SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Applausi e consensi al teatro Concordia di San Benedetto per Lunetta Savino che, venerdì 10 e sabato 11 gennaio, insieme ad Andrea Renzi, Riccardo Ardolino e Chiarastella Sorrentino, ha portato in scena la pièce del drammaturgo francese Florian Zeller “La madre”, con la regia di Marcello Cotugno, nell’ambito della stagione teatrale promossa dal comune e dall’Amat con il contributo di Regione Marche e MiC e con il sostegno di BiM Tronto.

Una commedia dalla struttura non lineare ma piuttosto frammentaria, in cui quasi tutte le scene vengono ripetute, seppure con alcune variazioni non significative ai fini della trama, due volte, quasi a voler sottolineare la frammentarietà dell’io della protagonista: una donna in preda ad allucinazioni per abuso di alcool e farmaci, che si sente sola e tradita sia dal figlio, che ha lasciato la casa famigliare per andare a convivere con la propria ragazza, sia dal marito, di cui sospetta i tradimenti e con cui ormai da tempo si è rotto il legame che li univa. Ed è proprio su questa sua mancanza di un ruolo, ruolo che Anna sapeva di avere prima, come madre e come moglie, ma che non ha più adesso, che ruota il suo dramma di donna, vittima, oltre che di un amore troppo morboso e, dunque, ossessivo e malato nei confronti del figlio, anche di sé stessa, in quanto ha rinunciato a vivere per dedicarsi solo e unicamente al figlio.

Intensa e coinvolgente l’interpretazione di Lunetta Savino, ben supportata dagli altri interpreti che riescono, insieme a lei, a ricreare sul palco una rete di relazioni talvolta ambigue e ambivalenti, quasi a metà tra sogno e realtà, una realtà, difatti, alterata dalla visione distorta e deformata della protagonista. E così, il tono quasi giocoso ed effervescente con cui la commedia si apre, con un simpatico e ironico battibecco tra Anna e suo marito, cede progressivamente il posto ad atmosfere più cupe e malinconiche in cui la donna, che si sente infelice ed esclusa da tutta la famiglia, trova l’unico conforto solo nel ricordo di un passato sereno, quando i figli erano piccoli e lei gli preparava la colazione prendendosi cura di loro.

Una donna sconfitta e vittima di sé stessa, dunque, quella che la Savino ha ricostruito, con credibilità e naturalezza, sulla scena, riuscendo a dare vita ai molteplici sentimenti che la animano e che, al tempo stesso, la tormentano: rabbia, dolore, gelosia, frustrazione, delusione, impotenza, illusione, amarezza, speranza. Una donna che, seppure nei suoi eccessi e nelle sue ossessioni, finisce per diventare emblematica; un personaggio di non facile interpretazione, ma che la brava attrice pugliese ha saputo restituire al pubblico in tutta la sua complessità, drammaticità e universalità.