SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Molti studi accertano, basati sulle testimonianze storiche esistenti, come il culto della Dea Cupra fosse tra i più importanti dell’Italia pre-romana: ce lo conferma innanzitutto Strabone ma anche cronisti minori e meno famosi come Silio Italico, il quale ricorda gli altari fumanti della dea Cupra. Una divinità femminile onorata e potente, la cui adorazione probabilmente chiamava in causa direttamente l’elemento esoterico diffuso nella mistica pagana delle religioni del mondo antico, le quali tutte avevano una ritualità di carattere magico. Si tratta delle religioni Misteriche, per cui ogni culto religioso, nel mondo pagano, si manifestava in due volti: uno rivolto all’aspetto pubblico della religione, un altro, quello più vero, orientato alla conoscenza della divinità, è l’aspetto sapienziale, a cui solo i sacerdoti e gli iniziati potevano accedere.

Possiamo presumere che anche la dea Cupra avesse quindi i suoi misteri sacri, indicibili, nascosti alle moltitudini, misteri che affondavano la propria valenza nella natura stessa della Dea, nel suo fulgore e in ciò che essa rappresentava agli occhi dell’uomo pagano. Inoltre bisogna considerare con attenzione che la Dea Cupra non era soltanto localizzata nell’area picena: i suoi templi erano presenti in tutta la penisola, presso gli Etruschi, i Latini (che la nominavano Dea Bona), i Greci, tanto da essere ritenuta non a caso una delle maggiori divinità femminili dei popoli italici. Tutto ciò senza tralasciare la remota origine mediterraneo-orientale delle sue valenze religiose, che richiamano le seducenti e voluttuose divinità fenicie ed egizie ( Astarte, Ecate, Ishtar, Lilith, Hathor, e molte altre) , la cui venerazione era legata non solo alla prosperità e all’elemento acquatico e lunare, primordiali attributi femminili, ma anche all’elemento propriamente sessuale ed erotico, che nell’era pagana era ritenuto sacro e divino.
Divinità dal nome differente, ma che allo stesso modo e in diverse civiltà rappresentavano lo stesso Principio, la stessa Energia, la stessa Magia: femminilità. Lo stesso principio che nell’India Vedica e nel tantrismo indù (insieme di rituali fondati sull’energia sacra della sessualità) è chiamato Shakti, ovvero Potenza. Questi presumibilmente erano i contorni della ritualità pagana della Dea Cupra, il cui santuario oltre ad essere un polo religioso diventa un epicentro di genti, di popoli, di culture che nel Mediteranno e nell’Adriatico si incontrano e ed entrano in contatto per portare un tributo alla Dea e al principio femminile eterno, presente nel Tutto e perennemente fecondo.

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