L’ultimo allenatore vero, Francesco Chimenti, era stato chiaro. «Aveva posto una sola condizione: che una parte degli stipendi arretrati venissero pagati entro una settimana. I soldi non sono arrivati e Chimenti se ne è andato. Ora siamo soli», racconta Gianluca Colonnello, 33 anni, giocatore della Sambenedettese, terzultima in C1, e come recitano i tabellini dei giornali del lunedì, neo allenatore della squadra insieme al capitano Zanetti, nell’autogestione pauperistica messa in piedi da quasi un mese.
Da quando cioè la situazione è precipitata e i creditori che non hanno visto un soldo, hanno chiesto il saldo. Una squadra allo sbando la Samb, con tragici accenti comici. Storie agre come quella di Macaluso, il centrale uruguaiano in viaggio perpetuo sulla rotta sbagliata. Reduce dal fallimento del Venezia, ha scelto il mare di S. Benedetto del Tronto, affogandoci. Non prende nulla da quasi un anno e va ad allenarsi in bici. Non ha i soldi per pagare l’assicurazione della macchina, mangia a casa col conterraneo Yantorno per risparmiare e rimpiange la serietà del campionato di provenienza, quello guatemalteco.
L’Italia che resiste ha la voce stanca di Colonnello, alle prese con allenamenti da condurre, giovani ragazzi da consolare, imprese sportive come quella di nove giorni fa nella bassa bresciana, a Lumezzane, dove i suoi picari hanno vinto in 10, e in cui prima di scendere in campo, ha dettato la formazione ai compagni. «E’ stata una giornata unica: vincere nell’improvvisazione ci ha emozionato. Le difficoltà ci hanno unito, c’è rispetto tra noi. Prima della gara ci siamo abbracciati e ripetuti che giocavamo per l’orgoglio e la dignità».
Domenica è andata meno bene. Sconfitta interna con la Salernitana e magro incasso, immediatamente pignorato dall’ufficiale giudiziario. «Ma 3.000 persone ci hanno applaudito. Una solidarietà commovente. Al ritorno da Lumezzane, dopo sette ore di pulmann, avevo fame. C’e’ un chiosco che vende hot dog davanti allo stadio, era aperto e ho mangiato un panino insieme ai compagni. Non è stato possibile pagare. Tutto gratis. Come i buoni spesa e quelli per il parrucchiere, la lavanderia e i pasti. I tifosi hanno trovato alberghi e appartamenti per i giocatori sfrattati per morosità, senza pretendere nulla e hanno iniziato a distribuirci i proventi delle collette che hanno organizzato per noi».
Colonnello del calcio aveva un altro ricordo: «Non avevo mai visto niente di simile. Tre anni fa giocavo a Lecce, in serie A, ma ora i tempi sono duri, per l’Italia e per il pallone. Ho visto persone umiliate e una mancanza di rispetto assoluta verso le persone. Abbiamo cambiato 5 tecnici, un’infinità di dirigenti, mezza squadra al mercato di gennaio e non prendiamo soldi da mesi. Una confusione indescrivibile ». Procurata, a detta di molti, dal neo presidente Alberto Soldini.
Romano, 53 anni, imprenditore ortofrutticolo con brame di espansione su S. Benedetto, dove il campo è sacro ed esistono realtà come Surgela e Marevivo. Agli inizi dell’avventura, osannato, si lasciò andare promettendo la serie A. Oggi, dopo qualche assegno non andato a buon fine, a 80 giorni dal suo insediamento, in città non può neanche mettere piede.
Qui dove Gigi e Andrea girarono il profetico Mezzo destro, mezzo sinistro, due calciatori senza pallone e dove la realtà ha superato la fantasia, i creditori lo inseguono e la tifoseria lo detesta. Difficile che lo segua nell’ ultima scommessa, quella elettorale. «Se vuoi un futuro incerto/ vota Soldini Alberto», irrideva lo striscione esposto a Lumezzane.
