LEONI DA TASTIERA. Sui social troppo spesso si scrive a ruota libera. E il paradosso è che oggi i giornali vengono letti proprio attraverso i social. Una resa quasi incondizionata che, a lungo andare, rischia di diventare molto dannosa.

Il mio disappunto nasce dall’intervista di oggi a Franco Fedeli, imprenditore romano interessato all’acquisto della Sambenedettese. Un uomo di 82 anni, economicamente molto forte, appassionato di calcio e conosciuto a San Benedetto per aver ottenuto risultati importanti, pur senza riuscire nell’obiettivo finale della Serie B. Che, a suo dire, vorrebbe raggiungere adesso.

Personaggio spigoloso? Sicuramente sì. Fuori dagli schemi? Anche. Ma nel calcio ne abbiamo conosciuti tanti così: Anconetani, Cellino, Zamparini e altri ancora. Presidenti discussi, spesso fumantini, ma non per questo interessati al calcio per arricchirsi.

L’intervista nasce da una sua volontà precisa: tornare alla Samb per completare un percorso rimasto incompiuto. Da tifoso rossoblù da quasi 70 anni, gli ho chiesto di trasformare le parole in numeri concreti. Lo ha fatto pubblicamente:

  1. Due milioni subito, di tasca propria, per acquistare i primi giocatori.
  2. Gestione economica a suo carico, utilizzando poi incassi, sponsor, abbonamenti e marketing per continuare a investire sulla squadra.
  3. Disponibilità ad affidare la gestione societaria in loco a un imprenditore sambenedettese o meglio al suo staff, con quote anche minoritarie ma operativo sul territorio. “La distanza da Roma fu uno dei problemi principali della mia precedente esperienza”. Pare che abbia individuato la persona giusta.
  4. Ammissione di aver commesso un errore nella cessione a Serafino, ma ribadendo di aver agito in totale buona fede: “Ha ingannato me e la città”, sostiene Fedeli, ricordando come all’inizio fosse stato accolto da tutti quasi da salvatore.

Si può essere d’accordo o meno. Si può credere o non credere alle sue parole. Ma il punto del mio disappunto è un altro: il potere sempre più invasivo dei leoni da tastiera, pochi ma che fanno più rumore della grandissima maggioranza che assiste in silenzio.

Perché spesso:

  • insultano senza documentare nulla;
  • esprimono sentenze senza prove;
  • attaccano persone e giornalisti solo perché pubblicano un’intervista;
  • trasformano ogni discussione in una tifoseriam se non per interessi personali

In queste ore qualcuno ha addirittura attribuito al sottoscritto le parole pronunciate da Fedeli, quasi fossi io il protagonista dell’intervista o addirittura un suo sostenitore interessato. Tutto falso. Pier Paolo Flammini, nostro giornalista per tanti anni e attualmente a Vera Tv può testimoniarlo. Chi conosce la mia storia professionale sa perfettamente che ho sempre espresso opinioni in piena libertà, senza dover rispondere a nessuno.

La cosa che colpisce di più, però, è un’altra: il silenzio di parte dell’informazione locale. Di fronte a dichiarazioni così pesanti — due milioni subito per costruire una squadra competitiva e tanto altro — sarebbe normale verificare, approfondire, chiedere conferme e magari fare le proprie valutazioni giornalistiche.

Invece sembra quasi che qualcuno abbia paura delle reazioni social. Come lo sparuto numero dei cosiddetti “leoni da tastiera” fossero diventati più influenti del giornalismo stesso. Altro che ‘quinto’ potere: sembrano ormai diventati quasi il ‘decimo’.

E allora il rischio è evidente. Se una persona intenzionata a investire sulla Samb dovesse tirarsi indietro ancora prima di iniziare, potrebbe anche pensare: “Ma com’è possibile che chi vuole aiutare la loro squadra venga insultato preventivamente, senza neppure essere giudicato per i fatti?”.

Poi magari arriverà qualcuno più forte, più ricco e più capace. Ben venga. Ma sarebbe giusto che ogni progetto venisse valutato con equilibrio, senza processi preventivi e senza il clima tossico che ormai domina troppo spesso il dibattito cittadino sui social.

Perché alla fine la vera domanda è semplice: conta davvero quello che scrivono quattro profili, anonimi e non, o conta il bene della Sambenedettese?