SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È andata in scena al teatro Concordia di San Benedetto, martedì 1 e mercoledì 2 aprile, nell’ambito della stagione teatrale promossa dal comune e dall’AMAT e realizzata con il contributo della Regione Marche e del MiC e con il sostegno di BiM Tronto, la pièce “Il Golem” del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, con Elena Bucci, Monica Piseddu e Woody Neri, per la regia di Jacopo Gassmann.

Testo enigmatico, ma denso di significati e suggestioni, “Il Golem” sottolinea l’enorme, e talvolta devastante, potere della parola, che racchiude non solo una straordinaria forza espressiva ed evocativa, ma ha anche dentro di sé un’inesauribile energia generatrice e distruttrice, capace di creare, ma anche di distruggere, di salvare, ma anche di annientare.

In un’atmosfera quasi onirica e surreale, ai limiti tra realtà e immaginazione, con una scenografia scarna e poco illuminata, tra vetrate e specchi in cui i personaggi sembrano riflettere una copia di sé stessi, si svolge la vicenda di una donna che attende con dolore e ansia che il marito, ricoverato in ospedale a causa di una malattia rara, venga curato e dimesso. Ma il governo ha deciso di chiudere tutto, gruppi ribelli stanno minacciando di assaltare l’ospedale, c’è poco tempo per agire e per salvare l’uomo, a meno che, come le propone una traduttrice, che probabilmente lavora per un’associazione segreta, la donna non impari parole di un nuovo idioma. La donna accetta e, come attraverso una metamorfosi, comincia a risvegliare dentro di sé vecchi incubi del passato, reminiscenze e ricordi forse appartenenti a un’altra identità che sembra prendere forma dentro di lei, sogni perduti o solo sognati, desideri inespressi e paure represse.

Attraverso un’interpretazione intensa e di grande impatto emotivo e grazie a un linguaggio potente e, a volte, sconvolgente e disarmante, si muovono e interagiscono i personaggi di questa vicenda personale, che, però, finisce per rappresentare la sorte di un’intera umanità in crisi, un’umanità che ha perso il senso di orientamento in un mondo allo sbando e alla deriva, ormai privo dei fondamentali diritti e valori umani, primo fra tutti, la libertà.

Ed è proprio un grido di ribellione ad ogni forma di tirannide e di imposizione quello che la protagonista lancia alla fine del suo travagliato e sofferto percorso umano e mentale; un messaggio profetico profondo e disilluso, che incarna, da un lato, un forte desiderio di libertà e d’indipendenza, e dall’altro, come un incubo premonitore, quella sensazione di angoscia e di smarrimento di fronte all’oscuro futuro che ci attende.