NOME: Associazione Calcio Lumezzane
ANNO DI FONDAZIONE: 1948
COLORI SOCIALI: maglia rossoblù a quarti, calzoncini e calzettoni blu.
CENNI STORICI: club bresciano di recente affermazione, vanta quattro tornei in quarta serie e otto di C1 (quello appena iniziato è il nono). Non male, tutto sommato, per una cittadina di appena 25mila anime, che ha tra l’altro visto la luce nel 1948, questa la data di nascita dell’Associazione Calcio Lumezzane, ed è andata vicinissima alla cadetteria in due circostanze (finali play off targate ’98-’99 e 03-’04).
La prima promozione assoluta (in Prima Divisione) avvenne nel lontano campionato 1950-‘51, con Natale Bonomi al timone della presidenza, e allenatore Aldo Dusi; quella squadra conquistò 44 punti, precedendo in classifica generale il Bedizzole a quota 40.
Fu l’anno di Tullio e Sergio Saleri, capaci di realizzare rispettivamente 41 e 17 reti. Protagonisti furono anche Zanchigiani, Bonetta, Bonfiglio, Casari e il mediano Francesco Gorini. La permanenza in Prima Divisione durò solo una stagione, tanto che al termine di quel campionato, classificandosi terzi, ci fu il salto di categoria, raggiungendo il campionato Promozione.
A seguire due anni in categoria e poi una nuova promozione in Quarta categoria.
Correva la stagione 1954-‘55, sembrava quasi impossibile per questa società valgobbina, nata da solo 6 anni, aver raggiunto, in così poco tempo, un campionato tanto difficile con avversari come la Reggiana, Ravenna, Mantova, Verona, Fidenza e Carpi.
Con solo 26 punti in 34 partite si scrive la pagina di una retrocessione nel campionato di Promozione, ma è l’addio alla presidenza di Bonomi, stanco di spendere e non più sorretto dal calore del pubblico a sancire la scomparsa momentanea di questa squadra dal panorama calcistico nazionale.
L’impossibile quindi accadde, e per cinque lunghi anni non ci fu più calcio per quelle casacche rossoblù.
Ma la passione verso questo sport trascinò un curato (don Federico Guerini) e tanti ragazzi a ripartire dalla terza categoria, grazie al presidente Guido Bugatti e all’allenatore Mario Zanchigiani. Fu subito promozione, con il primo posto davanti al Montichiari, per un solo punto.
Era la stagione 1961-‘62, il ritorno in campo con quella promozione in Seconda Categoria convince tutti, e da quel momento parte la lunga rincorsa durata poi 30 anni verso il calcio professionistico.
Nel corso di questi anni si alterneranno alla presidenza della Società : Bonomi Ilario, Picchi Giovanni, Camozzi Geromino Bonomi Marcello, Bonomi Carlo, Bertoli Evaristo, sino all’attuale Aldo Bonomi, da otto stagioni al timone.
C’è voluta tanta volontà, tanto amore in anni difficili, per sostenere una squadra che per alcune stagioni dovette esiliare in un centro sportivo cittadino dove giocare le partite casalinghe.
Si partiva sempre, alla vigilia di ogni campionato, con l’ambizione di poter centrare una promozione, ma alla fine non se ne faceva nulla.
Influì anche e soprattutto l’impossibilità di giocare nel proprio stadio. Ma arrivò anche il giorno della svolta, con l’inaugurazione dell’attuale stadio Comunale, sito in località Pieve, che lanciò definitivamente ogni velleità di grande calcio della Valtrompia, che sino a quel momento era conosciuta solo per le sue grandi qualità imprenditoriali.
Da quel 1988 prende il via la scalata verso quella serie C che verrà raggiunta 5 anni più tardi. Si comincia con una promozione dall’Interregionale al termine della stagione 1988-’89, con Carlo Bonomi presidente e Oriente Tortello allenatore. La serie C2 viene raggiunta nella stagione 1992-’93, con il bergamasco Oscar Piantoni in panchina e Evaristo Bertoli seduto sulla poltrona presidenziale.
Dura quattro anni la presenza in C2 del Lume, prima con Guido Settembrino in panchina, poi, dopo l’addio di quest’ultimo, con Piero Trainino, coprotagonista di tre stagioni intense, sempre al vertice della classifica, con altri spareggi persi e la C1 che sembrava una chimera irraggiungibile.
Le porte della terza categoria nazionale si spalancarono domenica 15 maggio 1997, con il pareggio interno contro il Cittadella per 1-1, che assegna alla squadra del presidente Aldo Bonomi il punto della matematica promozione in C1. Il gol storico viene firmato dal piccolo Salvi dopo 30 minuti: è il visto che permette l’ingresso in una categoria sino ad allora mai conosciuta.
Per due stagioni consecutive vengono raggiunti i play-off promozione, ma, mentre nel ’97-’98 è la Cremonese ad imporsi, nella stagione ’98-’99 viene invece raggiunta la finale, contro la Pistoiese, dopo aver superato il Modena.
