SAN BENEDETTO – Un doppio segno di rinascita per la comunità francescana di San Benedetto del Tronto. In vista della solennità di Sant’Antonio da Padova, la parrocchia dei Frati Minori Conventuali celebra il completamento di due importanti interventi di restauro: quello della storica statua del Santo e quello dell’antico concerto campanario che da decenni accompagna la vita del quartiere.
Il primo intervento ha riguardato il venerato simulacro di Sant’Antonio da Padova, opera lignea realizzata negli anni Quaranta dallo scultore Ferdinando Prinoth, esponente della rinomata scuola della Val Gardena. Con il passare del tempo la statua aveva manifestato evidenti segni di deterioramento, rendendo necessario un accurato lavoro di recupero.
Il restauro, fortemente voluto dal parroco Padre Andrea Cannuccia, è stato eseguito dal restauratore sambenedettese Mirco Bacelle con la collaborazione di Raffaele Bruni. L’intervento ha consentito di ripulire la superficie pittorica e consolidare la struttura lignea, restituendo alla città un’opera che rappresenta da generazioni un punto di riferimento spirituale e devozionale.
Per quasi un secolo, infatti, migliaia di fedeli hanno affidato ai piedi della statua preghiere, richieste di aiuto e ringraziamenti, consolidando un legame profondo tra la comunità e l’effigie del Santo. Il simulacro restaurato è stato intronizzato lo scorso 31 maggio, in occasione dell’inizio della tradizionale “Tredicina”, e sarà protagonista della processione del 13 giugno.
Accanto al recupero della statua, la parrocchia festeggia anche il ritorno alla piena funzionalità del proprio concerto campanario. Le cinque campane della torre, sottoposte a un importante intervento di manutenzione e restauro dalla ditta Belltron, sono tornate a suonare con la loro caratteristica armonia.
Si tratta di un patrimonio particolarmente caro alla comunità. Le campane furono infatti acquistate negli anni Sessanta grazie alle offerte e ai sacrifici dei fedeli del quartiere, che contribuirono concretamente alla realizzazione del progetto. Successivamente vennero consacrate dal vescovo Vincenzo Radicioni secondo il tradizionale rito previsto dal Pontificale Romanum.
Il concerto, accordato in Sol3 e fuso dalla storica Ditta Scarselli di Firenze, comprende cinque campane dedicate rispettivamente a Sant’Antonio da Padova, San Francesco d’Assisi, San Pietro, alla Madre di Dio e a San Massimiliano Kolbe.
«Vedere la statua restaurata e poter riascoltare la voce delle nostre campane è un dono immenso per tutta San Benedetto – ha dichiarato Padre Andrea Cannuccia –. Dietro queste opere c’è la fede dei nostri padri, che acquistarono le campane con enormi sacrifici, e c’è la devozione delle persone che ancora oggi mantengono viva questa tradizione. Sono segni che ci accompagnano verso la festa del 13 giugno con rinnovato entusiasmo».
Due restauri che restituiscono alla città non soltanto beni artistici e storici, ma anche simboli profondamente radicati nella memoria collettiva e nella vita spirituale di intere generazioni di sambenedettesi.


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