Riceviamo e pubblichiamo da parte di rappresentanti, il consigliere regionale marchigiano Giorgini in testa, del Movimento 5 Stelle:

“Come nel romanzo di Honoré de Balzac “La Pelle di Zigrino”, i vertici di Picenambiente cercano in tutti i modi di mantenere il potere assoluto per poter continuare la linea dettata dai soci privati, ma la pelle si restringe sempre di più e dopo lo scandalo delle macerie che potrebbe avere ancora sviluppi importanti, il suicidio amministrativo, e politico, di chi gestisce e amministra la Picenambiente, è solo rimandato! Ci sarà solo da capire se arriverà prima il Tar oppure la Procura di Ascoli Piceno!

Prima di addentrarci nel ginepraio amministrativo del controllo pubblico/privato però, pensiamo sia necessario tornare indietro per capire come mai sia tanto importante e non si stiano lesinando sforzi per tenere il controllo dell’azienda: insomma, guardare al passato per capire presente e futuro.

 Nel consiglio comunale del 10 dicembre 2012 e in quello del 19 novembre 2013, si decisero le sorti di Picenambiente s.p.a. poiché, oltre alla creazione di Picenambiente s.r.l., si decise anche che nuovi soci sarebbero subentrati alla Eco Service S.r.l. di Corridonia, Idropompe S.r.l. di Fermo e Edra Ambiente Soc. Coop. di Senigallia; la nascita di Picenambiente s.r.l. sarebbe dovuta essere propedeutica alla gestione della discarica Alto Bretta, dove si prevedeva l’abbancamento di rifiuti speciali non pericolosi per 460.000 metri cubi, ma che non andò mai in porto per la bocciatura dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) da parte della Regione Marche, con una perdita conseguente di circa 500 mila euro.

 Il termine per la presentazione delle offerte per l’ingresso in Picenambiente fu fissato alle ore 13,00 del 29.08.2011; pervennero nei termini solo 3 plichi (si pensi che per la realizzazione delle paratie delle vasche 3 e 4 di Relluce arrivarono ad Ascoli Servizi Comunali ben 370 candidature). Questi i concorrenti;

Concorrente n° 1 – istanza prot. n° 47800 del 25.8.2011;

Concorrente n° 2 – istanza prot. n° 48220 del 29.08.2011 (ore 10:00);

Concorrente n° 3 – istanza prot. n° 48257 del 29.08.2011 (ore 10:50);

 

Durante il consiglio comunale del 19 novembre 2013, l’assessore allora competente confermò quanto già asserito durante l’assise del 10 dicembre 2012: per la procedura ad evidenza pubblica si erano presentati solo tre raggruppamenti di cui uno escluso già al primo turno; alla valutazione successiva restarono in pista solo l’ATI (Associazione Temporanea Imprese) dei tre soci uscenti in contrapposizione a una nuova ATI composta da Econord spa (quota 25,29%), Deco spa (21,82%) e S.e.ab S.r.l.(2,48%) che poi si aggiudicò il bando.

 In base alla valutazione del dott. Luigi Troli approvata dal CDA di Picenambiente, il valore attribuito alla società fu di 12.000.000,00 (dodici milioni/00) e il valore che i soci privati avrebbero dovuto sottoscrivere per l’ingresso, sarebbe stato di 5.945.760,00 (Determina n. 102 del 01/02/2012 destinati ai soci uscenti); il bando fu aggiudicato con un rialzo di offerta pari al 5,321% per un importo di 6.262.133,89, di 316.373,89 superiore alla base d’asta( destinati ai soci pubblici).

  1. Il bando di gara, che prevedeva l’offerta economica più vantaggiosa, fu pubblicato sul GURI il 29/07/2012;
  2. L’aggiudicazione provvisoria dei vincitori del bando avvenne con verbale della Commissione esaminatrice del 07/09/2012;
  3. Il 18/10/2012 con determinazione del Dirigente Settore Sviluppo e qualità del territorio e dell’economia locale 1287, la quota societaria del 49,548% della PicenAmbiente S.p.A. fu definitivamente aggiudicata a favore del già citato raggruppamento temporaneo di imprese;
  4. Già a inizio 2013 si vociferava che la dott.ssa Catia Talamonti sarebbe diventata presidente di PicenAmbiente e nel settembre del 2013 ella lo divenne effettivamente.

