MILANO – Dai primi ricordi della sua vita passando per la carriera prima da giocatore e poi da allenatore, Walter Zenga ai microfoni della Gazzetta dello Sport si racconta in un’ intervista a 360°, non dimenticandosi del suo passato alla Sambenedettese.

Proprio a riguardo della sua parentesi in rossoblu, Zenga non si è mai nascosto, ricordando sempre con piacere e affetto gli anni in cui ha difeso la porta della squadra di San Benedetto.

Zenga arriva in riviera nel 1980 dopo l’esperienza al Savona e rimarrà per 2 stagioni. Queste, stagione 1980-81 e 1981-82, sono due annate molto particolari per la Samb, caratterizzate dall’incidente dello stadio Ballarin, avvenuto il 7 giugno del 1981, che proprio il portiere ricorda come l’Heysel italiano. “È il 7 giugno 1981, Samb-Matera, la partita della nostra promozione in Serie B, allo stadio Fratelli Ballarin di San Benedetto del Tronto. C’è una foto in cui sono girato verso la nostra curva, che sta prendendo fuoco. Nel rogo muoiono due ragazze e ci sono tanti ustionati gravi, ma noi non lo sappiamo e giochiamo lo stesso, tra le sirene dell’ambulanze e il lavoro dei pompieri. Pazzesco, però le comunicazioni sono lente, le notizie imprecise. Almeno non festeggiamo, perché qualcosa si viene a sapere”.

Oltre a questo, però, Zenga si lascia andare anche al ricordo del mister Nedo Sonetti, che in quegli anni guidava la Sambenedettese e che definisce l’allenatore che lo ha svezzato. Più in particolare l’ex Inter, si sofferma su un aneddoto divertente in cui era coinvolta anche la sua fidanzata:” Settembre 1981, prima giornata di Serie B, Samb-Lazio. Il giovedì, come sempre, la mia fidanzata viene da Milano e come sempre starà da me fino alla domenica. Il giovedì Sonetti mi fa: ‘Walter, la tua ragazza oggi non arriva, vero? Abbiamo una partita troppo importante’. Io: ‘Ma no, mister, si figuri’. Lei era già sul treno. Sonetti però fiuta qualcosa e la sera si presenta in ispezione nella palazzina in cui abito, dietro la tribuna dello stadio. Io nascondo lei sul terrazzino di un ufficio, assieme alla sua valigia’. Sonetti, un toscanaccio, entra in casa e mi fa: ‘Dai retta a me, Walter. Ci sono due cose su cui non mi freghi, il calcio e le donne e qui c’è odore di donna’. Ne abbiamo riso per anni. Sonetti è stato un grande allenatore, alla Samb facevamo cose che oggi vengono spacciate per nuove, tipo buttar fuori la palla avanti in attacco, per pressare gli avversari sulla rimessa. Sonetti è stato un futurista: mi stupisce che non abbia mai allenato un grande club”.

L’intervista prosegue poi con il racconto degli anni all’Inter, in Nazionale e le esperienze da allenatore. Una carriera lunga, quella dell’estremo difensore, che lo ha visto per diversi anni tra i migliori nel suo ruolo, ma nonostante ciò non ha mai dimenticato le società che gli hanno permesso di muovere i primi passi nel calcio dei grandi. Tra queste c’è sicuramente la Sambenedettese.