Che San Benedetto sia una città che con il mare vive un rapporto simbiotico è un dato noto a tutti: ma sono pochi quelli che si adoperano affinché le tradizioni e la cultura marinara della città e dei suoi abitanti vengano tramandate.
Il Circolo dei Sambenedettesi è una associazione che cerca di mantenere viva la curiosità e l’interesse verso tutto ciò che incarna lo spirito locale, dal punto di vista popolare, culturale e dialettale.
Benedetta Trevisani, presidentessa del Circolo, coadiuvata dal vice presidente Vincenzo Breccia, ci racconta le iniziative e le finalità dell’associazione che da anni tiene desta l’attenzione sui caratteri significativi della realtà cittadina.

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Il Circolo dei Sambenedettesi è l’associazione ‘storica’ di San Benedetto. Quando è nata e di cosa si occupa?
Il nostro Circolo fu fondato nel 1971 da un gruppo di ‘appassionati’ della città con lo scopo di non dimenticare il passato e valorizzarne il futuro. I nostri 800 soci ci rendono l’associazione più numerosa della città. Tra i nostri interventi più significativi, va ricordata la costruzione del monumento “Al Gabbiano” di Jonathan Livingston.
In che modo cercate di mantenere vivo l’interesse per la storia, la cultura, le tradizioni della città?
Le attività del Circolo sono molte: dall’iniziativa “Balconi fioriti”, che punta a mettere in risalto i più bei balconi della città, alla Rassegna Letteraria arrivata alla sesta edizione e divisa in due sezioni, quella in dialetto e quella in lingua. Ovviamente ciò che a noi interessa è sensibilizzare al dialetto, principalmente attraverso poesie o piccoli racconti.
Com’è il rapporto tra le diverse associazioni locali?
Personalmente credo molto nella collaborazione -io stessa sono socia del Circolo Riviera delle Palme- perché apportando idee diverse si può dar vita ad un progetto comune più valido e significativo.
Lei ha anche scritto dei libri. Di cosa parlano?
Ho pubblicato due volumi: “La rete e il tempo”, che ripercorre la vita di S. Benedetto della fine ‘800-inizio ‘900, attraverso i racconti delle donne, mentre quest’anno è uscito “Zingarella e gli altri”, un libro che farà parte di una collana sempre incentrata sul mare. Il piccolo volume illustrato viene regalato ai soci del Circolo insieme a due ceramiche con dipinte due vele storiche.
I volumi che parlano di San Benedetto si fermano sempre agli anni ’60: per quale motivo non si racconta della storia recente?
Storicizzare l’immediato passato è sempre ‘pericoloso’ perché ancora vivo. E poi nel ‘lontano’ ritroviamo le caratteristiche specifiche che hanno dato vita ai nostri principi fondatori, incentrati sul mare. La San Benedetto di oggi ha perso come riferimento quel modello, e negli ultimi anni ha vissuto un’esperienza meno clamorosa ma ugualmente costruttiva.
Cosa è rimasto di quella realtà? Qual è il futuro della città?
Sicuramente ci è rimasto un profondo senso del mare, che però oggi vive in maniera differente. Il nostro punto di forza dovrebbe risiedere in un nuovo modo di gestire la pesca ed il commercio del pescato. Ma bisogna anche tutelare il turismo e diffondere uno sport il cui fulcro sia il mare.
Secondo lei il dialetto sambenedettese riuscirà a sopravvivere nella società attuale?
Noi stiamo lavorando affinché si possa mantenere la memoria del dialetto, che conserva potenzialità espressive notevoli. Quello che mi fa piacere è che i giovani se ne stanno riappropriando, i progetti più interessanti si rivolgono proprio ai bambini delle scuole elementari.
Quali sono gli aspetti che potrebbero valorizzare maggiormente S. Benedetto?
Bisognerebbe regolarizzare l’urbanizzazione: tutelare le zone verdi, preservare la collina, non lasciare che la città si sviluppi in maniera caotica. Anche nelle ristrutturazioni bisognerebbe mantenere una linea d’intervento comune.
Le associazioni a S. Benedetto fanno tanto. Come si rapportano alle politiche comunali?
Le politiche comunali ci danno una mano, ma a monte di dei tanti interventi dovrebbe esserci una idea condivisa, che ruoti ad esempio attorno al mare. Bisognerebbe dar vita ad un progetto comune che possa identificare in maniera specifica e ben definita la città.

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