Da Riviera Oggi numero 762

CUPRA MARITTIMA – In una traversa del centro di Cupra, in via Trento, c’è un piccolo studio, un’esposizione permanente. Non tutti forse, purtroppo, ancora la conoscono. Lì è possibile ammirare opere di Nazzareno Tomassetti, l’artista autore delle sculture che impreziosiscono il lungomare cuprense.

Nato nel 1921 a Cupra Marittima da una famiglia povera, si è formato da solo con l’esperienza, liberando il suo talento naturale.

«L’amore per l’arte è arrivato  – dice Tomassetti – quando avevo 15 anni circa, dipingendo un paesaggio su una vecchia camicia di mia sorella. Ho iniziato a lavorare come falegname da giovanissimo, non solo a Cupra ma anche nella bottega dei fratelli Fazzini di Grotammare».

Gli incontri che hanno segnato il suo cammino non finiscono qui: «In quegli anni, il pittore Giuseppe Pauri stava affrescano la chiesa di San Basso e diventai suo allievo». Pauri gli fece disegnare a mano un capitello, disegno che Nazzareno conserva nella sua bottega per la precisione e perfezione dei dettagli.

Il suo talento si riversò poi nella scultura: «I primi lavori furono intarsi e bassorilievi in legno, successivamente iniziai a realizzare piccole sculture sempre in legno, e successivamente mi dedicai in particolare alle opere in pietra» .

«Una delle mie prime sculture su sasso  – spiega Nazzareno – fu “La maternità sboccia”, opera alla quale sono affezionatissimo e che non venderei per nessuna cifra al mondo».

La maternità e la famiglia sono i soggetti più ricorrenti nelle opere di Tomassetti: «Sono le figure che amo rappresentare di più. Solitamente quando guardo un sasso già ci vedo il soggetto che ne voglio tirarne fuori. Molte opere invece seguono la naturale forma che la natura ha dato alla pietra dalla quale provengono: mi basta carteggiarle ed ecco che nasce l’opera».

Tomassetti sta ora lavorando anche ad una grande scultura, che andrà a valorizzare Piazza Possenti una volta terminata al ristrutturazione: «Si tratta di una famiglia di delfini che depone il loro figlio in una conchiglia. C’è però ancora qualcosa che mi piacerebbe realizzare e che non ho mai portato a termine: un presepe di marmo».

Dopo una vita trascorsa convivendo con l’amore per quest’arte che richiede anche uno sforzo fisico tra scalpello e martello pneumatico, scopriamo cosa porta Nazzareno a proseguire in questa passione: «scolpire è la vita, ti dà la forza per reagire alla vecchiaia, perchè dandosi da fare non ci si sente mai vecchi».

Nei racconti di Tomassetti c’è anche tutto il dolore di chi ha vissuto in prima persona la seconda guerra mondiale: non solo fu arruolato in marina militare e destinato a Tolone, in Francia, ma fu anche fatto prigioniero in un lager, a Neuwied sul Reno. Fu la sua abilità nell’arte a salvarlo dai lavori forzati, ma questa è un’altra storia.

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