SAN BENEDETTO – Nella cornice della XXXII rassegna del documentario “Premio Libero Bizzarri”, per la speciale sezione “Doc & Scuola”  è stato presentato il 14 novembre  “Neurocene“, un prodotto audiovisivo le cui scene sono create con l’ Intelligenza Artificiale Generativa. Al termine della proiezione, il documentarista Luigi Maria Perotti ha intrapreso un dibattito sul controverso, quanto attuale, tema delle IA con gli studenti delle scuole superiori.

NEUROCENE
di Luigi Maria Perotti realizzati in collaborazione con SAILab – Università degli Studi di Siena.
I cortometraggi del progetto Neurocene sono realizzati nell’ambito di una ricerca interdisciplinare dell’Universitàdi Siena – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione e Scienze Matematiche, ispirata al lavoro del SaiLab, coordinato dal professor Marco Gori. Ambientati nel 2255, raccontano un futuro distopico in cui l’AI “rieduca” l’umanità alla sopravvivenza, offrendo spunti di riflessione sui temi della sostenibilità, dell’etica del progresso e del rapporto uomo–tecnologia.

L’attenzione degli studenti è stata viva, e gli studenti, che si trovano nel momento di questa transizione, hanno espresso  interrogativi sulla trasformazione del mercato del lavoro.

“Secondo me il problema più grande è come ci andremo a confrontare col mondo del lavoro – Ha risposto Perotti – Ogni cosa che noi facciamo e  stiamo costruendo adesso, noi stiamo studiando per un lavoro,  Poi ci ritroveremo con qualcosa che verrà semplicemente sostituito in ogni campo. Perché comunque non c’è un lavoro che non potrebbe essere sostituito dall’Intelligenza Artificiale. Io non credo che l’Intelligenza Artificiale recupera tutti i lavori. Credo che nel futuro il nostro compito sarà prenderci la responsabilità di cose che abbiamo fatto noi attraverso l’IA. Se l’IA ha fatto un errore e tu  presenti  quel lavoro come tuo, quell’errore è tuo.”

Il regista racconta poi il processo creativo utilizzato, usando l’algoritmo come “partner” per il brain storming nella stesura della storia.

“Questo è stato sviluppato come un dialogo con l’ AI.  Lei mi fa tre ipotesi, due sbagliate, una giusta, una improvvisata. In pratica, l’IA  mi produce risultati incoerenti con il prompt che io le ho dato. Questi suoi errori, che  vengono spesso definiti  allucinazioni, però sono estremamente significativi per me, perché a volte, molte di queste improvvisazioni le ho usate.”

La discussione ha toccato anche l’impatto ambientale e la questione di chi detiene il controllo sulla direzione dell’IA, dove i dati sono la risorsa fondamentale.

“In realtà sono pochi privati  a gestire le IA, perché l’oro del futuro sono i dati. Alla fine questo meccanismo  funziona perché qualcuno ha dei dati. Quindi l’oro del futuro sono proprio i dati. Le Big Tech stanno investendo enormi somme per i data center, e per ora gli investimenti superano i profitti, ma stanno raccogliendo una enorme quantità di dati. Questa tecnologia ha un impatto ambientale non sostenibile. Se voi pensate che mediamente per ogni domanda che facciamo alla nostra IA consuma una ricarica di iPhone e 5 litri d’acqua se moltiplicate per miliardi di interazioni al giorno, potete avere un’idea di quanta energia si Consumi. I prossimi 5 anni saranno fondamentali e voi avete un ruolo per tutto questo.”

Infine il documentarista entra nello specifico del progetto sviluppato in collaborazione con l’Università di Siena: la serie di cortometraggi intitolata “Neurocene”.

“Il progetto nasce con l’obiettivo di sostenere una teoria alternativa dell’Intelligenza Artificiale, che non sia centralizzata e che favorisca l’autonomia dell’utente. Tutto questo progetto nasce per dare spazio a delle teorie di persone che dicono che dobbiamo lavorare a un protocollo AI  diverso. Quindi il nostro film dovrebbe essere lo spot di questa nuova teoria.” L’obiettivo è sviluppare un AI che sia diversa, che sia un potenziamento, un rafforzamento delle capacità della persona e non di subire passivamente il flusso di dati e le informazioni provenienti da un livello di intelligenza centralizzata ed esterna.”