Nuovi elementi arricchiscono il quadro investigativo emerso dall’operazione “Suburra”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Ancona e condotta dalla Polizia di Stato.

Dalle indagini è emersa la dimensione transnazionale dell’organizzazione, che nelle fasi più recenti aveva trasferito la propria base operativa in Spagna, mantenendo però un controllo stabile e capillare sul territorio marchigiano. Un assetto che ha consentito al gruppo di rafforzare i canali di approvvigionamento e consolidare la propria presenza sul mercato.

Particolarmente rilevante la struttura interna dell’associazione, caratterizzata da una rigida gerarchia e da una netta divisione dei ruoli. Al vertice un unico referente, “il Padre”, affiancato da un ristretto gruppo con funzioni organizzative e gestionali, incaricato di coordinare le attività operative e amministrative.

Sul territorio, invece, il sistema si articolava attraverso una rete di “point”, vere e proprie diramazioni locali che operavano come filiali, garantendo una distribuzione diffusa e continua. Questo modello ha permesso all’organizzazione di radicarsi in diverse aree e di esercitare un controllo quasi totale del mercato.

Le indagini hanno inoltre documentato dinamiche interne improntate a logiche di controllo e disciplina, con episodi di violenza e ritorsioni nei confronti di affiliati ritenuti non affidabili. Parallelamente, il gruppo assicurava forme di sostegno economico e legale ai membri considerati fedeli, rafforzando così il vincolo associativo.

Un’organizzazione dunque non solo strutturata e radicata, ma anche capace di evolversi e adattarsi, combinando strumenti digitali e modelli criminali tradizionali. Ulteriori sviluppi investigativi potrebbero emergere nelle prossime fasi dell’inchiesta.