Non si può sempre piangere.

Non si può trascorrere una vita intera restando sempre in difesa, senza mai pensare ad attaccare.

Non si possono nemmeno ricordare questi morti, questi morti delle mie montagne, e tornare a strisciare con le lacrime agli occhi e via, è così, obbediremo ancora.

Non si può pensare che la solidarietà personale, cosa buona e giusta, risolva questi giganteschi problemi. Con l’acqua minerale e gli spaghetti si campa un giorno, non una vita.

Non si possono vedere crollare case, morire bambini, donne, uomini, anziani. Non si possono piangere vittime di terremoti, calamità naturali, assistere alla conta macabra, alle necessità di denaro (che “non c’è”), e restare poi impotenti.

Abbiamo ingegneri, architetti.

Abbiamo imprese di costruzioni, valenti manovali.

Abbiamo una tecnologia mai così avanzata nella storia dell’umanità.

Abbiamo ancora pezzi di Costituzione da brandire.

Abbiamo necessità di lavoro come abbiamo necessità di pane e acqua. Ne abbiamo una disponibilità immensa.

Abbiamo tutto ciò che serve per ricreare il mondo nella bellezza.

Abbiamo bisogno di una politica diversa. Una politica economica diversa, certo, ma a partire da una politica del cuore e della mente diversa.

Abbiamo bisogno di gridare in faccia l’orrore per chi, ora, verserà dal tavolo briciole offensive per i nostri morti, e per tutti i morti di tutte le disgrazie, e per tutti i vivi costretti scientificamente ad elemosinare frammenti di dignità.

Abbiamo bisogno – e lo faremo nel nome della nostra dignità di cittadini italiani, se così vorremo ancora sentirci ed essere considerati in futuro, quando altrimenti saremo maledetti per l’ignavia, la codardia e l’incapacità – di disobbedire a tutti coloro che impediranno il compimento in questa nostra Patria della Bellezza e della Giustizia, perché la Bellezza e la Giustizia nel mondo possono aversi solo se saremo capace di batterci qui, ora.

Sappiamo tutti, care amiche e cari amici, cosa si frappone tra noi e la Giustizia. Un potere enorme, ricco e intangibile ci ha privato, giorno per giorno, delle armi di difesa che avevamo ereditato dai nostri nonni, dai nostri padri. Con fatica ci hanno consentito di studiare, di capirli e di sapere. Ma non riusciamo ad agire, non con la compattezza necessaria.

Non è più il tempo. Non è più il tempo perché siamo stanchi di piangere.

Una vita trascorsa a difendersi, nella speranza di perdere con pochi gol di scarto, non vale la pena neanche di immaginarsela per un secondo di più.

Il lutto, la rabbia e la disperazione che ci hanno spaccato in mille pezzi i cuori per la perdita di tante vite innocenti nelle nostre montagne, ci chiedono di agire. Ora. Subito.

Personalmente, prometto di non arretrare di un solo millimetro per onorare questo lutto indelebile. Ma è venuto il tempo non solo di non arretrare, ma di trascinarsi in avanti il più possibile, con quel cuore e quella testa ma soprattutto quel corpo che nessun potere, per quanto immenso, oscuro e corrotto, potrà mai avere.

È poco. Ma è tutto

 

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