L’inaudita corsa alla Camera nelle Marche e nel Lazio per L’Italia dei valori di Antonio Di Pietro ha avuto qualche prevedibile sussulto. Dicono che il capo sia furibondo. La sua lettera aperta di venerdì scorso somigliava a una scomunica: «Ho appreso con stupore e preoccupazione quanto sta accadendo a S. Benedetto… mi auguro che il candidato Soldini possa chiarire nel più breve tempo possibile la delicata situazione. Se risultasse vero che il presidente della Samb calcio ha emesso assegni a vuoto e via dicendo, (sic) come capolista alla camera sceglierò il seggio della circoscrizione Marche per evitare l’alternativa Soldini. Sono impegnato da anni a difendere la legalità, la giustizia, la moralità».
Il palpabile imbarazzo telefonico del coordinatore regionale Dante Merlonghi, suggerisce che il sogno di arrivare a Montecitorio rimarrà tale. «Sono sempre per la presunzione di innocenza ma se sarà aperta un’indagine, Soldini verrà estromesso dalle liste». Sarà, ma stasera alle 19, la sala consilare del municipio prenotata dall’Italia dei valori, vedrà la scena madre: l’ex Pm e Soldini dovrebbero infatti incontrarsi alla presenza di stampa e squadra, per chiarire il loro ambiguo matrimonio.
La gente per ora osserva sgomenta e aspetta una data, quella del 31 marzo, quando la Società dovrà regolare Irpef, Inail e garantire la necessaria solidità per la stagione in corso e per quella futura, se ce ne sarà una. Per quel giorno, l’uomo che voleva affidare le sorti della squadra a Stefano Martini, imprenditore romano e dirigente del Tor dè Cenci, girone B del campionato di promozione, avrà ceduto la società. Col vento che raschia il telefono, lo conferma lui stesso. «Certo che vendo, ci mancherebbe. Mi stanno massacrando, non ne posso più. La verità è che ho fatto un acquisto incauto, ereditando dai precedenti proprietari, Mastellarini e Paterna, una società piena di debiti cui ho provato a fare fronte».
E gli assegni? «I giocatori sono stati pagati, ho solo avuto un ritardo di un paio di mesi. Pago sempre tutto io, altro che assegni protestati». La squadra e la città (l’hotel Villa Picena ha presentato ad esempio un’istanza di fallimento per 40.000 euro) la pensano diversamente.
Soldini verso i giocatori usa una freddezza notarile, da sgombero poliziesco: «I giocatori, autogestendosi, compiono qualcosa di assolutamente irregolare, non hanno i titoli amministrativi per farlo, non è mai successo prima d’ora. Con loro non ho rapporti». Poi minaccia, gelido: «Credo siano consigliati anche male, non si rendono conto che è pericolosissimo per la loro carriera. Adesso basta però, dalla prossima settimana reagisco e querelo tutti coloro che mi hanno infangato. L’allucinante danno d’immagine che questa storia mi ha provocato non resterà impunito ». In settimana dovrebbe subentrargli una cordata di imprenditori locali, almeno così pregano in città. Giuseppe Galderisi, esonerato ad inizio stagione, a Soldini non crede. «La serie C sta male e questa storia è un film. C’è una difficoltà di valori, di ideali, di passione.
Entrano nel calcio personaggi sempre più strani, che una volta scoperto che quello che cercavano non c’era, abbandonano la nave. Ho visto ambienti che mi hanno lasciato un punto di domanda incredibile, ragazzi dividere una stanza in due e anche in tre, alberghi chiudere la porta e ristoranti rifiutarsi di servire il pasto. Ho visto uomini trattati senza umanità, una vergogna. Ci vogliono regole serie e i contratti devono essere rispettati».Galderisi, esonerato ad inizio stagione, un contratto lo avrebbe, ma finora gli hanno pagato solo 15 giorni d’agosto. Soldini l’ha richiamato, lui preferisce vivere. «Hanno mandato un telegramma a tutti, ma proprio a tutti gli allenatori. Volevano uno che concludesse senza scandalo l’annata. Bene, dico: prima di andare ditemi, con chi parlo?
Chi rappresenta la società? Nessuna risposta. Allora sono rimasto a casa mandando un certificato. Non c’è un referente, uno straccio di programmazione, una condizione minima di dignità per lavorare». S. Benedetto del Tronto, Italia.

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