SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha trent’anni, è di origine tunisina, ed è stato condannato ad un anno di reclusione per aver ceduto sostanze stupefacenti ad un uno uomo residente in Riviera che successivamente alla dose è deceduto. Secondo la pubblica accusa, l’imputato non solo ha venduto lo stupefacente, ma con lo stesso, ha causata anche la morte dell’assuntore.

I fatti sono avvenuti nell’ottobre del 2006, quando H. A., tunisino residente nel Piceno, avrebbe venduto della droga ad un sambenedettese. Successivamente alla vendita dello stupefacente, l’assuntore avrebbe accusato un malore ed è deceduto. Dopo le indagini di rito, lo “spacciatore” è stato accusato di cessione di sostanza stupefacente e morte come conseguenza di altro delitto e condotto alla sbarra presso il Palazzo di Giustizia rivierasco.

Due le accuse formulate dalla pubblica accusa, alle quali gli avvocati Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, legali dell’imputato, hanno contrastato durante tutto l’iter processuale incalzando maggiormente durante le conclusioni. Per loro: “nella vicenda è sempre mancato il nesso di causalità tra la cessione della droga e l’evento morte del sambenedettese”.

Una tesi quest’ultima, che sembrerebbe aver convinto con tutta probabilità, anche la corte del Tribunale di San Benedetto che ha condannato il tunisino a un anno di reclusione per la cessione della sostanza stupefacente, ritenendo non sussistenti l’accusa di morte come conseguenza di altro delitto.

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