Da Riviera Oggi numero 710 in edicola 

MARTINSICURO – Un libro di 384 foto racconta una storia fatta di borghi, di ville, di uomini che hanno tracciato la storia di Martinsicuro, dalle origini ad oggi. E’ un lavoro eccelso quello portato avanti nel corso di tre anni da Leopoldo Saraceni, scrittore martinsicurese, che ha dato origine al volume fotografico “Martinsicuro, la città e la sua gente”.

Una raccolta minuziosa di documenti reperiti con pazienza certosina presso l’Archivio Comunale di Colonnella e di Martinsicuro, l’Archivio Parrocchiale di Colonnella, Martinsicuro e Villa Rosa, l’Archivio di Stato di Teramo e che tracciano la storia di Martinsicuro che, da piccola frazione del Comune di Colonnella negli anni 50, si è trasformata poi in una città che comprende attualmente 17 mila abitanti. Ma il racconto si sviluppa soprattutto attraverso le immagini, con fotografie di luoghi, situazioni e soprattutto persone. Dalle sbiadite foto in bianco e nero di fine ottocento, passando a quelle a colori dagli anni 70 fino ai giorni nostri, ogni abitante di Martinsicuro sfogliando il volume potrà di certo ritrovare un parente, un amico, un conoscente tra la moltitudine di gente immortalata nel corso degli anni e fissata attraverso le immagini in numerose attività quotidiane.

La passeggiata domenicale per le vie del paese, il lavoro nei campi, i giochi dei bambini, le feste di matrimonio e le giornate a scuola, sono solo alcune tra le tante istantanee che rievocano sensazioni e ricordi di epoche lontane.

Si parte dalle “origini” con immagini delle rade case a ridosso della Strada Statale Adriatica e della ferrovia, campi verdi a perdita d’occhio, riempiti poi nel tempo da nuove costruzioni residenziali a significare la crescita demografica e lo sviluppo del nuovo centro cittadino. La metamorfosi delle strade urbane, degli edifici, delle piazze, delle chiese e delle ville a Martinsicuro e Villa Rosa raccontano storie, situazioni, curiosità spesso sconosciute alla maggior parte dei residenti.

I pini che costeggiavano Via Roma negli anni 50, la piccola stazione ferroviaria attiva dal 1912 al 1960, il prato sul quale agli inizi del XX secolo si svolgevano fiere di merci e bestiami, che solo nel 1959 prese il nome di Piazza Cavour – in seguito ad un’adeguata sistemazione dell’area che fu celebrata con una grande festa – sono solo alcune delle rievocazioni storiche tracciate nel libro.

Un capitolo apposito è poi dedicato alla pesca, attività principale a Martinsicuro, che già nel lontano 1884, quando il borgo superava di poco le 1500 unità, c’erano già 19 imbarcazioni dedite alla pesca, che davano lavoro e sostentamento a moltissimi pescatori, soprannominati con il suggestivo termine di “trundarule”. Proprio le imbarcazioni martinsicuresi sono state nel tempo segno anche di intraprendenza e coraggio degli “uomini di mare” locali, che si sono spinti nel corso degli anni con i motopescherecci anche nelle più vaste acque del Mediterraneo e dell’Atlantico fino ad arrivare in Groenlandia. E se i pescatori prendono il largo, a riva le donne provvedono alla gestione del pescato e alla vendita al dettaglio in spiaggia e per le vie, tenendo ben salde le redini dell’economia familiare.

Il mare come fonte di duro lavoro, sostentamento e anche di benessere, raccontato attraverso una serie di pittoresche immagini che dalla pesca virano al turismo e alla balneazione, tutte sapientemente collocate come appropriate parole in un discorso narrativo.

Insegnante di italiano, latino e storia presso il Liceo Pedagogico “S.Giovanni Battista” di San Benedetto, Saraceni è autore di numerose pubblicazioni su Martinsicuro.

«Inizialmente il materiale fotografico che avevo raccolto – ha spiegato Saraceni – era concentrato prettamente sull’evoluzione urbanistica della città, ossia immagini di strade, case e ville di Martinsicuro. Oltre alla documentazione trovata negli archivi, ho chiesto anche a molti cittadini di Martinsicuro di aiutarmi nella raccolta di immagini e di mettere a disposizione le foto di famiglia che potessero essere significative per raccontare la storia di Martinsicuro. E man mano che la voce si spargeva, le foto arrivavano sempre più numerose, tanto che alla fine mi sono trovato a dover selezionare le immagini da pubblicare tra una rosa di circa 1400 fotografie, un immenso patrimonio umano e culturale della città».

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