Rammentiamo però che la finalissima dello Zini di Cremona (si imposero gli arancioni 2-1), venne macchiata dall’episodio del petardo esploso vicino al portiere del Lumezzane Borghetto, accasciato al suolo e portato via in barella subito dopo la seconda rete dei toscani (65’).
Si giunge così ad un’altra data importante per la storia del sodalizio valgobbino: il 24 maggio 2002, dopo le dimissioni dell’ex presidente Aldo Bonomi al consiglio dei soci, viene eletto come suo successore Giambattista Prandelli. E’ il tredicesimo presidente del Lumezzane. Ma il suo mandato dura soltanto sette mesi. Il 24 febbraio 2003 viene eletto dal consiglio d’amministrazione Gianbortolo Pozzi, già direttore generale della squadra rossoblù.
La squadra di D’Astoli quell’anno ottiene una tranquilla salvezza, mentre nel torneo successivo (2003-’04), i rossoblù arrivano ad un passo dalla B, dopo n campionato eccezionale (uno splendido secondo posto), perdendo la finale play off solo all’ottavo minuto del secondo tempo supplementare, cedendo il passo al Cesena dio Castori.
Salvezza anticipata d’altro canto la stagione passata, quando gli uomini di mister Rossi si piazzano all’undicesimo posto (44 punti).
STADIO: Comunale. L’impianto lumezzanese è di recente costruzione (1987) e vanta una capienza pari a 4.150 posti, disponendo però di due soli settori (mancano le curve): la tribuna, interamente al coperto, e la gradinata, dove peraltro vengono fatte sistemare le tifoserie ospiti. Lontano dal centro della città circa un chilometro e mezzo, il Comunale, oltre a vedere i propri gradoni praticamente sempre deserti, risulta penalizzante per i tifosi e per la squadra locale, in virtù della pista di atletica che distanzia notevolmente gli spalti dal terreno di gioco.
Segnaliamo che precedentemente al citato 1987, il Lumezzane disputava le sue partite casalinghe allo stadio Rossaghe.
CITTA’: cittadina della Valtrompia che dista da Brescia, capoluogo di provincia, circa 20 chilometri. Copre una superficie di circa 32 chilometri quadrati, la sua popolazione raggiunge i 25mila abitanti ed è divisa in tre nuclei: Pieve, Sant’Apollonio e San Sebastiano. L’etimologia del nome Lumezzane forse deriva da Lume sano, in relazione all’esposizione al sole dei centri abitati; forse ancora da Mettianae, cioè terra della famiglia dei Mettii; oppure da Lemedane che, dal latino Limitare, significherebbe presidio romano posto al confine del territorio. Infine, per ciò che attiene lo stemma, esso costituisce l’insieme di più segni distintivi.
Lumezzane Pieve ebbe infatti come stemma il sole circondato da raggi e Lumezzane Sant’ Apollonio Il sole che sorge dietro le montagne. Al cessare del feudo degli Avogadro, Lumezzane Pieve assunse come nuovo stemma quello dei feudatari: scudo d’argento con tre fasce contromerlate sormontato dalla corona. Alla sua nascita Lumezzane San Sebastiano assunse tre spade. Tre sono le testimonianze certe della presenza romana a Lumezzane: le lapidi della frazione di Pieve, la moneta imperiale rinvenuta a Piatucco e, infine, l’acquedotto Lumezzane-Brescia.
Fino all’avvento dei romani non si hanno notizie certe rispetto particolari insediamenti umani, ma i recenti studi portano a supporre che quando i tecnici romani iniziarono l’opera di costruzione dell’acquedotto trovarono senza dubbio stanziamenti di gente di antica stirpe retica. A nord della frazione di Pieve, infatti, è conservato il toponimo “Castello” che non si riferisce nella tradizione locale ad un “castrum” romano ma ad un castelliere preistorico. Nel IV secolo D.C. hanno inizio le disastrose invasioni dei Visigoti e degli Unni; caduto l’impero romano nel 476 i triumplini e con essi i Lumezzanesi passano sotto il dominio degli Ostrogoti a cui successero i Longobardi ed a questi i Franchi.
Alterne vicende caratterizzano la vita della comunità nei secoli; nel 1406 Lumezzane passa ai Malatesta che assegnano l’abitato alla Quadra di Mompiano facendo in modo che il paese graviti così su Brescia mantenendosi indipendente dalla Val Trompia. Nel 1427 Lumezzane diventa Quadra autonoma con l’avvento della Repubblica di Venezia che concede poi il capoluogo a Pietro Avogadro. La famiglia bresciana dominerà su Lumezzane fino al 1797 anno della caduta della Serenissima. A partire dai primi anni dell’ottocento il paese conosce una graduale ripresa economica e sociale dopo gli anni difficili del dominio degli Avogadro.
