ROMA – Dopo la forte scossa del 30 ottobre in Italia centrale, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia torna a fare chiarezza. Anche se non ce ne sarebbe bisogno, sebbene le informazioni siano preziose. Ma purtroppo ce n’è bisogno, visto che per ogni nuovo forte terremoto, la vecchia polemica torna a correre sul web: magnitudo abbassata, sballata, manipolata dal Governo per non pagare i danni.

L’Ingv aveva già chiarito in una nota del 26 agosto che la magnitudo non è utilizzata per il risarcimento dei danni prodotti dai terremoti e che per questo scopo in passato sono stati utilizzati i valori di intensità calcolata sulla base della Scala Mercalli-Cancani-Sieberg. Concetti ribaditi anche oggi nel comunicato che l’Istituto ha rilasciato per spiegare come stavolta sia arrivato a valori differenti di magnitudo, non solo rispetto ad altri siti internazionali, ma tra loro.

Per buona pace dei “detrattori”, il terremoto del 30 ottobre alle 7.40 ha avuto magnitudo Richter ML 6.1 e magnitudo momento Mw 6.5.

L’Ingv utilizza entrambe le magnitudo: la magnitudo locale Richter (ML) perché è molto rapida da calcolare e abbastanza affidabile per i terremoti fino al 6° grado; la magnitudo momento (Mw), perché fornisce una stima più accurata dell’energia rilasciata dal terremoto, risultando quindi più adatta per i più forti, dove la minima variazione di valori potrebbe fare una grande differenza.

“La magnitudo Richter ML si calcola in pochissimi minuti e si comunica al Dipartimento della Protezione Civile dopo 2 minuti e alla popolazione tramite web e social media entro 30 minuti (in media dopo 12 minuti) – precisa l’Ingv – I valori preliminari di magnitudo, basati su dati incompleti ma disponibili già dopo pochi minuti dal terremoto, possono differire dalla magnitudo definitiva (fino a circa 0.5), ma sono indispensabili per scopi di protezione civile. Nei minuti successivi vengono aggiornati con stime più accurate non appena sono disponibili nuovi dati. La magnitudo Richter ML è ottenuta a partire dall’ampiezza massima delle oscillazioni registrate da un sismometro standard, chiamato Wood-Anderson, sensibile a onde sismiche con frequenza relativamente elevata di circa 0.8 Hz. Questo metodo funziona abbastanza bene per i terremoti con magnitudo inferiore a 6.0“.

I terremoti più forti invece emettono una quota consistente di energia a frequenze più basse di 0.8 Hz, che pertanto “sfuggono” al sismografo Wood-Anderson, il quale non riesce a rappresentare tutta l’energia liberata dal terremoto e restituisce valori di magnitudo Richter ML molto simili per i terremoti dove la magnitudo momento Mw è maggiore di 6, come nel caso di ieri. Dove però c’è bisogno della massima precisione, e non solo di velocità nel trasmettere i dati per esigenze di sicurezza.

Per calcolare la Mw si deve analizzare una porzione molto lunga dei sismogrammi a larga banda, in modo da considerare tutta l’energia emessa e dare così un valore più realistico. Per far questo si deve aspettare la registrazione di tutto il segnale sismico alle varie (tante) stazioni della Rete Sismica Nazionale e analizzarle. Questo comporta dei tempi più lunghi, non compatibili con gli scopi di protezione civile e con il desiderio del pubblico di avere una informazione immediata. Ieri mattina dopo 2 minuti abbiamo fornito telefonicamente al Dipartimento della Protezione Civile, una prima stima del valore della magnitudo ML pari a 6.1, specificando subito che il valore corretto sarebbe stato più alto e comunicato a breve. Questo valore è stato anche reso pubblico sul sito INGV 18 minuti dopo l’evento sismico. Nei minuti successivi al terremoto è stata poi calcolata una prima stima della magnitudo momento Mw ottenendo un valore pari a 6.5 che è stato rivisto e confermato nelle due ore successive all’evento”.

Ad esso si è arrivati utilizzando molti dati, ottenendo una corrispondenza molto buona tra quelli osservati e modellati. Si tratta insomma di un valore ben calcolato, per nulla inficiato dalle stime differenti fornite dagli istituti internazionali (USGS 6.6, GFZ 6.5, CSEM 6.5), che essendo misure di un parametro fisico sono affette da incertezze, dovute all’utilizzo di metodi, stazioni sismiche e modelli della crosta terrestre diversi.

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