MONTEPRANDONE – «Il mio sogno è quello di creare una città di 200 mila abitanti e l’Unione dei Comuni è un progetto che mi impegnerò di portare avanti»: Orlando Ruggieri, 49 anni, sposato con due figli adolescenti, già sindaco di Monteprandone dal 1994 al 2004 e deputato alla Camera dal 2001 al 2006, è stato nominato di recente segretario provinciale della Margherita. Politico navigato ed esperto, ha avuto però il pregio, per lo meno nella nostra intervista, di usare parole chiare, a volte anche scomode per colleghi di coalizione o, persino, per i vertici della politica di Roma.
Perché il congresso della Margherita, che alla fine lo ha visto uscire vincente, è stato così conflittuale tra lei e la precedente coordinatrice, Valeria Senesi?
«La vivacità del nostro congresso ha fatto scalpore, ma è bene che ciò sia successo. Eravamo piuttosto critici sulla condotta della Senesi, e abbiamo tentato di sfiduciarla già in passato per le sue critiche alla giunta provinciale di Rossi e, addirittura, contrarie ad un assessore della stessa Margherita, Ubaldo Maroni, che è tra i migliori della giunta. Alla fine l’ho spuntata per acclamazione».
Quali saranno le linee guida del partito a livello locale?
«Puntiamo a recuperare la presenza della Margherita sul territorio perché in questi anni abbiamo visto una eccessiva frammentazione. Dobbiamo recuperare il contatto con la gente, essere presenti nelle amministrazioni».
Questa Provincia a breve sarà dimezzata, a causa della nascita della Provincia di Fermo. E sempre di più si parla di Unione di Comuni.
«Il Piceno va considerato come una unica città da 200 mila abitanti: non ha più senso parlare di progetti fatti da San Benedetto, Ascoli o dai comuni della Vallata. Occorre pensare ad una città dinamica che tenga conto delle peculiarità dei singoli comuni, che abbia un unico sistema turistico, trasporto pubblico, che lavori con la metropolitana di superficie. Iniziare a pensare all’Unione Riviera delle Palme è sicuramente un nostro obiettivo».
Perché la società italiana fa così fatica ad integrare i giovani?
«Occorre più meritocrazia, invece qui si va avanti con il clientelismo. Occorre dare fiducia ai giovani e posso dire che, quando avevo modo di svolgere l’incarico di sindaco, ho agevolato l’avvio al lavoro di cooperative di giovani, penso soprattutto in ambito sociale, e i risultati hanno dato sempre ragione. Purtroppo se le nuove leve non emergono non è colpa loro, perché esistono notevoli capacità anche manageriali. C’è come un tappo che blocca l’evoluzione della società italiana. Una soluzione ce l’avrei: dopo due mandati, non ci si può più presentare».
Stiamo conducendo un’inchiesta sulla politica e la spartizione delle poltrone. È proprio così necessario che chi non viene eletto debba poi ricoprire incarichi presso le aziende partecipate?
«Non può esistere il politico che sa fare tutto. In passato mi è capitato di polemizzare con Colonnella: non si può intervenire in ogni discorso, come se fossimo onniscienti, rischiando invece di dire stupidaggini. Non sempre la presenza del politico è utile, anzi, a volte è dannosa. È necessaria una preparazione nelle università, con manager qualificati. Dovremmo imparare, in questo caso, dagli Stati Uniti».
Ci piacerebbe ascoltare un suo giudizio sintetico su alcuni personaggi politici, cominciando dal suo successore, l’attuale sindaco Bruno Menzietti.
«All’inizio del suo mandato abbiamo avuto un rapporto un po’ faticoso, forse per colpa mia, perché ho visto realizzare progetti iniziati durante la mia amministrazione. Poi siamo entrati in sintonia, e non posso che giudicare positivamente il suo operato e l’ottimo dinamismo della sua amministrazione».
E adesso Pietro Colonnella.
«Molte cose ci dividono. Credo che manchi di concretezza, anche se è un politico intelligente, ma è più di apparato che di costruzione. Ha una grande dote: sa come muoversi e come rendersi visibile all’opinione pubblica».

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