La commissione che valutò le offerte dei tre concorrenti  e decise le sorti di Picenambiente per 15 anni era composta dal presidente Catia Talamonti dirigente del comune di SBT, dai membri esperti Angelo Ruggero segretario del comune di Ascoli Piceno e Mauro Cutini ingegnere e in qualità di segretario verbalizzante Fiorella Pierbattista, segretaria del comune di SBT. Coincidenza volle che il presidente di quella commissione sarebbe diventato presidente di Picenambiente S.p.a.

Ora la domanda sorge spontanea: fu equa, giusta, disinteressata, quella scelta?

Queste le parole dell’allora assessore (avv. Canducci) nel consiglio comunale del 19 novembre 2012:

[…questa gara a doppio oggetto prevedeva ovviamente come imposto dalla legge l’indicazione delle attività che questi privati avrebbero dovuto svolgere una volta divenuti soci della Picenambiente e all’interno del bando discutendo con gli altri sindaci fissando delle linee guida sulle attività che i soci privati avrebbero dovuto svolgere…], […e un’altra attività era quella di creare un piano industriale che avesse come obiettivo, come scopo, il raggiungimento degli obiettivi fissati dai sindaci… quindi rendere autosufficiente il nostro territorio sotto l’aspetto del ciclo dei rifiuti… sulla basi di questi principi è stato pubblicato un bando prima c’è stata un’attività di preselezione dove hanno partecipato tre soggetti, uno di questi tre non aveva i requisiti e quindi è stato escluso dalla gara della seconda fase dove sono rimasti due partecipanti una ATI dove sono presenti i soci attuali e l’altra dove sono presenti Eco Nord, Seab e Deco… hanno potuto presentare la loro proposta sia il rilancio sul valore delle azioni stabiliti che la proposta del trasporto che sul piano industriale è stata composta una commissione dove il presidente è il nostro segretario comunale e altri tre componenti… con competenze specifiche e alla fine di questa valutazione è risultata vincente la proposta…].

 Inoltre, all’osservazione fatta dal nostro consigliere del Movimento 5 Stelle circa la scelta di alcuni soci, l’assessore rispondeva così:

[…io so che vi è stato un bando con criteri di ammissione e in questi criteri di ammissione ovviamente ci sono anche quei dati che sono procedimenti pendenti o comunque le condanne (riferito alla SEAB S.r.l. nda)… c’è stata una valutazione delle caratteristiche dei requisiti  dei soggetti che hanno partecipato al bando e questa valutazione chiaramente oggi che siamo arrivati alla fine dell’aggiudicazione molto probabilmente si è chiusa in maniera positiva quindi non c’erano gli estremi legislativi per escludere i partecipanti che oggi risultano vincenti dalla gara considerato che non c’è stato nessun ricorso…], [se la procedura di gara è corretta come lo è sicuramente…], [non ho motivo per pensare il contrario considerato la commissione che era stata composta…], e ancora […se ci fosse stato qualcosa qualcuno avrebbe fatto ricorso considerando che il contratto vale 250.000€ in 15 anni… io ritengo che la commissione abbia valutato i requisiti e quindi oggi è stato aggiudicato il bando…].

In conclusione, resta da capire:

  1. Le quote furono assegnate dando priorità alla presentazione e alla validità del Piano Industriale che prevedeva più di 10.000.000 di euro di investimenti: dove è andato a finire questo Piano, visto che di questi 10 milioni non si ha traccia alcuna? Non li hanno visti i cittadini di San Benedetto del Tronto, non li hanno visti i cittadini piceni, ma, ciò che desta i maggiori dubbi, come è possibile non ne abbiano sentito la mancanza nemmeno i soci pubblici? I dividendi sono stati intascati però. Tutti. Ogni anno.
  2. Come dettagliato, la presidente della commissione giudicante dopo qualche tempo acquisì la presidenza di Picenambiente spa: era già concordato? Come è potuto accadere? Visti gli accadimenti successivi, non è lecito chiedersi se abbia fatto l’interesse collettivo?
  3. Chi ha individuato e consigliato al sindaco i tre soci che poi si aggiudicarono la gara? Forse gli stessi che agirono nel progetto “Palacongressi”?

Chiunque sia dotato di pollice opponibile, ha ormai capito, almeno dovrebbe, che il motivo principale per cui i soci privati vogliono il controllo dell’azienda è probabilmente che in questo modo non occorrerebbero procedure di evidenza pubblica; ciò vuol dire assegnazione diretta degli appalti, insomma poter agire senza rendere conto a nessuno, data anche la vacanza dimostrata in più di una occasione dai nostri rappresentanti pubblici nelle assemblee del CDA.

