SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In città scoppia il caso Cenopoli dopo le rivelazioni sulle abbondanti libagioni del sindaco e del suo staff.
Visto che anche molte altre amministrazioni pubbliche italiane stanno affrontando gli stessi problemi con i giornalisti cattivoni, a Roma è stato convocato un tavolo tecnico bipartisan per fronteggiare la situazione di grave crisi comunicativa della politica nostrana.
Ma a scanso di pericolosi equivoci il gruppo di tecnici ha lanciato l’idea di una piccola rivoluzione terminologica. Bando a parole come “tavolo di lavoro”, che dopo la recente crisi gastronomica rimandano a connotazioni eccessivamente mangerecce. I think thank della politica nostrana perciò adotteranno le diciture “passeggiate di lavoro” e “corsette di lavoro”, nel rispetto del dimagrimento dei portafogli degli italiani. I fautori dell’antipolitica però continuano a scalpitare di fronte alle evidenti connotazioni di relax sportivo.
Intanto i think thank bipartisan hanno elaborato una serie di proposte per (ri)sdoganare cene di lavoro e libagioni di rappresentanza presso l’opinione pubblica, ultimamente un po’ contrariata.

Il gemellaggio postmoderno Nelle occasioni di incontro fra città gemellate potrebbe entrare in vigore il metodo del “paghi tu anzi pago io”. I politici della città ospitante e i politici della città ospite iniziano ad accapigliarsi di fronte alla cassa al momento di saldare il conto, contendendosi prima a suon di urla e poi a suon di ceffoni il diritto di poter pagare per tutti e due. A un certo punto entra in gioco la vera tattica vincente, quella di attirare l’oste fra i litiganti per farli smettere e nel mentre rifilare un sonoro ceffone anche a lui. Una volta rintronato il ristoratore, i rappresentanti delle due città se la danno a gambe, non senza dare mandato ai rispettivi uffici stampa di stigmatizzare il comportamento violento e antipolitico del ristoratore, ovviamente non pagato.
C’è una variante alla tattica. Il Comune ospitante fa finta di andare a pagare il conto del pranzo, ma di fronte alla cassa i suoi rappresentanti simulano un malore accusando il ristorante di aver servito cibi avariati e vini al metanolo. Alcuni di loro, particolarmente valenti nelle arti drammaturgiche, iniziano a simulare convulsioni e attacchi di diarrea fulminante.
I ristoratori uniti cominciano a pensare di mettere su un’organizzazione paramilitare per tutelare i propri diritti.

Fabrizio Corona vive e lotta con noi Le recenti disavventure del fotografo dei Vip, accusato di voler pagare un pieno di benzina con soldi falsi detenuti consapevolmente, generano un interesse morboso sui media nazionali. I politici di centrodestra e centrosinistra, così attenti alle pulsioni popolari, stanno pensando di prendere ad esempio il suo profilo per brevettare un metodo innovativo che consenta di non rinunciare ai pranzi di lavoro e alle spese di rappresentanza facendole però aggratis per la felicità del contribuente.
Il metodo è questo: si assume come responsabile delle pubbliche relazioni un giovane belloccio e competente in fotografia, gli si mettono in mano valigie di soldi falsi e gli si chiede di realizzare fotomontaggi che ritraggono il gestore del ristorante in pose equivoche con due “amichette” seminude. Terminato il pranzo, il giovane propone al ristoratore di pagare in contanti le libagioni. Se il cassiere si avvede dei falsi danari viene convocato il ristoratore in separata sede e gli vengono mostrate con un sorriso beffardo le foto compromettenti.
Per ripicca le mogli dei ristoratori italiani raccolgono 500mila firme per una legge di iniziativa popolare che introduca il matriarcato e la poliandria.
Il metodo dello specchietto retrovisore Nei casi in cui non si riesca ad eludere il pagamento delle libagioni con soldi pubblici, la task force dei think thank bipartisan adotterà lo specchietto retrovisore style. La fine tattica dialettica consiste nel mettere il broncio e ripetere sui giornali che “i politici che ci hanno preceduto mangiavano più di noi”.
Stante la tranquillità dei sindacati dei ristoratori, in questo caso sono le associazioni civiche a inalberarsi. I seguaci di Beppe Grillo stanno pensando di celebrare una nuova giornata di mobilitazione popolare, il “Ecchissenefrega Day”. Per il Popolo della Libertà compaiono manifesti elettorali che ritraggono veltroniani obesi per le troppe cene di lavoro e berlusconiani emaciati per il troppo patire alimentare. Il Partito Democratico, coerentemente con il pensiero ecumenico del suo leader, crea una campagna comunicativa con due loghi: da una parte l’immagine di una ricca cena stilizzata e dall’altra un simulacro grafico di Piero Fassino durante un comizio in fabbrica. In mezzo alle due immagini lo slogan “Ma anche” a caratteri cubitali.

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