dal settimanale Riviera Oggi numero 859 uscito in edicola martedì 22 febbraio

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Centrosinistra sotto ai riflettori della campagna elettorale. Già, l’accordo raggiunto fra Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà, e l’indizione delle primarie di coalizione (il 20 o il 27 marzo prossimi) sono la notizia politica della settimana passata. Proviamo a fare un’analisi.
“SUPERARE” LA MEGAVARIANTE. CHE VUOL DIRE? L’accordo scritto prevede il “superamento“ della Megavariante, il provvedimento urbanistico che l’amministrazione Gaspari finora ha inteso percorrere per avere a costo zero (con la concessione di cubature residenziali, però) una nuova piscina comunale, l’interramento dei tralicci di via Bianchi, il parco pubblico in zona Brancadoro, la riqualificazione del Ballarin.
Opere pubbliche che nell’accordo continuano ad essere definite prioritarie. E, nel documento politico, si parla di possibili accordi fra Pubblico e Privato per avere queste opere. Accordo, specifica il documento in maniera onorevole ma che non brilla per novità, nel quale ci deve essere una “reale e ben quantificabile convenienza per la parte pubblica”.
Bene, che cosa è cambiato rispetto al “Programma Complesso”, cosiddetta Megavariante, decisa a fine 2009 e portata avanti in questi mesi tramite un bando pubblico al quale ha risposto una sola cordata di imprese? Bando nel quale era già presente – e come potrebbe essere stato altrimenti – il concetto della “quantificabile convenienza” per la collettività.

Che cosa è cambiato, dunque? Ben poco. Le opere pubbliche sono quelle, il metodo per ottenerle pure. Ma si supererà la Megavariante, viene detto. Come? Non è dato saperlo, ma sarà interessante scoprirlo. Il dubbio è che il “superamento”, almeno per ora, sia una mera questione nominalistica. Il Pd ha fatto un apparente passo indietro per soddisfare le richieste di Sel propedeutiche all’ingresso in coalizione. Sel ha ottenuto un successo parziale da spendere con il proprio elettorato.
Ma se si cambia nome per non cambiare la sostanza, i nodi verranno al pettine qualora la coalizione di centrosinistra andasse al governo dopo le elezioni, magari con Gaspari che batte alle primarie Spadoni. Staremo a vedere.
E poi vanno pure fatte delle premesse di buon senso per non affogare nel politichese. Le primarie di coalizione? Gaspari le invoca da anni, non è che visto che si è deciso di farle quando Sel è entrata in coalizione, i vendoliani allora hanno il dovere di esultare dicendo che si faranno per merito loro. Si farebbero per merito loro se avessero convinto un sindaco riluttante a farle. Ma così non è, Gaspari tutto era tranne che riluttante sulle primarie. Quindi non vediamo dove sia il successo di Sel.
E poi il nuovo piano regolatore. Nell’accordo, si parla di un nuovo Prg da adottare come condizione imprescindibile. Bene, quandomai Gaspari ha detto che non avrebbe fatto il nuovo Prg? Si può discutere sul fatto che non l’abbia fatto in cinque anni nonostante i soldi spesi per arrivarci, ma non sul fatto che non lo volesse fare, almeno in base alle sue dichiarazioni. Lo ha ripetuto più volte, ben prima dell’accordo con Sel. Quindi, anche qui, non vediamo dove sia la novità.
Sel potrebbe obiettare che le nuove linee politiche concordate mettono il nuovo Prg nell’ottica del non consumo di suolo. Cioè, si costruisce solo dove si è già costruito, non si toccano le aree libere. Intento nobile, per carità, ma ben difficile da ottenere per tutta una serie di questioni. Non ultime le (legittime, a rigor di legge) pretese dei maggiori costruttori cittadini, che possiedono i maggiori terreni non edificati. La Megavariante, nell’intento gaspariano, era stata concepita proprio per “governare” questa pretesa, avere opere pubbliche in cambio di cemento nei terreni liberi. Almeno mantenendo al Comune la zona Brancadoro (questo l’intento di Gaspari). Ma costruire si doveva. Ora si va verso un Prg a Crescita Zero? Ce lo auguriamo sinceramente, ma delle due l’una: o Gaspari bluffava quando pubblicamente manifestava dubbi sul fatto che si possa impedire del tutto di costruire, oppure sarà ben difficile che una coalizione Pd-Sel eventualmente vincente possa tener fede a questo precetto.
IL REFERENDUM? “E’ VINTO”. PECCATO CHE NON SI SIA FATTO, PERO’… Nella movimentata puntata di Youriviera nella web tv di Rivieraoggi.it proprio su questi temi (clicca qui), ha colpito l’affermazione del candidato sindaco di Sel Luca Spadoni. “Il Comitato Prg a Crescita Zero ha vinto la sua battaglia”.
Ma come? Ma che vuol dire? Il comitato ha raccolto le firme per il referendum. Il referendum non è stato fatto, e neanche indetto, finora.
La Megavariante? Si dirà che se ne è stabilito il “superamento”. Ma solo in un documento politico, non in un atto amministrativo, che conta ben di più a questi fini e che ancora non si è visto. Insomma, fin quando il consiglio comunale non stabilirà che l’iter della Megavariante sfuma nel nulla, i referendari non potranno dirsi tranquilli e dovrebbero continuare ad attendersi di essere chiamati al voto sulla questione. Invece no. Siccome i discepoli del Governatore delle Puglie dicono che la Megavariante non si farà più, allora i referendari dovrebbero stare belli tranquilli a casa? Fidandosi ciecamente? Venendo spostati come “pecore” verso il versante della giunta Gaspari che hanno contestato finora? Dal punto di vista dei referendari, più che comprensibile che la loro risposta sia no.
PD-SEL, CHI CI PERDE? Insomma, Spadoni e Mancini si sono alleati con il sindaco che in questi anni hanno criticato di brutto. Lo stesso sindaco che, pur rispettando i firmatari, ha parlato di quesiti “faziosi” e di “Comitato che vuole strumentalizzare a fini elettorali”.
In politica si cambia idea, per carità…
Sel chiedeva al Pd di prendere anche Rifondazione nella coalizione. Il Pd ha risposto picche.
Il Comitato Prg perde i pezzi (clicca qui per la lettera di dimissioni dell’esponente “laico” Riego Gambini) e un bel momento di democrazia dal basso viene a disperdersi. E invece il movimento di opinione poteva estendersi, catalizzare altre opinioni, anche andare alle elezioni come lista civica, perché no?
Ma l’appartenenza partitica ha avuto la meglio. Peccato.

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