Da sinistra Sergio Ciccoli (batteria) e Christian Bartolacci (voce) degli Scala Mercalli

Da RIVIERA OGGI 1093, in edicola dal 10 al 16 ottobre

FERMO – Ventiquattro anni e sentirli. A parecchi decibel, nel nome del rock. La band fermana classe ’92 vuota il sacco e insieme al videoclip “Hero of Two World”, appena pubblicato, ci presenta l’ultima fatica New Rebirth, che ha visto la luce nel 2015 sotto l’etichetta spagnola AG Records. Terzo album in studio, di una discografia che include anche una raccolta e 3 demo, è un lavoro pieno di energia e di impegno, che fa incontrare temi storici legati al Risorgimento e all’Unità d’Italia, con quelli politici e sociali più attuali.

Gli Scala Mercalli sono Christian Bartolacci (voce), Luca Vignoni (chitarra), Clemente Cattalani (chitarra), Giusy Bettei (basso) e Sergio Ciccoli (batteria). Cinque ragazzi pieni di grinta e passione, che in questi tempi di crisi e divisioni irreversibili, mettono in musica un messaggio chiaro, che ha un po’ l’aria di una sfida: “Quando siamo uniti tutto è possibile”. Un gruppo che definire “metal band” è riduttivo, visto che ha attraversato una generazione. Quasi una “memoria storica” di un profondo cambiamento che ha cavalcato la musica, la società, la politica, il mondo dagli anni ’90 ad oggi. Senz’altro una squadra tosta che, se non è “memoria” in sé, almeno ci aiuta a ritrovarla, oggi che valori come correttezza, onestà e patriottismo rischiano di essere solo parole destinate ad ammuffire nei libri di storia.

“Come è stato possibile arrivare al mondo di oggi, quando in passato abbiamo avuto grandi uomini che hanno dato la vita per la libertà, l’uguaglianza e l’unità del Paese senza chiedere nulla?”, questa è la domanda che scotta, e che ci ripropongono Sergio e Christian, il batterista e il vocalist della band che abbiamo incontrato. Intanto il loro pensiero va a Giuseppe Garibaldi, un modello “salvifico” per l’Italia di ieri e di oggi, che ispira un disco dove l’amore per la musica ed il proprio Paese sono tutt’uno. Ma come in tutte le storie che si rispettino, c’è anche qualcuno da combattere. Se ieri erano i Borboni, nella società complessa di oggi ha più nomi, tra cui spunta quello della nemica giurata della musica italiana, che la band non vuole neanche nominare. E in questo piacevole scambio, ironia della sorte, la “suona” davvero.
Anche più del disco.

Oggi la nostalgia “vende”, tanto che da qualche tempo l’orologio del marketing sta spostando un po’ ovunque le lancette agli anni ’80 e ’90. Voi siete fuori da certe logiche commerciali, ma avete fatto un salto ancora più indietro: nel nuovo video addirittura al 1860.

“‘Hero of Two World’ è la terza clip ufficiale di New Rebirth, il nostro ultimo lavoro discografico, uscito in worldwide per l’etichetta spagnola AG Records a novembre 2015. Solo per l’Italia, l’album è stato anticipato al 18 settembre, anniversario della Battaglia di Castelfidardo, grazie alla quale nel 1860 Marche e Umbria vennero liberate dal dominio dello Stato Pontificio. Similmente abbiamo pubblicato il nuovo video lo scorso 2 ottobre, giorno della vittoria di Garibaldi sul Volturno contro l’esercito borbonico, che contava il doppio degli uomini: fu la battaglia finale della Spedizione dei Mille, che nel 1860 liberò il sud Italia. Nel video abbiamo usato solo immagini della vita di Garibaldi e dei suoi uomini, dagli esordi alla vecchiaia, tratte da dipinti, statue, monumenti storici, e qualche rara foto di fine ‘800. Ciò, per fare risaltare il personaggio, uomo e Generale, e i suoi insegnamenti attraverso il testo. Noi della band siamo presenti solo alla fine, in una foto scattata a Macerata davanti al suo monumento, e lui ne vanta il maggior numero in Italia, tra gli eroi del Risorgimento. Nella clip c’è anche la foto di quando è stato inaugurato: a voi trovarla! ‘Hero of Two World’ è una canzone che racconta la sua storia e lo stesso titolo si ispira a questo grande ‘eroe dei due mondi’, che ha combattuto in Italia e in Sud America. Nel testo c’è una frase per noi molto significativa, ‘everything is possible’: dice che quando siamo uniti tutto è possibile”.

Come ci è finito Garibaldi in un album metal?

