SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chiedevano il pizzo a decine di locali notturni, discoteche e ristoranti dislocati sulla costa adriatica, da Ancona a San Benedetto per arrivare fino a Teramo. Chi non pagava era soggetto a ritorsioni varie, tra cui l’incendio del locale. Era un’organizzazione piuttosto ampia e ben strutturata quella sgominata nell’operazione “Gustav” che ha visto la collaborazione delle Questure di Ancona, Macerata, Ascoli Piceno e Teramo.

Dieci le ordinanze di custodia cautelare in carcere firmate dal gip di Ancona su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, e materiale sequestrato esplicativo delle attività perseguite dalla banda: 7 kg di esplosivo da cava, 3 pistole con matrice abrasa, varie munizioni, una bomba a mano ed un fucile.

Le indagini, non ancora concluse, hanno riguardato finora anche personaggi di spicco della criminalità marchigiana, collegati anche a gruppi di origine straniera, soprattutto albanesi, oltre ad elementi calabresi e pugliesi già noti alle Forze dell’ordine e tutti dimoranti nelle Marche.

L’organizzazione si muoveva sulla costa adriatica chiedendo il pizzo ai locali notturni e dalle indagini sono stati accertati numerosi reati di matrice associativa, dal traffico di armi alla droga, alle estorsioni con modalità mafiose, attraverso minacce armate, violenze e svariati incendi e danneggiamenti ai danni di esercizi pubblici, in particolare night, discoteche, ristoranti e stabilimenti balneari i cui titolari che si rifiutavano di pagare.

In manette sono finiti Salvatore Roberto Perricciolo, calabrese di 30 anni, residente a Montegranaro; Alessandro Cavalieri, 25 anni, di Porto Recanati; Alessandro Petrolati, 36 anni, di Castelcolonna; Agostino Porcelli, 38 anni, pugliese ma residente da tempo a Chiarino di Recanati; Francesco Maenza, siciliano di 34 anni, residente a Mondolfo e catturato a Palermo; Nicola Maria Giuseppe Bella, siciliano di 36 anni, residente a San Benedetto del Tronto; Mirco Calvari, 38 anni, di Loreto e Sandro Sabini, 44 anni, di Martinsicuro. E’ attivamente ricercato Giuseppe Perricciolo, 58 anni, calabrese, padre di Salvatore. Ricercato anche B.L., 32 anni, di Loreto. A Salvatore Perricciolo, Cavalieri, Petrolati e Porcelli l’ordinanza è stata notificata in carcere, dove sono detenuti da circa un anno nell’ambito della stessa inchiesta.

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