FERMO – E alla fine non se ne saprà nulla. Così, probabilmente, il Rita Evelin, dopo essere affondato nelle acque dell’Adriatico, affonderà anche nelle aule dei tribunali. Mercoledì 21, infatti, si è tenuta la prima udienza del processo, dove è indagato l’armatore Nicola Guidi, unico superstite e armatore del peschereccio.
Ebbene, l’udienza, che doveva decidere se rinviare a giudizio Guidi, non si è tenuta per un difetto di forma che, probabilmente, ne impedirà la prosecuzione. Essendo l’imbarcazione colata a picco in acque internazionali (al largo di Porto San Giorgio), il Pubblico Ministero Baschieri doveva richiedere l’autorizzazione al Ministero di Grazia e Giustizia per procedere nei confronti di Guidi. Cosa che invece non è avvenuta.
Il 29 il giudice Di Quonzio ha concesso in via del tutto eccezionale di ascoltare le controdeduzioni delle parti offese, ma, dato un sì lampante difetto di forma, è probabile che il giudice stabilisca il non luogo a procedere.
Anche se a nostro parere le responsabilità di Guidi sono tutte da verificare, questa e tante altre mancanze nelle indagini, nel recupero dei corpi e nella gestione delle prove segnalano una serie di sfortunate coincidenze su cui, davvero, bisognerebbe porre grande attenzione. Così, l’avvocato Romina Ascani, che difende uno dei tre periti nell’incidente, si lascia appena sfuggire che «questa disattenzione rappresenta una grave negligenza». Fosse solo questo…

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