Nella Teca centrale della sede Rai di Ancona – fino a quando ha dominato il sistema analogico Betacam – un enorme scaffale dal pavimento al soffitto era destinato a contenere una marea di videocassette, fra le quali era possibile trovare praticamente tutto, tutto quanto potesse mai riguardare uno dei 228 comuni delle Marche. Tutti, da Ancona fino al più sperduto paesello fra i Sibillini. Quando in redazione a qualcuno serviva materiale di repertorio, magari pure con particolari scene estive o invernali, lì di sicuro c’era. E infatti lo si chiamava “il Giacimento Rossetti”.

Sì, perché in vent’anni di Rai, fra il 1991 e il 2011 (dopo essere stato al Corriere Adriatico e al Resto del Carlino) Giannetto Sabatini Rossetti, questo il suo nome completo, ma per gli amici e i colleghi semplicemente “Gianni”, era stato dappertutto, nelle Marche.

Quando la mattina (presto) usciva in trasferta da Piazza della Repubblica per andare da qualche parte con la troupe – che all’epoca era una cosa seria: giornalista, TCO (Tele Cine-Operatore) e tecnico per luci, audio e guida automezzo – Gianni poi tornava nel tardo, a volte tardissimo pomeriggio con “almeno” 30 e più minuti di materiale girato. Salutando infine i colleghi del turno serale con il solito (ironico) “Ragazzi, è stato un piacere!”.

Ma a cosa poteva servirgli tutta quella roba riportata sulla scrivania se un servizio del il Tg al massimo doveva durare fra 1,30 e 2 minuti?

Uno solo? Di servizi (sui risvolti, aspetti, particolari, dettagli, prospettive e quant’altro possibile e immaginabile) Gianni nei giorni successivi ne tirava fuori altri due, tre, quattro, cinque… Una volta fra le recondite pieghe di una cassetta riuscì cavare persino l’intervista a un gatto – ripeto: a un gatto – che secondo la sua proprietaria (dalle parti di Jesi, la sua città) miagolando riusciva a profferire “parole”. Davvero mai Tg aveva osato tanto.
E il resto andava per il repertorio, ad implementare il mitico “Giacimento Rossetti”.

“Una cassetta girata è come il maiale – mi spiegò un giorno – non si butta via mai niente”. Presi ad imitarlo anch’io. E come lui divenni il terrore dei tecnici di produzione. Quando Rossetti, e magari seguito a ruota pure da Buscemi, si aggirava fra le salette di montaggio, era un fuggi-fuggi generale. Per i malcapitati si prospettavano ore di pignolo lavoro.

Nella foto sotto. 3 marzo 2006, inaugurazione della redazione di Riviera Oggi. Da sinistra, Gianni Rossetti, presidente dell’Ordine dei Giornalisti Marche, Giovanni Giacomini della Federazione della Stampa, Giuseppe Buscemi e il direttore di questo giornale, Nazzareno Perotti

È questo solo uno dei motivi per cui ieri mi ha veramente sconvolto la notizia che Gianni se ne è andato così, improvvisamente. E proprio di questi tempi maledetti che non mi consentiranno neanche di andare a piangerlo a Jesi.

Un mèntore e maestro che se ne è andato in punta di piedi, a lungo presidente regionale e poi consigliere nazionale del mio Ordine professionale. E poi ancora fondatore e direttore della Scuola di Giornalismo all’Università di Urbino. E persino dopo – in pensione lui e più tardi in pensione io – sempre ancora punto di riferimento nei periodici (e obbligatori) corsi di aggiornamento professionale.

Il mestiere del giornalista è scarpinare, per seguire i fatti. Due affermazioni di Egisto Corradi e di Ugo Stille che Gianni Rossetti ha sempre messo in pratica e insegnato a fare, per tutta la sua vita.

Alla moglie, signora Linda, e ai figli Francesco, Letizia e Luca, le più commosse e affettuose condoglianze mie e dell’intera redazione di Riviera Oggi.


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