ASCOLI PICENO – «Qualunque sia la mozione congressuale nazionale di riferimento, compito primario, a livello locale di federazione, di tutte le compagne e di tutti i compagni è sicuramente quello di restituire il partito ai propri fini istituzionali e alle spesso sopite motivazioni ideali liberando tutte le sue energie ora imbrigliate e compresse da troppi interessi personali che generano solo conformismo e opportunismo, quando non degenerano addirittura nel trasformismo politico».
«Un partito che non promuove o non consente il confronto delle idee e il dibattito al proprio interno, è destinato fatalmente a perdere ogni possibilità di rinnovamento e di contatto con i cittadini, i loro problemi e la loro fiducia, da cui origina la ormai consolidata diffidenza nei confronti della politica. Il partito deve invece continuamente stimolare il confronto, perché solo così può vincere le riserve mentali e i personalismi, per giungere a sintesi politiche più alte, certe e condivise».
È la premessa generale al documento «Lo stato del partito nella Federazione di Ascoli Piceno. Rilancio dell’iniziativa politica e della democrazia interna» (i nostri lettori possono leggerlo integralmente ciccando qui a destra su “Documenti allegati”) che oltre 70 iscritti ai Ds aderenti a diverse mozioni congressuali – fra cui l’ex deputato del Pci-Pds Pietro Paolo Menzietti e l’esponente grottammarese dei Ds Antonio Bruni – hanno presentato alla Commissione federale per il congresso di Ascoli Piceno che non lo ha ritenuto ammissibile perché «il documento presentato non integra il contenuto di un documento programmatico su temi territoriali» e di conseguenza ha deliberato di non autorizzarne la presentazione.
I sottoscrittori esprimono «sconcerto e indignazione» per tale decisione perché a loro dire il documento presentato è conforme al regolamento congressuale perché munito di Premessa generale, Analisi, Proposte programmatiche e di lavoro per le strutture di partito nel Piceno.
«Non autorizzare la presentazione e la discussione del documento nei vari congressi – si legge in una dura nota diffusa dai firmatari del documento respinto – è come dire che il tema della democrazia non riguarda il territorio del Piceno, che, evidentemente, viene ritenuto zona franca»
«Mentre noi pensiamo che il tema della democrazia nel partito – prosegue la nota – sia una specificità propria del nostro territorio e questione prioritaria e dirimente per la nascita del Partito Democratico. Riteniamo che debba essere un elemento programmatico integrativo del dibattito congressuale, e specifico campo di lavoro con precise iniziative e decisioni a livello locale, come i sottoscrittori del documento hanno fatto con chiare proposte di lavoro. Anche perché vi è la specificità esasperata di un partito occupato dal potere istituzionale che ne mina l’identità e l’autonomia».
«La incomprensibile decisione della Commissione Federale per il Congresso di Ascoli Piceno che impedisce la discussione del documento in questa rilevante fase congressuale – aggiungono i firmatari – è la testimonianza documentale che esiste nel territorio Piceno il problema politico della costruzione di un partito nuovo, democratico, partecipato, pluralista, occasione di unità delle forze democratiche di diverse provenienze e culture».
«La decisione della Commissione per il Congresso – concludono i 70 esponenti Ds – costituisce un duro colpo all’idea del partito nuovo che vogliamo costruire, mina la credibilità della nostra proposta politica, ne svilisce l’autorevolezza politico-culturale, e rende più difficile il complesso ed articolato dibattito che in questo momento si svolge fra le varie mozioni e le correnti di pensiero dell’area democratico-progressista. Non si può legare una fase delicata per gli interessi del Paese ai contingenti interessi ed ambizioni personali».
Un pesante attacco, neanche tanto velato, fra altri anche all’attuale vicepresidente della Regione Marche Luciano Agostini?

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