“Il discorso di Garibaldi è legato al resto dell’album, che tratta anche altri aspetti del Risorgimento, pur non essendo un concept album. L’ispirazione storica è legata a fatti della vita quotidiana: il tema di Garibaldi e dell’Unità d’Italia è presente solo in alcuni brani, mentre in altri predominano tematiche relative alla crisi sociale e politica nazionale. Quando componiamo musica e testi facciamo anche riferimento alla storia attuale, come è già accaduto nell’album precedente [Border Wild, 2009], e ci domandiamo come sia stato possibile arrivare al mondo di oggi, quando in passato abbiamo avuto grandi uomini che hanno dato la vita per la libertà, l’uguaglianza e l’unità del Paese senza chiedere nulla. Abbiamo assunto il Risorgimento come modello e stimolo per far rivivere ideali e sentimenti che oggi purtroppo sono andati persi. Per esempio, ‘Still United’ è una delle canzoni dell’album che tratta di come oggi dobbiamo essere noi stessi l’esempio affinché si torni ad essere uniti, come hanno fatto tutti i grandi condottieri della storia, Garibaldi compreso, che seppe unire tutto il popolo italiano da nord a sud, grazie al suo esempio di correttezza, onestà e patriottismo”.

Il tema del Risorgimento non a caso è presente anche nel primo videoclip dello scorso anno: qual è il vostro messaggio?

‘Time for Revolution’ fa luce sul legame tra esso e i moti rivoluzionari dell’epoca, in analogia con i problemi sociali e politici odierni. Lo abbiamo girato in una villa ottocentesca del Lido di Fermo, e vuole essere uno stimolo a ribellarci in maniera unita contro chi gestisce il nostro Paese in maniera così catastrofica, in un certo senso, come è già accaduto nel periodo pre-unitario. Il nostro messaggio è incitare il popolo ad una rivoluzione culturale, sociale e politica, prima che si arrivi ad un punto di non ritorno. E cioè, ad una rivoluzione violenta”.

 

Non vi è sfuggita nemmeno la Battaglia di Castelfidardo. Qui con il video musicale vi siete superati: davvero vi siete arrampicati su un monumento?

“Il secondo video ci ha rubato parecchie energie, ma ne è valsa la pena perché è stato molto apprezzato. Racconta la storica Battaglia del 18 settembre 1860, che dà anche il titolo alla canzone [September 18, 1860]. Lo abbiamo ambientato in città, sul monumento nazionale dedicato ai caduti, dove Christian [il cantante] è proprio salito. Questo è stato possibile grazie al prezioso supporto delle istituzioni locali e del Comune, che ci hanno permesso di entrare per effettuare le riprese, nonostante sia normalmente inaccessibile al pubblico”.

Voi siete nati nel 1992, avete attraversato una generazione. Come vi siete evoluti musicalmente e quali cambiamenti significativi avete riscontrato da allora?

“Nei precedenti lavori abbiamo trattato temi meno storici e più attuali, legati alla vita quotidiana e sociale, e persino tematiche fantasy agli esordi. Quest’anno tra l’altro ricorre il XX anniversario di ‘Hellbringer’, il nostro primo demo-tape che uscì nel 1996, ispirato al personaggio di Caronte della Divina Commedia.
Una differenza tra i primi anni ’90 e oggi è che la nostra attività live è andata via via crescendo. Così siamo passati dal suonare nei pub e piccoli locali – cosa che facciamo tuttora – a palchi più importanti, in Italia e all’estero, come band di supporto ad artisti internazionali molto famosi, tra cui Tarja (ex Nightwish), Wasp, Exodus, Blaze (ex Iron Maiden) e Lacuna Coil, nel 2004 a Civitanova Marche. Ma sebbene nel tempo la scena italiana sia cresciuta quantitativamente e qualitativamente a livello di artisti, purtroppo negli ultimi tempi è peggiorata rispetto agli anni ’90, quando si dava più spazio ai gruppi che proponevano brani inediti e originali. Oggi dominano le cover band: un fatto che imputiamo alla cattiva informazione e alla brutale diffusione pilotata della musica“.

Chi è il nuovo Caronte, che traghetta i musicisti italiani all’Inferno?

Nel nostro Paese esiste un organo platealmente mafioso, ma legalizzato dallo stato, che fa sì che la musica sia gestita solo nell’interesse dei pochi cantautori italiani, che casualmente – diciamo così – sono soci di maggioranza di un ente che non vorremmo neanche nominare: la Siae. Il problema si riflette in questo modo in maniera letale, a volte anche fatale, sugli artisti e le band emergenti, che continuano a pagarne le conseguenze. L’esempio più plateale è offerto dalle modalità di gestione dei principali programmi televisivi e radiofonici, che promuovono solo un certo tipo di musica, per corrispondere i diritti d’autore solo agli artisti Siae. Questo ente riscuote da suddetti programmi ingenti somme, che però vanno solo agli artisti mandati in onda, tagliando fuori tutti gli altri generi musicali che non fanno guadagnare i suoi ‘protetti’ e i soci di maggioranza”.

Avete avuto delle conseguenze dirette?

