SAN BENEDETTO – Devo purtroppo tornare sul mio precedente DisAppunto dedicato alla finale play off tra Ascoli e Brescia. Non perché abbia cambiato idea, ma perché ho capito che alcune spiegazioni non sono state comprese da chi continua a commentare sui social. Per questo motivo ho deciso di non rispondere più.

I cosiddetti “leoni da tastiera” o “haters” si dividono generalmente in due categorie:

a) chi legge soltanto i titoli degli articoli e poi li commenta, rischiando inevitabilmente brutte figure;

b) chi legge tutto ma non comprende il contenuto, oppure non vuole comprenderlo.

Questa premessa è necessaria per pubblicare il messaggio che mi ha inviato un tifoso ascolano che, al contrario, ha capito perfettamente il senso del mio sfogo. È Domenico Fratoni, titolare dell’omonimo frantoio, che mi ha chiesto di rendere pubblico il suo pensiero.

«Ciao Nazzareno, condivido il tuo articolo riguardo ai fatti storici e all’investitura della squadra più rappresentativa delle Marche. Ti capisco anche quando, da vero tifoso, un po’ soffri. Ma credimi, da tifoso sincero dell’Ascoli, che seguo fin dai primi anni Settanta, mi piange il cuore nel vedere ancora queste divisioni e sentire cori contro i cugini rossoblù. Ho sempre auspicato che questi campanilismi finissero e che si fosse felici quando una squadra del Piceno raggiunge traguardi importanti. Oggi festeggio io, ma auguro di festeggiare presto anche a voi, possibilmente insieme a noi. Le bandiere bianconere e rossoblù potrebbero stare nello stesso abbraccio di fratellanza, magari accompagnato da una bella frittura di pesce e da qualche oliva ascolana».

Alla sua lettera ho risposto così:

«Rosicare non è il verbo giusto, ma hai capito perfettamente il mio sentimento. Forse, se fossi nato dopo il 1960, la penserei diversamente. Essendo nato nel 1945, ho raccontato senza ipocrisia il mio stato d’animo».

Domenico ha replicato:

«Hai ragione anche sull’uso improprio del verbo. La storia non si cancella. Ammiro i tuoi sforzi per un’informazione libera e senza bavagli. Complimenti per i tuoi 80 anni, avanti tutta. Ti aspetto in frantoio quando vuoi. E aggiungo il mio solito slogan: alla tua amata Samb, che vada tutto liscio come l’olio».

Confesso che le sue parole mi hanno emozionato. C’è poco da aggiungere. Domenico ha colto perfettamente il senso del mio articolo: era un DisAppunto rivolto soprattutto a me stesso, ai miei sentimenti, alla mia storia personale, non certo un tentativo di sminuire i meriti dell’Ascoli.

Non c’entra nemmeno il mio essere giornalista. Del resto, quanti giornalisti ascolani gioiscono quando vince la Samb e perde l’Ascoli? Pochissimi se non nessuno. Anche perché sta succedendo sempre il contrario.

Come tifoso Domenico rappresenta un’eccezione che, sinceramente, invidio.

Durante la finale tifavo Brescia. Eppure continuavo a chiedermi perché. Ho un genero che tifa Ascoli, una nuora ascolana, amici fraterni legati da decenni alla città delle Cento Torri. Le nostre famiglie si intrecciano da anni senza alcuna barriera.

La risposta l’ho trovata nella mia storia calcistica e personale. Una storia che ho raccontato senza ipocrisia, come faccio sempre.

Chi ha voluto capire, ha capito. Capitolo chiuso.