SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Vi abbiamo parlato qualche giorno fa della protesta dei proprietari dei cani e della petizione che sta circolando in questi giorni per salvare il Parco Bau situato alla Foce dell’Albula. (CLICCA QUI)

Adesso sappiamo però anche chi sono gli autori della raccolta firme. Siamo infatti stati contattati dall’ex deputato di Forza Italia Gianluigi Scaltritti che ha messo in piedi la petizione assieme a Luigi Parri. A supporto dei due c’è anche l’associazione nazionale “Fare Ambiente” e in particolare il “ramo” “Laudato Si” di San Benedetto che si occupa di animali d’affezione.”Siamo determinati e vogliamo arrivare almeno a 500 firme” fanno sapere “ad ora possiamo già contare su un gruppo di 40 persone”. Con la costruzione del parco tematico con al centro la prua restaurata della Genevieve, il Parco Bau dovrà infatti traslocare dall’attuale sede con l’amministrazione che ha assicurato la disponibilità della striscia di terreno che corre affianco alla ferrovia in via Paolini.

Via Paolini, possibile nuova sede del Parco Bau

Ma la soluzione alternativa non convince. “Si tratta di un lembo di terra assolutamente insufficiente per un’area per cani” spiega Luigi Parri. “Idealmente c’è bisogno di almeno tre zone divise l’una dall’altra perché bisogna tenere conto dell’istinto e delle abitudini dei cani, del fatto che maschi di grossa taglia insieme spesso non possono stare, oppure lo stesso discorso vale per i maschi e le femmine in calore” prosegue Parri. Ma neppure la location alternativa in sé convince più di tanto. “Non capisco perché i proprietari dei cani debbano essere relegati dietro alla stazione, dov’è attualmente il Parco Bau rappresenta un luogo centrale e ideale per la socializzazione, compresa quella dei padroni. Per questo deve rimanere lì, a patto che venga recuperato dal degrado.  In via Paolini non ci andrà nessuno, per non parlare della vicinanza delle case che potrebbe essere un problema” chiosa Scaltritti.

Costruito all’epoca della Giunta Martinelli, il Parco Bau dell’Albula fu uno dei primi a sorgere in zona. “E fu anche pensato bene, con servizi attivi e tre aree separate” aggiunge sempre Parri. Il problema è però l’incuria a cui è stato abbandonato negli anni. “Il Parco adesso è assolutamente degradato” spiegano i due aggiungendo che ormai le tre zone in cui è divisa l’area sono in condizioni fatiscenti. Solo lo spazio che affaccia a Nord, in via dei Tigli ha ancora l’acqua corrente per l’abbeveramento mentre negli altri due spazi, quello a Est verso il Mare e quello che affaccia a Sud, i servizi non ci sono più e non è più possibile neppure chiudere i cancelli, tant’è che qualcuno “è costretto a portarsi il fil di ferro da casa per tenerli serrati”.

Il Parco Bau, visibili le tre aree

E allora Scaltritti e Parri, che assicurano di voler andare fino in fondo (“è un servizio importante”) e si dicono “pronti ad accamparci al parco per protesta” rilanciano un’idea, che tra l’altro è scritta nero su bianco anche sulla petizione. “E’ necessario istituire un chiosco, tramite bando pubblico, in modo che il gestore potrebbe aprire la mattina e chiudere la sera il giardino e mantenere ordine e pulizia.” Ma non è finita qui, lo stesso Scaltritti aggiunge: “Più a Sud (a Sud della Foce dell’Albula n.d.r.) c’è una spiaggia libera che potrebbe diventare una spiaggia per cani. Una città turistica come San Benedetto non può ignorare l’importanza che rappresenta offrire servizi ai proprietari di cani. Se andiamo a Rimini troviamo aree per il dog-sitting e hanno studiato un modo per permettere ai cani di fare il bagno in sicurezza assieme ai padroni”.

L’area proposta dall’ex deputato per la spiaggia per cani

Sarà però difficile, forse, far cambiare idea all’amministrazione che ha già trovato (in parte) alcuni fondi per finanziare il parco tematico dedicato alla pesca oceanica. Ma anche su questo punto l’ex deputato azzurro ha le idee chiare. “Sono stato responsabile nazionale (Scaltritti era anche nella relativa commissione parlamentare n.d.r.) della pesca marittima e a mio avviso la pesca oceanica non può essere rappresentata da quello che è poco più di un rottame (qualcuno in passato ha anche messo in dubbio la storicità della stessa Genevieve, che ha subito diverse riconversioni nella sua storia in mare n.d.r). Avrei potuto capire se fosse stata un’elica il simbolo o un timone. Ho anche letto che Bim Tronto e Camera di Commercio parteciperanno con 40 mila euro complessivi e lo trovo assurdo” continua Scaltritti “Perché, in una città piena di buche e con problemi di sporcizia e rifiuti, non spendono i soldi dove servono?”.

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