TERAMO – Ieri, giovedì 23 ottobre, è stata una giornata memorabile all’Università degli Studi di Teramo: Diletta Pandolfi ha conseguito con successo la laurea in Discipline della musica e dello spettacolo con la votazione di 108/110.
La giovane sambenedettese ha portato a termine un percorso che va ben oltre l’accademico. La sua tesi, incentrata sul tema dell’abilismo nel mondo dello spettacolo e delle arti visive, è il frutto di un lavoro appassionato, profondo e soprattutto vissuto in prima persona.
Diletta ha affrontato il suo percorso universitario con una determinazione rara, spesso sfidando barriere non solo teoriche ma anche concrete: dall’invisibilità delle disabilità cognitive e relazionali alla fatica di studiare in ambienti poco inclusivi, fino alla difficoltà di far valere la propria voce in contesti istituzionali. Eppure, passo dopo passo, con forza, tenacia e una sensibilità fuori dal comune, è arrivata fino alla fine – anzi, a un nuovo inizio.
Tra le fonti citate nella sua tesi figura anche il Progetto Artemide – Le Vie del Teatro, promosso congiuntamente da AIFAS (Accademia Internazionale di Formazione Arte e Spettacolo), AICAB APS e Siamo Delfini – Impariamo l’autismo, realtà che collaborano per portare nei contesti teatrali e cinematografici una nuova visione: quella di un’arte accessibile, inclusiva, e finalmente aperta alla partecipazione autentica delle persone neurodivergenti.

Un riconoscimento che evidenzia il legame profondo tra l’esperienza personale e la ricerca scientifica, in un intreccio di identità, attivismo e consapevolezza.
“La laurea di Diletta – commenta chi ha condiviso da vicino questo cammino – è la prova che nessuna difficoltà può spegnere la luce di chi ha qualcosa da dire. È una vittoria di tutte le persone che ogni giorno devono combattere anche solo per essere ascoltate”.
Oggi Diletta non è solo una studentessa che ha concluso il suo percorso universitario. È una giovane donna che ha trasformato le sue fragilità in forza, e che porta con sé un messaggio chiaro: la diversità non è un ostacolo, ma una lente preziosa attraverso cui guardare, e migliorare, il mondo.

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