Fifa Unione Rugby, Lobrauco: «Il terzo posto era il nostro obiettivo. Ora vogliamo crescere ancora»

Il coach della Unione Rugby San Benedetto racconta una stagione storica: terzo posto in Serie A, pubblico in aumento e un movimento in espansione, tanto che si può considerare ormai un vero fenomeno cittadino e non solo. «Stiamo costruendo qualcosa di grande e non vogliamo fermarci adesso». Riviera Oggi propone Leandro Lobrauco come personaggio sportivo dell’anno 2026 del Piceno.

Coach, partiamo dal risultato: terzo posto matematico al primo anno in Serie A. Che significato ha per voi e per la città?

È una grandissima soddisfazione. Per San Benedetto è un traguardo storico nel rugby e per noi motivo di grande orgoglio. Stiamo costruendo qualcosa di importante, unendo giocatori, staff, dirigenti, sponsor e famiglie. Questo risultato è il frutto di un lavoro condiviso.

Lei ha più volte sottolineato il concetto di “unione”. È questa la vostra forza?
Assolutamente, è il valore che cerchiamo di trasmettere ogni giorno. Si percepisce allo stadio, nel pre-partita, nel terzo tempo. È un clima che coinvolge tutti e che ci rappresenta pienamente.

A inizio stagione si aspettava un risultato del genere?
Avevamo fiducia nel lavoro e nei ragazzi, ma il salto di categoria portava tante incognite, con tanti giocatori nuovi che dovevano ambientarsi. Sapevamo di poter competere. Siamo cresciuti strada facendo e oggi raccogliamo i frutti. E ti svelo anche un aneddoto…

Ci mancherebbe, prego

Durante un momento difficile della stagione abbiamo fatto un lavoro di gruppo, ci siamo riuniti, e abbiamo visualizzato insieme l’obiettivo. Da quel team building è venuto fuori che il terzo posto sarebbe potuto essere alla nostra portata. Avevamo perso un paio di partite e vedevo che c’era bisogno di qualcosa, di un faro. Era il nostro traguardo e siamo riusciti a raggiungerlo.

Dopo un approccio difficile col salto di categoria, c’è stato un momento chiave, di svolta, nel campionato?
La partita contro il Prato, nonostante la sconfitta. Lì abbiamo capito di essere all’altezza. Da quel momento sono arrivate quattro vittorie consecutive e soprattutto è cambiata la mentalità: abbiamo iniziato a imporre il nostro gioco.

Quanto conta l’aspetto mentale nel rugby?
Tantissimo. Serve aggressività ma anche lucidità. Dico sempre: testa fredda e cuore caldo. I giocatori devono essere in grado di leggere le situazioni in pochi istanti. Il nostro lavoro è aiutarli a sviluppare questa capacità.

I suoi giocatori la definiscono un grande motivatore. Qual è il suo approccio?
Mi sento ancora un giocatore. Ho esperienza e cerco di capire i momenti della partita e le esigenze dei ragazzi. Punto molto sul dialogo e sulla costruzione collettiva. La passione, la fiducia e l’atteggiamento fanno la differenza.

La vostra squadra è un mix di culture, soprattutto italiane e argentine. Che valore aggiunto rappresenta?
È una grande ricchezza. Gli italiani portano passione e sensibilità, gli argentini hanno una mentalità combattiva, abituata alla lotta. Le due culture si integrano bene e creano un equilibrio importante, sia tecnico che umano.

Oggi il rugby a San Benedetto è diventato un vero fenomeno cittadino. Vi aspettavate questo entusiasmo?
Siamo molto fieri. All’inizio non era una città di rugby, c’era poca conoscenza. Oggi vediamo scuole, famiglie e tanti giovani avvicinarsi. Questo significa che stiamo trasmettendo qualcosa di positivo.

Quanto è importante il lavoro sul settore giovanile?
È fondamentale. La prima squadra è solo la punta dell’iceberg. Stiamo investendo molto sui settori Under oltre alla seconda squadra in Serie C. Il rugby è uno sport inclusivo, insegna valori che vanno oltre il campo.

Il vostro progetto supera ormai i confini cittadini?
Sì, abbiamo giocatori che arrivano anche da fuori regione. Stiamo diventando un punto di riferimento per tutto il territorio. Questo dimostra la qualità dell’ambiente che abbiamo costruito.

Guardando al futuro, dove può arrivare questa squadra?

L’obiettivo è continuare a crescere. Il terzo posto da neopromossi è un punto di partenza, non di arrivo. Vogliamo migliorare ancora e consolidare tutto il movimento, dalla prima squadra al settore giovanile.

Si ringrazia Enio Di Salvatore per la fotogallery della gara di ieri.