Il territorio su cui oggi si estende Lumezzane è detto Valgobbia ma comunemente è denominata Valle di Lumezzane. L’imbocco alla vallata è situato a 12 chilometri a Nord di Brescia, alla sinistra del fiume Mella, nel territorio comunale di Sarezzo. La valle misura 10 Km di lunghezza, giunge fino al Passo del cavallo, mentre la larghezza e di soli 4,5 Km. Tradizionalmente i nuclei principali sono tre: Pieve (con le frazioni di Piatucco, Gazzolo, Fontana, Renzo, Dosso, Valle, Mezzaluna e Termine); Sant’ Apollonio (con Montagnone, Sonico, Premiano e Mosniga); e San Sebastiano (con Faidana); si tratta di tre centri che vengono unificati in un solo centro amministrativo nel 1927. Lumezzane confina ad Ovest con i comuni di Villa Carcina e Sarezzo, a nord con i comuni di Casto e Bione, a est con quelli di Bione e Agnosine e a sud con quelli di Caino, Nave e Concesio. Il terreno su cui Lumezzane sorge appartiene al periodo Triassico, Retico e Liassico, in altri termini a 2 milioni e mezzo di anni fa.
Il clima è quello della fascia prealpina, non eccessivamente rigido d’inverno con nevicate raramente abbondanti. La vegetazione è abbastanza folta solo sul lato sinistro. Uno fra i principali coefficienti della fortuna industriale di Lumezzane è stata l’acqua che ha permesso di alimentare le officine locali. Il principale corso d’acqua è il torrente Gobbia che ha corrente propria e continua con un regime costante che ha reso possibile il sorgere, lungo le sue sponde, di numerose officine che sfruttavano l’energia idraulica, l’unica disponibile in origine.
Oggi Lumezzane è una cittadina industriale, con numerose industrie metalmeccaniche e siderurgiche, affiancate da laboratori artigianali che danno alla valle un’impronta dinamica. Tra le nuove costruzioni e i capannoni industriali, però, occhieggiano ancora frammenti della Lumezzane di una volta, quando le giornate erano scandite da ritmi più lenti
Valtrompia. La Valtrompia ha due anime: quella della bassa valle, polmone economico del bresciano, e quella della media ed alta valle, dove i paesi si diradano e le industrie cedono il passo ai boschi, alle vette, alla natura, ai silenzi. A segnare questo ipotetico confine è Gardone Valtrompia, famosa in tutto il mondo per la sua produzione di armi, che prese inizio nel XVI secolo.
In Valtrompia è il territorio stesso ad essere museo. Fin dall’antichità la ricchezza di minerali e l’abbondanza delle acque hanno determinato il fiorire della lavorazione del ferro. Il recente recupero di tale patrimonio storico e culturale ha fatto rinascere la Via del Ferro, dove è possibile visitare in tutta sicurezza le vecchie miniere, muovendosi a bordo di un trenino e accompagnati da guide esperte; la visita è emozionante, sia per i più grandi che per i numerosi più piccoli.
Molto divertente è il percorso Miniera Avventura, che fa vivere l’emozione di attraversare un fiume sorretti a un cavo d’acciaio, superare ostacoli muovendosi su tronchi d’albero o passare un torrente attraverso un ponte tibetano. Il tutto, sempre in grande sicurezza.
Poi la cucina, la saporita cucina della Valtrompia che presenta ottimi formaggi, carni, selvaggina e trote di torrente.
TIFOSERIA: praticamente impossibile parlare di una tradizione ultras per il piccolo Lumezzane. Al Comunale e in trasferta solo qualche volenteroso appassionato presenzia al seguito della simpatica squadra lombarda, spesso senza striscioni, bandiere e quanto si addice ad ogni gruppo ultras che si rispetti.
La ‘lacuna’ è legata in parte al piccolissimo bacino di utenza che (non) può vantare una squadra come il ‘Lume’, dall’altro dalla vicinanza (20 chilometri) a Brescia o comunque a tanti altri centri che in regione respirano e vivono calcio di un certo livello ormai da una vita (ci riferiamo soprattutto a Bergamo). Infine non bisogna dimenticare che le fortune dei rossoblù sono assai recenti, in pratica dalla prima promozione in C2 datata 1993. Ciononostante i pochi che seguono le sorti della compagine valgobbina meritano rispetto, se non altro perché rinunciano a ben altri palcoscenici pur di restare al fianco del piccolo Lumezzane, capace peraltro nell’ultimo decennio di andare persino vicino alla B.
Tre gruppi in ogni caso hanno accompagnato, con fortune alterne e con costanza mai integerrima, le gesta del Lumezzane Calcio: i Warriors, il Neuro Group, gli Ultras e, soprattutto, i Kapovolti, i quali sono tornati a calcare gli scalini della tribuna (zona laterale) del Comunale, dopo qualche stagione di assenza, proprio da quest’anno (Nuovi Kapovolti).
Da ultimo segnaliamo i numeri assai contenuti che la tifoseria rossoblù è solita esprimere. Nel torneo in corso gli abbonati sono appena 414 e la media fatta registrare sinora (quattro partite tra le mura amiche) è di appena 688 unità.

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