SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tutto tace intorno alla Samb: i giorni passano e la scomparsa dal calcio professionistico si fa sempre più vicina. Tra le tante ipotesi sollevate in questi giorni nella disperata situazione del club rossoblu, una non è stata viene presa in considerazione: la revoca degli arresti domiciliari per i Tormenti che così potrebbero dare seguito agli accordi precedenti al loro arresto (assunzione dei debiti societari, come d’altronde risulta dal bilancio le esposizioni bancarie sono coperte non da garanzie reali ma personalmente dai tre fratelli di Martinsicuro) e permettere a Spina di pagare gli 850 mila euro come pattuiti.
Purtroppo dal vicino Abruzzo le notizie sono sconfortanti: Franco, Gianni e Marcello restano costretti nelle loro residenze di Martinsicuro, dove sono dallo scorso 10 giugno (furono arrestati la mattina del 5 giugno con pesantissime accuse riconducibili a false fatturazioni della Navigo.it). Attualmente il giudice titolare delle indagini non ha concesso la revoca dei domiciliari, ma anzi, come ci dice l’avvocato teramano Carlo Antonetti «la richiesta di revoca dei domiciliari non è stata ancora presentata. Ci sono dei tempi da rispettare e una strategia da seguire nella fase difensiva. Nell’arco di qualche giorno contiamo di presentarla». Non siamo esperti di diritto penale (cercheremo di saperne di più), anche se i due difensori dei Tormenti (oltre che Antonetti anche l’altro avvocato Alessia Iadecola, mentre l’avvocato Carlo Manfredi si occupa dei loro interessi commerciali), già al momento dell’arresto avevano presentato la richiesta di rimessa in libertà.
Tramontata definitivamente l’ipotesi Di Nicola, con i conti dei Tormenti bloccati: il calcio a San Benedetto rischia di scomparire. Come già accaduto nel 1994. Peggio del 1994.

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