Un merito il governo Monti lo ha avuto (lo ha): illuderci di averci messo alle spalle la politica dei ladri, degli accattoni, della corruzione, e comunque permettere un confronto ad un livello più alto. Non al piccolo cabotaggio che sembrava opprimerci come un tappo, ma rivolti al sistema, da Bruxelles a New York prima di guardare a Roma.

In pochi giorni, però, rieccoci piombati nel peggio dell’ultimo lustro: un sottosegretario sbadato e Malinconinco che non si accorge che gli hanno pagato 20 mila euro di vacanza, un pezzo da 90 del Pdl nazionale e campano salvato dal carcere grazie al voto dei colleghi del Parlamento, il sogno di una “spallata” definitiva all’incubo della partitocrazia degli Anni Zero con un referendum salvifico.

Due sono gli elementi che vorrei portare alla riflessione sugli avvenimenti del giorno.

Riguardo Cosentino, non voglio entrare nel merito del voto della Camera. C’è un aspetto che infastidisce, però: il tipo di esultanza e le congratulazioni dei colleghi onorevoli verso l’esponente campano. Legittimo votare per la non carcerazione; ma mostrare tanta soddisfazione esprime invece altro agli occhi dei cittadini, ovvero una assoluzione di fatto. Ognuno di noi non è colpevole fino a quando non vi è sentenza passata in giudicato; ma è anche vero che questo tipo di esultanza la si registra quando si è assolti nei tribunali: vederla esprimere in questo modo dalla Camera dei Deputati genera in molti rabbiosi sospetti.

Sui due referendum bocciati dalla Corte Costituzionale, invece, spiccano le parole di uno dei massimi proponenti, Antonio Di Pietro. Anche qui, la forma prevarica il contenuto. Primo: Di Pietro è stato un giudice e quindi più di altri è tenuto a rispettare il loro responso. Ma quando afferma invece che la scelta non ha nulla di giuridico “ma solo politico e di piacere al Capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista. Una volgarità che rischia di diventare regime se non viene fermata dal popolo con il voto“, sembra di sentire una delle tirate di Berlusconi contro i giudici “comunisti”.

Naturalmente Di Pietro si esprime male (molto male) ma non sempre a vanvera.

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