SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Caso De Berardinis, di seguito pubblichiamo una nota stampa dei consiglieri di opposizione Falco, Curzi, De Vecchis, Mandrelli, Capriotti, Sanguigni circa le dichiarazioni rilasciate ieri (clicca qui) in una conferenza stampa da parte di Pierfrancesco Troli, consigliere di maggioranza che si è rivelato autore delle due denunce alla disciplinare (e alla Procura) che nel 2019 hanno colpito il dirigente pubblico Roberto De Berardinis, innescando anche un caso politico piuttosto aspro, visto che gli stessi consiglieri di minoranza che firmano il comunicato di oggi hanno più volte scritto di ritenere le vicissitudini del dirigente collegate al controllo pubblico di Picenambiente (clicca qui), partecipata che il dirigente con la compilazione a dicembre di una delibera riportò sotto la legge Madia. Dopo il voto favorevole di tutto il consiglio, però, mentre la partecipata ha fatto parallelamente ricorso al Tar, Picenambiente non si è mai adeguata alla delibera. Gli stessi consiglieri di minoranza hanno diffidato, invano,  due volte negli scorsi mesi il sindaco Piunti affinché convocasse in tal senso l’assemblea dei soci della società dei rifiuti.

“Piunti non ha mai applicato il controllo pubblico di Picenambiente”. Cinque consiglieri diffidano (di nuovo) il Sindaco

Qui il comunicato stampa:

“Le dichiarazioni rilasciate alla stampa il 30 agosto dal consigliere Pierfrancesco Troli appaiono a tratti penose a tratti esilaranti: il nostro moralizzatore a quanto pare controlla tutti i dipendenti comunali che ha la ventura di avvistare in giro in orario lavorativo, ma secondo la dichiarazione scritta della responsabile dell’ufficio cartellini, ha eseguito accesso agli atti orale, informandosi solo sullo sventurato dirigente e solo sulle date delle due udienze, avendolo fortuitamente incontrato in Tribunale sia il 18 che il 29 gennaio.
L’Avv. Troli ha ritenuto quindi di aver sventato la malefatta di un c.d. “furbetto del cartellino”, come addotto nella segnalazione poi inviata, nella quale egli ventila il possibile “capo d’accusa”, suggerendolo all’UPD, salvo poi affermare nel corso della conferenza stampa che sapeva benissimo che i dirigenti non sottostanno all’obbligo di timbratura.
Sicuramente, come già detto, almeno la dott.ssa Talamonti, l’Avv. Di Concetto e l’Avv. Ottoni, legale nominato dal Comune nella causa intentata dal dirigente, conoscevano perfettamente la circostanza che egli sarebbe stato in tribunale il 19 gennaio alle ore 9 e seguenti.

Il Consigliere si affanna a negare qualsiasi accanimento o collegamento della vicenda con la nota delibera sul controllo pubblico della soc. Picenambiente, predisposta dallo stesso dirigente, da cui derivano conseguenze di legge pregiudizievoli per diversi soggetti (oltre che diversi atti legali da parte dei consiglieri di minoranza): egli era stato opportunamente informato delle date da verificare per “cogliere in fallo” lo sventurato, e non è nemmeno prospettabile che abbia agito “a titolo personale”, tanto più che se così fosse, l’ex capogruppo non avrebbe potuto usare la carta intestata dell’ormai estinto gruppo consiliare “SiAmo San Benedetto” senza informare gli altri ex componenti e gli assessori, come sempre accadeva per ogni minima decisione.
L’Amministrazione infatti, tramite l’UPD, si è affannata a occultare e sbianchettare il suo nome persino in occasione dell’accesso agli atti da parte del legale del dirigente, e solo dietro minaccia di denuncia alla fine siamo riusciti ad avere la documentazione.
Dal canto suo il consigliere si è ben guardato dal metterci la faccia assumendosene la responsabilità, il che non avrebbe minimamente interferito sull’iter dei procedimenti.

Nel procedimento sull’accesso agli atti “irregolare” della consigliera Falco sulla relazione dell’udienza al Tar tra il Comune e la Picenambiente, il consigliere Troli è ancora più imbarazzante: prima lamenta che la Falco avrebbe ricevuto la relazione prima del sindaco, senza regolare accesso agli atti per iscritto, poi afferma di aver fatto lui stesso accesso orale agli atti sugli orari lavorativi del De Berardinis, dice che la relazione era riservata e che la consigliera l’ha piazzata sulla chat della maggioranza, ma poi dalla documentazione appare chiaro che il Sindaco aveva chiesto a Lucchetti di NON inviargli la relazione, ma di mandarla SOLO a De Berardinis, il quale avrebbe dunque potuto legittimamente non inviargliela affatto, ma se il Sindaco non la voleva non vuol dire che i consiglieri, TUTTI, non avessero diritto di conoscere l’andamento dell’udienza.
Lo stesso Avv. Lucchetti, sentito dall’UPD, ha confermato che la relazione non aveva affatto carattere di riservatezza non contenendo alcuna strategia processuale né informazioni da tenere segrete. Però il consigliere continua a definirla come riservata, forse ne sa più dell’Avv. Lucchetti…

Indegno di ogni commento è l’accenno all’esposto presentato in Procura nei confronti del De Berardinis e della Falco: i consiglieri di minoranza hanno con tutta evidenza voluto far luce sulla vicenda, divulgando il contenuto di atti la cui riservatezza è prevista dalla legge a esclusiva tutela del soggetto sottoposto a procedimento disciplinare.
Tutto ciò nell’espletamento del loro mandato e non certo per motivi personali, a tutela della trasparenza, dignità ed onorabilità dell’operato dell’Ente comunale e delle sue articolazioni, avendo cercato di evitare con ben due diffide il risarcimento poi richiesto al Comune dal dipendente danneggiato, oltre che i danni derivanti dal tempo lavorativo perso dal personale dirigenziale impegnato nei due procedimenti disciplinari e dai conflitti fomentati o acuiti all’interno degli uffici comunali a causa di tali procedimenti infondati e persecutori, tutti costi diretti ed indiretti cui forse il consigliere non aveva pensato nel suo anelito di malintesa giustizia. E su di lui se possibile la pensiamo peggio di prima, ora vorrebbe nel contempo prendersi tutte le responsabilità e redimersi per non gettare ombre sull’operato dei suoi colleghi in vista delle prossime avventure elettorali? Ma soprattutto chiediamo: chi pagherà per queste prodezze?”.


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