C’è una luce che brilla in “Vicini alla terra“, l’ultimo libro di Silvia Ballestra (Giunti, 140 pagine, 12 euro). Quella stessa luce che conosciamo tutti, nei momenti più difficili: la speranza, la voglia di vivere, la passione che riemerge all’improvviso, spesso appigliata alle piccole buone cose ignorate magari quando tutto va al meglio. È un libro che parla del terremoto, dunque funestato da drammi, morti, dolore. Eppure il timbro della scrittrice marchigiana affiora con evidenza, nonostante il tono sobrio, forse per il contrasto che si registra con la triste vicenda narrata che ha sconvolto l’Appennino Centrale a partire dal 24 agosto. La tensione di “Vicini alla terra“, come spesso si legge nei libri della Ballestra, sfocia in una vena ottimistica: come se valga sempre la pena di vivere appieno la vita. Nonostante tutto. Nonostante il terremoto.

La luce di “Vicini alla terra” ha origine da tante storie di animali, e quindi di persone, improvvisamente investite dal dramma del terremoto: “Storie di animali e di uomini che non li dimenticano quando tutto trema“, recita il sottotitolo del libro. Gran parte della narrazione racconta le azioni dei volontari dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali) alle prese con il tentativo di salvare gli animali domestici dispersi o sotto choc.

Emblematico il primo capitolo, quello dove la Ballestra è più narratrice che cronista: si racconta di una gita della scrittrice stessa, durante l’estate 2016, assieme alla famiglia, dall’Adriatico a Castelluccio di Norcia, con la Salaria bloccata da un Tir ribaltato, e quindi il viaggio di ritorno diventa un’arrampicata proprio nelle strade del Monte Vettore, montagna simbolo dei Sibillini e, purtroppo, del terremoto. La fioritura di Castelluccio, l’afflusso di turisti e un pranzo con ricotta e miele: “In questi giorni di fiorita Castelluccio sembra via del Corso durante i saldi ma è sempre bellissimo. Mancano i tour con i giapponesi e siamo a posto. Ma succede solo due settimane l’anno“. Ecco che quel noi, adoperato per indicare la famiglia, arriva a Preci, tra comitive di boy scout, e si ferma all’abbazia di Sant’Eutizio.

Il primo capitolo è un breve abbaglio di felicità, anche se già velatamente minacciata. Perché si arriva “alle 3.36 del 24 agosto“. Dalla luce alle tenebre. Così “Vicini alla terra” vira verso la sua parte più oscura, complici poi le successive, devastanti, scosse del 26 e 30 ottobre. L’amico di Montemonaco che dice “è come se ci fosse caduto in testa un meteorite“, e quindi “il silenzio che cala sul terremoto, dopo una sola settimana, è inquietante e incomprensibile“. Eppure c’è una terra da raccontare, luoghi già solitamente remoti e definitivamente a rischio di oblio dopo il sisma. Perché rischia di non esserci più nulla, oltre che le macerie.

Quel nulla si sconfigge con il racconto, la testimonianza, e anche con la scrittura. Ecco allora affiorano le storie degli animali, sulle tracce dei volontari e delle persone che, persi i propri cari e venute giù le case, implorano, almeno, di riabbracciare il loro gatto, o il cane: “Lola sarà, per lui che l’ha cercata, una cara presenza in quel lutto terribile. L’ultima, piccola parte che rimane della sua famiglia“.

Perché? “Un animale riempie la vita, completa quella parte in noi che sente sempre il bisogno di amare, coccolare, essere amati e cercati” dice Franca, una delle volontarie dell’Enpa. Così “Vicini alla terra” accompagna il lettore con la gatta Gigia e la sorella Carina, la cagnolina Lola, scomparsa dal Palazzetto dello Sport di Amatrice e di seguito altri episodi, che riempiono i brevi capitoli del libro, con il cane di Claudio, il gatto di Marco, e tanti altri.

Un animale domestico è, appunto, domestico. Della casa, della famiglia“. Proprio questi protagonisti indifesi, raccolti col pelo arruffato e lo sguardo smarrito dopo giorni d’abbandono, curati e in qualche caso così indeboliti da arrendersi, diventano l’emblema del terremoto, delle case e delle famiglie: molte distrutte, molte ferite, tante ancora che hanno voglia di ricominciare.

I diritti d’autore di Vicini alla Terra saranno destinati sotto forma di materiale didattico alle scuole dei centri colpiti dal terremoto.

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