CUPRA MARITTIMA – Spesso abbiamo affrontato, in questo viaggio a ritroso nel passato più antico dei nostri territori in cui ora viviamo, il nome della Dea Cupra, un nome evocativo, che richiama a sé molti significati. È affascinante conoscere ancora di più cosa fosse il culto della Dea Cupra, considerando che aveva un aspetto misterico e magico non indifferente. Tramite le testimonianze degli antichi e gli studi dei moderni, cercheremo di delineare un ritratto della Dea, che mai potrà essere esaustivo e finale, poiché i misteri resteranno tali, così come sacerdoti e sacerdotesse prescrissero millenni fa.
Il culto della Dea è antichissimo, di origine orientale, e affonda le sue radici nelle primordiali religioni matriarcali, fondate sulla venerazione del femminile, della prosperità e della fecondità.
Intorno al X secolo e ben prima dell’arrivo dei Piceni, l’area di Cupra è popolata da genti non italiche e nemmeno indoeuropee. Orientandosi tra le fonti del mondo antico, si trattava probabilmente di stirpi vicine ai Pelasgi, antica popolazione mediterranea, provenienti dall’area dell’antica Cipro, isola che nei miti greci dà i natali a Venere, che spesso è chiamata “Cipride”, ovvero colei che è di Cipro. La scienza che ricostruisce l’origine e la storia delle parole, l’etimologia, ci viene in aiuto in questo caso, poiché collega direttamente il nome stesso di Cupra a Cipro e alla sua dea, Cipride-Venere, somma dea della femminilità. In questo percorso indietro nel tempo vediamo immediatamente definirsi l’importanza del mare, luogo di viaggi, scambi e civiltà, ma anche spazio di identità delle nostre popolazioni rivierasche, millenni fa come adesso. Proprio i ciprioti, orientali popoli del mare dediti alla navigazione, in fuga probabilmente dai Fenici e dagli Assiri, sbarcano sulle rive dell’Adriatico, fondano una piccola colonia e va immagine e somiglianza della loro isola d’origine portano usanze e culti religiosi. La posizione geografica era strategica: favorevolissima ai contatti con l’esterno, abitata da navigatori e dotata di uno dei santuari pagani più importanti dell’antichità.
Ricordiamo che nel mondo antico, i templi pagani erano aree sacre, e come accade ora per i santuari cristiani, erano mèta di pellegrinaggi e visite da parte di popolazioni provenienti dalle sponde del Mediterraneo. Non sottovalutiamolo: il tempio della Dea Cupra era un polo sacrale importante, considerato tra i più significativi dell’Italia pre-romana; tanto importante che l’imperatore Adriano in seguito si preoccupò di ridefinire sia i suoi rituali che la sua struttura architettonica. Possiamo dunque ipotizzare senza cadere in errore che il tempio cuprense era oggetto di viaggi effettuati via mare, ma anche da comunità provenienti dall’interno. È utile rammentare come non molto lontano da Cupra e dal mare, nei monti Sibillini, si trova un altro centro di sacralità pagana di carattere femminile, quello rappresentato dalla Sibilla, nome che evoca miti, leggende e magie. La testimonianza archeologica di tale discorso è data principalmente dal ritrovamento a Cupra Marittima di un amuleto orientale, fenicio o egizio, estremamente diverso dagli oggetti piceni e romani. Ciò testimonia come Cupra, più di 2000 anni fa, era luogo di incontro di diverse civiltà e culture, unite dall’adorazione comune della femminilità divina, della Dea, conosciuta in tutto il Mediterraneo.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.049 volte, 1 oggi)