SAN BENEDETTO – Solo un anno fa il giornalista d’inchiesta Sigfrido Ranucci, noto volto di “Report”, era stato accolto a San Benedetto del Tronto in occasione della presentazione del suo libro, “La scelta”, un libro che racconta la sua vita e il cammino che lo ha condotto sin qui. Clicca qui per leggere un nostro precedente articolo su Sigfrido Ranucci

Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre, Ranucci è stato vittima di un atto intimidatorio gravissimo: un ordigno è esploso sotto la sua auto parcheggiata di fronte alla sua abitazione a Campo Ascolano (Pomezia). L’esplosione ha completamente distrutto il veicolo, e un secondo ordigno ha colpito anche l’auto della figlia, posteggiata accanto. Per fortuna, nessuno è rimasto ferito, ma il gesto ha scosso profondamente tutti. “Poteva uccidere”, ha dichiarato Ranucci. “Mia figlia è passata davanti alla mia auto pochi minuti prima dell’esplosione, avrebbero potuto ammazzarla”.

Ranucci è simbolo di un giornalismo libero e coraggioso e l’episodio di questi giorni rappresenta un attacco non solo alla persona, ma alla libertà di informazione, ed essere giornalisti, denunciare tramite la parola e lo scrivere diventa una scelta o una forma di resilienza importante soprattutto in questo momento storico, in cui si cerca in modo sempre più prepotente di cancellare la possibilità ai giornalisti di fare informazione di inchiesta. A tal proposito il giornalista Sigfrido Ranucci aveva più volte contestato la Legge del 21 febbraio 2024, n. 15  intitolata “Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2022-2023” e ribattezzata “legge bavaglio”, il quale all’art. 4 sancisce “il divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”. Norma, quest’ultima, che è un bavaglio alla libertà di stampa e soprattutto alla libertà di stampa investigativa.