“Potremmo parlarne per ore, ma ci limitiamo ad un esempio significativo. Mentre noi, come altre band underground italiane, non riscuotiamo più da molti anni i diritti Siae che ci spetterebbero, ci sono persone che se ne sono ampiamente avvantaggiate, come Gino Paoli. L’ex presidente Siae è rimasto in carica per molti anni e oggi sta subendo un processo per aver riscosso in nero oltre 2 milioni di euro, con un’evasione fiscale di almeno 800 mila euro accertati”.

Ci sono compensi per i dirigenti, ma non per chi lavora onestamente e li mantiene. In Italia è la regola.

“Questa grave situazione è dovuta al fatto che la stessa Siae ha un deficit di milioni di euro. Inoltre annulla, con le scuse più assurde, e a nostro avviso illegali, i borderò, ossia i contratti di prestazione che una band stipula ad ogni concerto, maturando una quota di diritti. Che però non saranno mai corrisposti”.

Nessuno controlla il controllore. Altra vecchia storia.

“Purtroppo quando un musicista compila il borderò, spesso questo viene annullato se non è redatto perfettamente. E così, invece di remunerare gli artisti che detengono i diritti delle canzoni, i soldi dei contratti ritenuti non validi finiscono nelle tasche dei soci di maggioranza. Per esempio in zona ci sono radio che non hanno mai compilato un borderò e pagano un forfettario annuale all’ente, che però non andrà mai agli artisti, dato che non è mai stato compilato e che la Siae non lo richiede per convenienza”.

Il pubblico nostrano come risponde al rock e al metal?

“Qui abbiamo suonato ad Ascoli, San Benedetto e Cupra, trovando una scena musicale che fa fatica ad avere un supporto adeguato. Gli spazi per le band inedite stanno diminuendo e tutta la scena italiana ne risente. Il rock e il metal nel nostro Paese stanno subendo lo stesso destino, nonostante l’alta qualità delle nostre band, che non hanno nulla da invidiare a quelle internazionali più conosciute”.

 C’è una via di fuga da questa situazione?

“Se ne può uscire solo tornando a divulgare la musica in maniera più completa e ampia attraverso i media, come succedeva a metà degli anni ’80 e nei primi anni ’90. E per fare questo, uno dei primi ostacoli da eliminare si chiama Siae”.

Voi non l’avrete eliminata “fisicamente”, però intanto avete offerto un esempio coerente passando ai fatti: dandole il benservito e pubblicando il vostro ultimo lavoro discografico sotto un’etichetta estera.

“La crisi musicale italiana si riflette anche sulle nostre case discografiche, che fanno sempre più difficoltà ad investire nelle band emergenti. Così per produrre New Rebirth, ci siamo rivolti alla spagnola Art Gates Record, che ci ha offerto delle condizioni molto più vantaggiose”.

Esportiamo ottimi musicisti, però ne scoviamo altri nei talent tv grazie ad Arisa. Un affare.

“Il problema del rock fuori dai confini nazionali è senz’altro meno forte che qui, anche se le band sul mercato sono numerose. Lo abbiamo sperimentato direttamente durante il nostro tour all’estero, dove divulgano la musica in generale in maniera molto più completa, e dove il rock e il metal ricoprono uno spazio importante. Per esempio ai nostri concerti incontravamo persone di tutte le età, mentre in Italia l’età media di chi ascolta musica rock sta diventando sempre più matura ed il ricambio generazionale è molto basso. Questo perché i ragazzi più giovani tendono a seguire le mode dettate dai mass media, pilotati solo a favore di pochi artisti. La Siae come monopolio musicale esiste solo in Italia ed è considerata illegale dall’Europa. Anche il famoso bollino è una tassa illegale, che esiste solo qui”.

Chiudiamo il cerchio e torniamo a Garibaldi: oggi combatterebbe la Siae?

“Sicuramente passerebbe la maggior parte dei suoi dirigenti alla baionetta”.

A sentire gli Scala Mercalli, qui il rock è ancora “materia oscura”. In compenso le idee sul “nemico” sono molto chiare. Ma tanto, prima che San Benedetto diventi la nuova “capitale del Metal”, c’è tutto il tempo per vincere la battaglia contro i “nuovi Borboni”. Lunghi anni.
Se il disco è profetico, milleottocentosessanta.

NEW REBIRTH (2015)

Track-list
1 – The Long March – 2:26
2 – September 18, 1860 – 4:20
3 – Nightmare Falls – 4:44
4 – All the Children are Disappeared – 4:34
5 – Time for Revolution – 4:34
6 – Eternity – 4:45
7 – Hero of Two Worlds (Giuseppe Garibaldi) – 4:46
8 – Face My Enemy – 4:25
9 – The Undead – 4:11
10 – Spit on My Face – 3:59
11 – Last Leaf – 6:32
12 – Still United – 5:13
13 – The Flag – 0:31

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Info e contatti
contact@scalamercalli.com
sito e pagina facebook Scala Mercalli

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