ASCOLI – “Che senso ha tutto questo?”, aveva chiesto durante la malattia Giuseppe Volpicella, il giovane morto all’inizio di maggio mentre preparava gli esami di stato a causa di un Glioma Diffuso del Troncoencefalo, tumore particolarmente aggressivo per il quale ancora oggi non esiste una cura risolutiva. Ora quella domanda forse, a tre mesi dalla scomparsa di Giuseppe, trova un senso: dodicimila euro sono infatti stati raccolti e destinati alla ricerca e al sostegno dei pazienti oncologici dalla famiglia, in memoria del giovane.
Giuseppe stava preparando gli esami di maturità quando la malattia ha cambiato improvvisamente la sua vita. Dal momento dell’insorgenza del tumore sono trascorsi appena sette mesi.
«Sono trascorsi oltre tre mesi da quando il nostro Giuseppe non è più con noi. Lo abbiamo perso in una triste giornata d’inizio maggio, quando i ragazzi si preparano ad affrontare l’imminente stagione estiva, tutta sole e spensieratezza. Anche Giuseppe lo avrebbe voluto, mentre si preparava per gli esami di maturità», scrive la famiglia.
Proprio in suo nome i familiari hanno deciso di trasformare il dolore in un sostegno concreto alla ricerca. In occasione del funerale sono stati raccolti 12mila euro, grazie alle donazioni arrivate dalla comunità picena e da numerose altre località italiane e dall’estero.
Di questa somma, mille euro sono stati donati allo Iom di Ascoli, mentre gli altri 11mila euro sono stati destinati al Progetto G.A.I.A., iniziativa nata a Civitanova Marche dall’esperienza di genitori di bambini ricoverati nel reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale Salesi di Ancona.
La famiglia Volpicella ha voluto ringraziare in particolare la dottoressa Paola Coccia, responsabile del reparto, insieme all’intero personale medico e infermieristico che ha accompagnato Giuseppe durante la malattia.
I fondi serviranno a sostenere un progetto di ricerca dedicato proprio al Glioma Diffuso del Troncoencefalo. Il lavoro viene portato avanti da un gruppo di ricercatori in collaborazione con il professor Antonio Scilimati, ordinario di Chimica Farmaceutica all’Università di Bari, e vede la partecipazione della stessa Coccia e del professor Ruggiero, direttore dell’Oncologia pediatrica del Gemelli di Roma.
Un impegno che la famiglia intende continuare anche in futuro.
«Non ci fermeremo qui, perché continueremo a finanziare il progetto di ricerca insieme a quanti vorranno accompagnarci. Per nostro figlio, per quelli che si trovano o che dovessero purtroppo trovarsi nelle stesse condizioni in futuro».
Qual è il senso di tutto questo, allora? «Quel senso lo dobbiamo trovare tutti noi, perché non c’è cosa più grande, non c’è dono più grande della vita dei nostri figli» scrive la famiglia.

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