ROMA – A distanza di giorni dal sisma che il 24 agosto ha spezzato il cuore dell’Italia centrale, le abbiamo viste, lette e sentite davvero tutte: da certi pessimi servizi “giornalistici” che hanno spettacolarizzato una tragedia, calpestando dolore e dignità umana con domande e riprese inopportune, alla “vendetta” del Karma spiegata dall’ultimo filosofo della Scuola del Grande Fratello; dai selfie davanti alle rovine del fidanzato del politico di turno alle pose da top-model sulla porta di casa, in caso di sisma e demenza (l’ultima già accertata).

Chi aveva un pulpito nel deserto, ma cercava l’occasione per riempirlo in fretta, non ci ha pensato due volte a “dare fiato” alla tastiera, anche a costo di peccare di originalità, scagliando nello spazio cosmico invettive contro immigrati o politici, fino a rispolverare la storia che il Governo manipoli i dati del terremoto, similmente al 2009 (L’Aquila) e al 2012 (Emilia).

Qualcuno ha tirato in ballo il decreto legge n.59 del 15 maggio 2012, approvato durante il governo di Mario Monti, secondo il quale “al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali” era escluso in certi casi “l’intervento statale, anche parziale, per i danni subiti da fabbricati”.

A distanza di soli 5 giorni (20 maggio 2012), si verificò il terremoto in Emilia, di magnitudo inferiore a 6.2° Richter. Monti firmò un decreto per garantire la copertura totale delle spese per la ricostruzione e il DL del 15 maggio fu soppresso con la Legge n.100 del 12 luglio 2012.

La domanda adesso è: come mai l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) ha attribuito al sisma un valore di magnitudo pari a 6.0, quando tutto il resto del mondo lo ha classificato di 6.2?

Non sappiamo calcolare la magnitudo? Lo Stato manipola i dati pensando che nessuno se ne accorga?

Data la confusione in materia, che il delicato periodo certo non agevola, L’INGV sta continuando a ricevere richieste di chiarimenti sulla misura della scossa avvenuta il 24 agosto alle 3.36.

Il risarcimento dei danni conseguenti ad un terremoto dipende dai suoi effetti, non dalla magnitudo. Questa differenza non è da poco, visto che un sisma di elevata magnitudo che si verificasse per esempio nel deserto, non produrrebbe danni, a differenza di uno meno forte, che invece colpisse un centro abitato.

Per fare chiarezza l’Istituto ha rilasciato una nota con alcune precisazioni, riportate di seguito.

Il valore della magnitudo NON è utilizzata per il risarcimento dei danni prodotti dai terremoti; per questo scopo in passato sono stati utilizzati i valori di intensità calcolata sulla base della scala Mercalli (in realtà la scala Mercalli-Cancani-Sieberg).

Come qualsiasi parametro fisico, la stima della magnitudo è affetta da incertezza. In particolare il valore di magnitudo calcolato dall’INGV è 6.0 +0.3/-0.3

Le stime fornite dall’INGV, dall’USGS e da altre agenzie internazionali rientrano nella variabilità aspettata.

I dati utilizzati e i parametri del modello crostale di riferimento possono differire contribuendo all’incertezza della stima. L’INGV utilizza un modello delle velocità crostali calibrato proprio per l’Italia centrale e una densità di stazioni sismiche maggiore di quello delle altre agenzie internazionali che utilizzano modelli di velocità globali.

Anche L’INGV, utilizzando i modelli globali ed un’altra tecnica di analisi dei dati (RCMT) ottiene un valore di magnitudo pari a 6.2.

Esistono diversi definizioni e metodi di stima delle magnitudo (magnitudo locale, magnitudo momento, magnitudo dalle onde superficiali e di volume, magnitudo durata, ecc.). Queste vengono utilizzate a seconda del tipo di strumentazione che ha registrato le onde sismiche rilasciate dal terremoto e della distanza tra le stazioni e l’epicentro (scala locale, regionale o globale). Per il medesimo evento sismico, dovrebbero fornire stime della magnitudo identiche, ma effettivamente forniscono valori leggermente differenti anche se di norma all’interno delle incertezze di ciascuna stima.

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