SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questi giorni la Prefettura di Ascoli Piceno ha emesso un bando per l’accoglienza temporanea di cittadini extra-comunitari che hanno richiesto protezione internazionale. Al nostro Comune spetterà l’accoglienza di 146 migranti nei prossimi mesi. La quota che spetterebbe a San Benedetto è di 155 a cui però vanno sottratti i 9 migranti già ospitati nell’ambito del progetto Sprar tramite il Gus (Gruppo Umana Solidarietà). O meglio quello che ne rimane perché, a novembre, il Comune di San Benedetto ha detto stop al progetto “Sprar Oltre” non rinnovando la convenzione col Ministero dell’Interno e quindi trasferendo altrove 29 dei 38 rifugiati che avevano trovato ospitalità in città negli ultimi mesi.

CONFINI MOBILI. A corredo della vicenda, a novembre come dopo le ultime news, il popolo del web si è scatenato, riaccendendo anche a San Benedetto la questione-accoglienza, proprio negli stessi giorni in cui Milano organizzava la Marcia per i migranti, non senza polemiche anche quella. Neanche a farlo apposta, in questi giorni di “marasma” mediatico attorno all’argomento, si incastona il convegno “Confini Mobili”, in programma per giovedì 25 maggio in sala consiliare, un appuntamento messo in piedi dalla “Fondazione Libero Bizzarri” con il sostegno della Regione Marche e dell’Anci. All’incontro, moderato fra gli altri dalla consigliera Flavia Mandrelli di Articolo Uno e da Enzo Gravina dei Radicali Italiani, interverranno diversi sindaci del territorio fra cui Piunti, Stracci, Castelli e Piergallini assieme al Prefetto di Ascoli Rita Stentella e a diversi altri personaggi del mondo della politica e delle associazioni del terzo settore che da sempre si occupano di accoglienza e migrazione.

PAURA E CONOSCENZA. Proprio la presentazione del convegno, avvenuta nella mattinata del 23 maggio e a due giorni dall’apertura dei lavori, è stata occasione per tornare sulle ultime dinamiche che hanno coinvolto e avvolto il tema. “Questo convegno serve a conoscere meglio l’argomento, che è un argomento scomodo perché non segue la pancia delle persone” chiosa proprio Flavia Mandrelli. “Quando parliamo di accoglienza e migranti dovremmo sempre usare la ragione e non l’emotività” continua la consigliera di Articolo Uno, con evidenti riferimenti alle mobilitazioni web, sempre dietro l’angolo quando si affronta il tema. “Questa giornata di studi serve per conoscere, perché solo con la conoscenza si elimina la paura”.

A proposito di conoscenza, cerchiamo di capire meglio anche noi: cos’è il servizio Sprar? Il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) è una sorta di “rete” di centri definibili di “seconda accoglienza”(per differenziarli dai centri di accoglienza) destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale anche se talvolta, negli ultimi anni, il sistema ha accolto anche immigrati non definibili come rifugiati o richiedenti asilo, sopperendo alle carenze dei Centri di Accoglienza e della cosiddetta “rete primaria”. Queste dinamiche in particolare hanno contribuito a ingenerare spesso una confusione fra i servizi e, cosa ancor più sovente, un difficile scernimento fra il migrante e il richiedente asilo.

“RISCHIO GHETTIZZAZIONE”. Il convegno servirà anche per approfondire i diversi strumenti e programmi di accoglienza, visto che, nonostante la soppressione del servizio Sprar, i migranti saranno comunque accolti a San Benedetto (e nei comuni della provincia) nei prossimi mesi. Ma non tutti pensano che la situazione sarà migliore. “La migliore organizzazione è quella dello Sprar” sostiene Enzo Gravina dei Radicali Italiani “perché il programma garantiva, oltre a un percorso mirato all’aggregazione, anche di evitare che le persone fossero stipate tutte assieme all’interno di una stessa struttura. Con 4 o 5 persone per ogni appartamento era molto più probabile il progressivo inserimento nel tessuto sociale”.

Per Gravina insomma adesso si rischia “la ghettizzazione” perché il bando della prefettura, aperto un po’ a tutti (dalle cooperative alle associazioni passando pure per gli enti ecclesiastici ma anche per le strutture ricettive n.d.r.) “dice chiaramente che per ogni struttura possono essere ospitate dalle 4 alle 80 persone. E’ palese – prosegue Gravina- che le prospettive offerte dallo Sprar erano completamente diverse e più monitorate. Adesso si rischia seriamente di ammassare tanta gente in uno stesso palazzo e potremmo ritrovarci con 70 o 80 persone che non sanno che fare. E i rischi sociali non possono che aumentare”.

 

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