: 102 votanti, 101 favorevoli, 1 astenuto (Pdl 105 votanti, 99 favorevoli).

Ma cosa diceva il segretario nazionale del Pd sulla vicenda appena pochi mesi fa? Quello che diceva, lo sapevo. Ma sentirlo, e sentirlo nel modo in cui si esprime nel video allegato a questo articolo (sulla destra, dal minuto 10 in poi), è veramente troppo forte. Non solo sul pareggio in bilancio: l’11 agosto 2011 Bersani era un altro, diceva tutto quello che ora che è al governo (o junta hi-tech) sta tradendo. Nessuno glielo fa notare: compagni di partito, giornalisti “amici”, giornalisti “nemici”. Questo è il dramma: persino nel più grande partito italiano, nell’unico partito non ad-personam che è in Parlamento, ci si divide su tutto: ma purtroppo sono guerre di potere, non di costrutto.

E comunque è l’ennesima conferma: i nostri politici non sanno niente di quel che votano, scelgono solo sulla base della pressione della stampa e, in qualche caso fortunato, del web/opinione pubblica.

Di seguito il dettato del video di Bersani in commissione della Camera dei Deputati, a partire dal minuto 10. Clicca qui per il video.

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“Ministro Tremonti, bisogna prevedere qualcosa oltre che per le riforme anche per la crescita, quando si deve far trenta, si deve fare trentuno per dare un pochino di stimolo: noi abbiamo un problema strutturale, abbiamo una bilancia commerciale che fa abbastanza paura. Il nostro problema non è solo il debito pubblico, è la perdita di peso relativo dell’Italia nelle misure internazionali del lavoro, e se non cresciamo un po’ la finanza pubblica non la risolveremo. Allora: immaginare una qualche misura, vedremo come finanziarla. Vogliamo parlare di oneri sociali, di crescita dimensionale delle imprese, di qualche progetto di politica industriale, efficienza energetica, un po’ di tecnologie valorizzando un po’ di risorse del Sud che sono ferme. Vogliamo fare un pacchetto di queste cose, anche su questo abbiamo idee.

L’ultima cosa sulle norme costituzionali. Guardate: intanto tenete separate per favore se vogliamo intenderci l’articolo 41 e 81.

Del 41 non veniteci a parlare per niente per favore. Ve lo chiedo proprio. Non c’ha senso, non c’è nessuna ragione. Se si vuole rafforzare il tema della disciplina della finanza pubblica, a noi ci invitate a nozze. Noi abbiamo sempre rivendicato una certa intenzione, una certa capacità di tenere in equilibrio la finanza pubblica. Riconosciamo anche che l’articolo 81, per ragioni varie non ha certamente impedito come si vede (…).

Noi su questo punto ragioniamo però a due condizioni. Primo, ecco, non si parli di cose che non esistono in nessun posto al mondo: pareggio di bilancio per Costituzione… cioè… noi mica intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica (gesticola platealmente in dissenso, ndr). Ecco, quindi, troviamo un ragionamento che abbia le sue flessibilità. Secondo: che non sia per favore un diversivo. Noi non possiamo passare le giornate a discutere questa cosa qui che diventa un tema di scuola (…). Noi qui dobbiam decidere (…) noi verremo lì con le nostre proposte, questo è il tipo di dialogo che ci piace.

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Sapete cosa stupisce, inoltre, di questo tradimento? Che i Giovani Democratici hanno approvato un ordine del giorno nel quale chiedevano che non fosse modificato l’articolo 81. La scelta del Partito Democratico fa a pezzi questa posizione. Non si odono però critiche pubbliche da parte dei giovani – probabilmente più interessati alla carriera che al cuore – e ci si chiede quale sia la funzione di un gruppo giovanile totalmente inascoltato in un passaggio costituzionale.

Ma se Hollande vincerà in Francia e chiederà la revisione del Fiscal Compact, state tranquilli. Bersani, dopo aver aperto la borsa numero 1 (ad agosto) e la numero 2 (il 17 aprile) tirerà fuori anche la borsa numero 3: “L’avevo detto io, l’avevo detto”. Già comincia.

Buona Festa di Liberazione.

 

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