Il sindaco e il vicesindaco attuali, che a quel tempo si ritagliarono un ruolo da paladini della giustizia attaccando il sindaco Gaspari per quello che stava facendo con Picenambiente, cosa fanno oggi per far rispettare le leggi e difendere non solo la giustizia ma anche l’onorabilità dei propri dipendenti? Quello che è successo al sig. De Berardinis è da considerare uno dei più riusciti esempi di “intimidazione di dirigente pubblico”?; non è che questi, facendo il proprio dovere e difendendo gli interessi dei cittadini come dovrebbe fare ogni politico eletto, abbia cozzato contro l’interesse di qualcuno? Nel corso degli ultimi mesi è stato sottoposto a una rappresaglia senza precedenti per aver proposto una delibera a favore del controllo pubblico di PicenAmbiente: “Il Procedimento Disciplinare” Prot. N. 30550 e l’irrogazione della sanzione disciplinare, con “sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per n. 60 giorni” firmata proprio dalla dott.ssa Catia Talamonti (e dal dott. Antonio Rosati oltre al Dott. Giuseppe Coccia) ne è stato (omissis…)  l’atto finale.

Il sindaco e il vicesindaco hanno forse preferito lavarsene le mani e aspettare le decisioni del TAR Marche per la nuova composizione del CDA di Picenambiente? Anche questo non sarebbe un bel segnale di trasparenza perché il CDA si dovrebbe rinnovare prima della scadenza e comunque nei tempi dell’approvazione del bilancio annuale.  Come è possibile, visto che la cittadinanza li ha eletti a garanti della cosa pubblica e li ha delegati a prendere decisioni per il bene di tutti?

In un’ottica appena più ampia ma con gli stessi principi generali, il nostro sindaco dovrebbe spiegarci e spiegare a tutti i cittadini Sambenedettesi, cosa ci fa il sig. Guido Renzi nel collegio sindacale di Picenambiente, visto che da come ci risulta è anche dipendente part-time al Comune di San Benedetto del Tronto (mercato ittico?). Difatti l’art. 53 – comma 5 – del D.Lgs. 165/2001, Testo Unico in materia di pubblico impiego,  sancisce che trovasi in situazione di conflitto di interessi il dipendente della Pubblica Amministrazione controllante o partecipante, ancorché part time, che svolga le funzioni di membro del collegio sindacale in una società partecipata o controllata dalla medesima PA.

E ancora, facciamo presente che il sig. Guido Renzi è presente anche nel collegio sindacale del C.A.A.P (centro Agroalimentare) lasciando intravedere un potenziale ed ennesimo conflitto di interessi. Anche su questi fatti documentati il Sindaco vuole girarsi dall’altra parte, o magari crede finalmente giusto prendere una decisione al riguardo?

A questo punto la storia si ripete e la tragedia muta in farsa, ben più di due volte purtroppo: verificare i  “conflitti di interesse” è compito del RAC (Responsabile dell’Anticorruzione) che nel comune di San Benedetto del Tronto è il Dott. Rosati, vicesegretario generale, ma anche del direttore del personale, presidente di Picenambiente, dott. Catia Talamonti. Ecco.

Stanchi di certe cose, per ora non vi è altra strada che la denuncia all’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), nell’auspicio vogliano verificare al più presto la situazione qui sopra esposta.

Ma quando finiranno queste storie, questi intrecci, sulla pelle dei cittadini? È davvero possibile dover constatare ogni volta che la vecchia politica non agisce MAI in funzione del benessere collettivo? Un piccolo comune come Montalto delle Marche è stato capace di svincolarsi dalla gestione di Picenambiente, sebbene abbia dovuto difendere con le unghie e con i denti, anche in tribunale, la propria decisione: se per il Comune di San Benedetto del Tronto la situazione con questa società non dovesse mutare radicalmente e se il Movimento 5 Stelle ottenesse la fiducia dei cittadini, rivedrebbe senz’altro la posizione del Comune nei confronti di Picenambiente valutando senz’altro percorsi alternativi. Un’azienda come Picenambiente deve diventare un valore aggiunto e non una fonte inesauribile di conflitti. Per questo è certamente necessario un cambio di mentalità, di visione; il governo della città di San Benedetto del Tronto non può essere lasciato ancora nelle mani della politica attuale e passata: un’altra gestione è possibile, necessaria, doverosa”


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